giovedì 9 novembre 2017

Ogni giorno


Domande.

Sempre orientate verso un punto lontanissimo ed inesplorato dell’universo.

Sempre e comunque non bisognose di risposta né, tantomeno, della più minima soddisfazione.

Fagocitate dalla successiva.

Sempre più ossessiva.

Sempre più incalzante.

In un susseguirsi si parole che corrono velocissime, come attratte da un enorme magnete, verso quel punto interrogativo salvifico.

Frasi complete all’inizio.

E poi via via moncate delle parole meno forti.

Essenziali.

Anguille impazzite verso quel maledetto “perché” che blocca quella danza da tarantolato lasciandoti sfinito in un angolo, incapace di muovere un muscolo.
I battiti del cuore velocissimi.

Il respiro che contrae in maniera impressionante la bocca dello stomaco.

Lo stomaco colto da fitte dolorosissime.

Aneli la morte.

La chiami.

Ma neanche lei ha attenzioni su di te.

Nessuno mette a disposizione i propri occhi e le proprie mani per liberarti da quel tuo cominciare a muovere i passi di una giornata.

Sono tutti là fuori che aspettano quello che non sei.

Sono tutti là fuori che hanno bisogno di te.

Di quell’altro te bravissimo a far ridere la gente.

Capace di venir fuori da quella pelle distesa in un angolo, a lavar via le lacrime e a portare i battiti a ritmi lenti.

Mentre tu, sepolto sotto un cumulo di panni sporchi e nascosto agli occhi del mondo guardi fuori.

Certo che resterai da solo.

Tra gente che ti prende a pacche sulle spalle.

E fa a gara per mettersi a mangiare a fianco a te.

“Lontano un milione di miglia

Forse ho perso la mia strada

Per aria Walk – Foo Fighters

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