mercoledì 30 agosto 2017

IV EDIZIONE "LO SPORT UN PONTE CON LA PALESTINA"

Questo è il comunicato stampa che cerca di raccontare quello che a partire da oggi sarà il quarto abbraccio in quattro anni consecutivi tra i ragazzi e le ragazze della squadra di atletica di Gerico e la città di Sassari, la Sardegna e il nostro mondo in generale.
Questa è un'esperienza che unisce, abbatte la paura del diverso, e, attraverso lo sport, aiuta a togliere il loro e il noi dall'uso comune e bruttissimo che si fa di questi termini.
Il quarto anno consecutivo, dicevo.
E' sempre bellissimo ma alla fine di ogni edizione quando ci si riunisce o si chiacchiera tra noi ed esce fuori il fatidico "ma lo rifacciamo l'anno prossimo?" è sempre "non ce la faremo mai" la prima cosa che viene in mente.
Le difficoltà le potete immaginare tutte e non vi sto a tediare ma sono tutte ripagate.
In questo momento i ragazzi sono in viaggio e siamo in trepidante attesa.
Vi lascio al comunicato e alle altre info sul programma di questi giorni.




IV EDIZIONE
LO SPORT: UN PONTE CON LA PALESTINA
30 agosto – 12 settembre 2017
Comunicato stampa a cura dell'associazione Ponti non Muri

Sassari accoglie per il quarto anno consecutivo una delegazione di giovani atleti palestinesi provenienti da Gerico (la “Città più antica del mondo”) per uno stage di Atletica leggera, nell'ambito del progetto “Lo sport: un ponte con la Palestina”, organizzato dall'Associazione “Ponti non Muri” in collaborazione con il “Centro Universitario Sportivo CUS Sassari” e la Società Sportiva “Shabab Ariha” di Gerico.
Ancora una volta la Palestina abbraccia la Sardegna per dare vita ad un gemellaggio, all’insegna dei valori dello sport, tra realtà e culture differenti. Dopo l'esperienza positiva degli ultimi tre anni, si replica la manifestazione che permetterà ai ragazzi di Gerico di partecipare ad allenamenti quotidiani e gare regionali nella nostra splendida Isola.
La Società sportiva Shabab Ariha, (“I giovani di Gerico”) che fa parte della Federazione Palestinese di Atletica leggera, è composta da trenta tra ragazze e ragazzi. I protagonisti di questa edizione saranno le atlete Malak Shamali (13 anni) e Nada Ghrouf (15 anni), gli atleti Mohammed Barameh e Mohammedh Saradih (entrambi di 16 anni) accompagnati da: Murad Moghrabi (19 anni) nella doppia veste di atleta e di traduttore dall’arabo all’italiano, dal loro allenatore Mamoon Balo e dal rappresentante del Comune di Gerico, l’ingegnere Mohammed Isayed.
Nei 13 giorni di Stage, che si svolgeranno a Sassari con puntate a Ploaghe, Alghero e Nuoro, i ragazzi saranno seguiti costantemente dai due tecnici del CUS Sassari, Giorgio Fenu ed Elisabetta Pinna.
Quest’anno i ragazzi avranno la possibilità di allenarsi nella Pista dello Stadio dei Pini “Tonino Siddi” di Sassari recentemente riaperto al pubblico e saranno protagonisti di un ricco programma di allenamenti e gare che arricchiranno la loro esperienza sportiva e non solo.
Infatti lo sport è solo il collante di una serie di eventi sociali e scambi culturali con varie associazioni in tutta la Sardegna, che permetteranno ai giovani palestinesi di assaporare, anche se solo per qualche giorno, cosa significa vivere in un paese libero.
Dall’altra parte chi desidera conoscere di persona e sostenere questi ragazzi potrà ascoltare direttamente dalla loro voce che cosa significa vivere in una condizione di segregazione e occupazione militare permanente.
Tra gli Enti che hanno concesso il Patrocinio al progetto ci sono l’Università di Sassari, la Presidenza del Consiglio Regionale della Sardegna, il Comune di Sassari, il Comune di Gerico, il Comune di Ploaghe, l’ISPROM – Istituto di studi e Programmi per il Mediterraneo, l’ENDAS Sardegna e la Federazione Palestinese di Atletica Leggera.  
Lo Stage rappresenta solo una parte del più ampio progetto, “Lo Sport: un ponte con la Palestina” portato avanti dall’Associazione “Ponti non muri”(www.pontinonmuri.it), da anni in prima linea per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni di vita in Palestina, condizioni critiche che non risparmiano neanche atleti e società sportive. Assenza di strutture e attrezzature adeguate rappresentano la normalità in Palestina, insieme al fatto che viene costantemente impedita l’introduzione di materiale sportivo da fornire alle squadre.
Le difficoltà logistiche e di spostamento, per una società sportiva palestinese che si appresta a recarsi all’estero, sono incredibili. Infatti la Palestina è chiusa in gran parte da un muro di separazione lungo 750 km e alto fino a 8 metri, simbolo dell’isolamento e dell’occupazione che limita nei movimenti le persone che si devono recare non solo all’esterno del paese, ma anche tra una città e l’altra. In questo scenario si può solo immaginare quali possono essere le difficoltà ad organizzare un qualsiasi evento sportivo, gara o campionato.
Questo stage quindi assume una doppia valenza: sensibilizzare più persone possibili sulla condizione palestinese e offrire un’opportunità di crescita e consapevolezza ai giovani che partecipano all’evento.
La vita quotidiana dei ragazzi continua ad essere messa a repentaglio da check-point pressanti e sempre incombenti, retate notturne che li prelevano dalle loro case per imprigionarli senza accusa formale e trattenerli senza limiti di tempo, sottoporli a trattamenti umilianti, spesso torture. Libertà di movimento ridotta all’osso, impossibilità di invio e consegna di attrezzature sportive, attentati contro atleti: in questa situazione lo sport, che vuole promuovere i suoi valori di solidarietà, rispetto degli altri, democrazia e cittadinanza deve saper denunciare l'oppressione. Difatti, mentre si assumono nette posizioni per punire senza equivoci il razzismo dei tifosi, le federazioni internazionali non sembrano capaci di essere egualmente coerenti nei confronti del razzismo profondo e strutturale subito dai Palestinesi.
Il movimento delle società sportive palestinesi verso l’esterno, ma anche nella stessa Palestina (Gaza compresa) e delle squadre estere (in particolar modo provenienti dai paesi arabi) verso l’interno del Paese è limitatissima. Le squadre locali non possono muoversi e agire liberamente all’interno dei loro confini e sono sottoposte a restrizioni e violazioni da parte delle autorità israeliane (per quanto riguarda il calcio in netta violazione della Circolare FIFA n. 1385). Viene fortemente limitata la libertà di movimento di atleti, allenatori e arbitri (ed è quindi impossibile stilare un calendario di incontri fra squadre locali). Per esempio, nell’aprile 2017 è stato negato a 100 atleti palestinesi (fra cui addirittura un atleta palestinese olimpionico, partecipante alle Olimpiadi di Pechino del 2008) il permesso di recarsi da Gaza a Betlemme per partecipare alla “Maratona di Betlemme per i Diritti Umani”, con il pretesto di problemi di “sicurezza”.


***

COLLABORATORI DELL'EVENTO:

- Associazione HumaniorA - Laboratorio Letterario e Musicale
- Associazione NoiDonne2005
- Collettivo studentesco, Alghero
- “ResPublica”, Alghero
- Associazione “Afrikalghero”
- Atletica Ploaghe ASD
- Triathlon Team Sassari
- Associazione sportiva “Mudder Inside ASD”
- Podistica solidarietà, Roma
- Associazione “Progetto Farfalla Nuoro”
- Associazione “Casa delle Fate”
- Palestra Planet Fitness
- Kiness di Marco Angius
- Training Pro di Fabrizio Baralla
- Piscine Arcobaleno
- AQUA – SPA e Benessere
- DE Impianti
- Trabalzini Materiali Edili
- D&C di Dino Concu
- N.M. Costruzioni
- Caffetteria Solìn
- Ristorante L’Ultimo Piano
- Canale 12

PROGRAMMA
“LO SPORT: UN PONTE CON LA PALESTINA”
(Sassari, 30 agosto – 12 settembre 2017)


Mercoledì 30 agosto
22.35 - Accoglienza in aeroporto

Giovedì 31 agosto
11.00 - Visita al punto vendita “Training Pro” di Fabrizio Baralla
16.30 - Primo allenamento atletica “Stadio dei Pini – Tonino Siddi” (Sassari)
18.30 - “Visita medico-sportiva” per tutti gli atleti palestinesi

Venerdì 1 settembre
16.30 - Allenamento atletica “Stadio dei Pini – Tonino Siddi” (Sassari)

Sabato 2 settembre
16.30 - Allenamento atletica “Stadio dei Pini – Tonino Siddi” (Sassari)

Domenica 3 settembre - NUORO
Mattina - GARE “Manifestazione su pista Grand Prix”
Sera - GARE “XIII Manifestazione regionale Golden Sardegna”
Al termine - “Diversamente uguali” Incontro con Associazione “Progetto Farfalla” e con  la “Casa delle fate”

Lunedì 4 settembre
10.00 - Incontro con il Sindaco e con la Presidente del Consiglio Comunale di Sassari
13.00 - Visita Stintino – La Pelosa
20.30 - Visita al Laboratorio Musicale HumaniorA

Martedì 5 settembre
16.00 - Allenamento atletica “Stadio dei Pini – Tonino Siddi” (Sassari) con eventuale “Raduno di specialità”
19.00 – Incontro l’Associazione sportiva di corsa a ostacoli “Mudder Inside ASD” (Campo di allenamento di Via Budapest)

Mercoledì 6 settembre
10.00 – Palestra Planet Fitness
16.00 - Allenamento atletica “Stadio dei Pini – Tonino Siddi” (Sassari) con eventuale “Raduno di specialità”
19.30 – Incontro “Donne e Sport” in collaborazione con Associazione NoiDonne2005

Giovedì 7 settembre
16.30 - Allenamento atletica “Stadio dei Pini – Tonino Siddi” (Sassari)

Venerdì 8 settembre
09.00 - Visita guidata al quotidiano “La Nuova Sardegna”
17.00 - Allenamento atletica “Stadio Comunale” di Ploaghe e Incontro con le Autorità

Sabato 9 settembre - SASSARI
10.00 - Visita guidata della Città di Sassari
GARE “Campionati regionali individuali Allievi/E”

Domenica 10 settembre - SASSARI
GARE “Campionati regionali individuali Allievi/E”

Lunedì 11 settembre
09.00 – Visita ad Alghero, Capo Caccia e dintorni
13.00 – Pranzo
17.00 – “Partita di Amicizia” (calcetto) con Collettivo studentesco
20.00 – Incontro su “Lo sport in Palestina: i ragazzi di Gerico si raccontano” in collaborazione con il “Collettivo studentesco”, “Afrikalghero” e “ResPublica”

Martedì 12 settembre
12.45 – Partenza

Curriculum Associazione “Ponti non muri”
L’Associazione Ponti non muri nasce nel 2006 con la finalità di creare un ponte tra la Sardegna e la Palestina e anche altri paesi attraverso linguaggi universali come la musica, la cultura, lo sport. Si è occupata negli anni di realizzare “microprogetti” per sostenere bambini in difficoltà, che vivono in zone di guerra o problematiche (Palestina e Gaza, Chaco in Argentina, Thailandia, India).
Attenzione particolare viene data a ciò che accade in Palestina, terra sotto occupazione da più di sessant’anni, raccontando e informando su quanto realmente succede al popolo palestinese e i danni procurati dalla costruzione del Muro dell’apartheid (alto fino a 8 metri e lungo più di 750 chilometri) che chiude la Palestina (sia la Cisgiordania che Gaza) rendendoli un carcere a cielo aperto.
Le attività in Palestina si svolgono attraverso i 4 progetti fondamentali: 1. Progetto “Sport” per gli atleti della squadra Nadi Shabab Ariha di Gerico, 2. Progetto “Adozioni a distanza” dei bambini della Crèche di Betlemme, 3. Progetto “Ricamo” per le donne di Betlemme, 4. Progetto “Sapori” per i giovani di Gerico.
Le attività in Sardegna prevedono l’organizzazione di attività culturali e di informazione su tematiche inerenti la Palestina, presentazioni di libri, convegni e seminari, proiezioni di film e documentari, borse di studio, pubblicazione di CD musicali, libri e riviste, concorsi e concerti a tema e attività di raccolta fondi, oltre ad ospitare ormai da quattro anni lo stage sportivo di atletica leggera “Lo Sport: un ponte con la Palestina”.

***
CONTATTI

Associazione “Ponti non muri”

E-mail: pontinonmuri@yahoo.it
Facebook: Ponti non Muri

Per aria The sun of love - Rim Banna

mercoledì 26 aprile 2017

Cosa resta poi?



Cosa resta poi?

Di tutte le cose che hai fatto o che potevi fare.

Dei pianti e delle risate.

Del dolore provato e di quello provocato.

Delle paure, degli entusiasmi, delle attese, delle occasioni perse, dei sogni realizzati.

Cosa resta?

Delle illusioni appese, delle disillusioni, delle cose inaspettate.

Dei “dove sei ora?”, “cosa fai?”, “mi pensi?”

Del tempo che non passava mai, che non bastava mai e del tempo fermo.

Dei viaggi fatti per lasciare pezzi di cuore appesi nel mondo e della voglia di tornare o di non tornarci mai più.

Cosa resta poi?

Degli errori commessi e di quelli di cui sei stato vittima.

Della violenza gratuita e di quella per soddisfare un prurito.

Degli amici morti e di quelli lasciati morire dentro di te.

Degli amori morti e di quelli lasciati morire dentro di te.

Cosa resta?

La speranza che non sia tutto finito?

La frustrazione che lo sia?

Il fallimento di qualcosa di passato che non torna?

La vittoria di qualcosa di passato che non torna?

Tutto, un poco o niente?

A volte mi chiedo se è possibile tornare sui propri passi per vedere se.

A volte mi chiedo se qualcuno pensa di tornarci sui propri passi per vedere se.

Chissà che cosa poi?

“andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,
continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai”


Per aria Verranno a chiederti del nostro amore- Fabrizio De Andrè

martedì 11 aprile 2017

Domandando

Cosa succede quando un pensiero ricorrente viene disturbato?

Soppiantato.

Messo via.

Forse non era così importante?

O la relatività delle cose governa tutte le nostre paturnie?

Eppure è così naturale.

Perché allora non possiamo metter via un pensiero ricorrente senza aver bisogno che ne vengano altri.

Così?

Per mero istinto di sopravvivenza.

Perché tutto questo bisogno di arrovellarci?

Ma saremo coglioni?

Per aria  Disappointed - Public Image Ltd


mercoledì 22 marzo 2017

Equilibrio?



Non possiamo sempre chiederci perché

Non possiamo sempre far finta che non esista un perché

Equilibrio, cazzo.

Esiste un tempo per i perché

Non è quello che crediamo sia quello giusto.

Nel momento in cui accade qualcosa sia presi dalla frenesia di capire perché sia successa, se potevamo fare qualcosa per impedirla, se ne avessimo avuto sentore, fino al punto in cui ci sentiamo vittime di qualcosa di inspiegabile, che è fuori dalla nostra portata, fuori dalle nostre azioni e inazioni. Ci spacchiamo l’anima, il cuore, la gola, meditiamo suicidi, omicidi, colpi di testa o di coda, cerchiamo, svuotiamo cassetti e armadi senza rimettere a posto, diamo di stomaco, non mangiamo, beviamo, pisciamo di fuori, non ci laviamo, non ci sbarbiamo e lo urliamo, lo diciamo, lo sussurriamo, lo pensiamo a raffica sto cazzo di perché.

Ma non è il momento giusto

Esiste un tempo per i perché

Quando siamo invasi dallo sgomento i potenziali portatori del BECAUSE sfuggono, hanno paura di noi, sanno benissimo che esprimere la risposta sarebbe come buttare ettolitri di benzina su un esserino incandescente. Al massimo ci dicono frasi tipo “è stata tua la colpa e allora adesso che vuoi?” fino a pentirsene perché come dei bimbi piccoli che stanno scoprendo il mondo li attacchiamo con un bel “perché?”. E poi ci arriva addosso anche il senso di colpa che siamo stati noi a provocare l’accadimento funesto, anche se non abbiamo capito il perché.

Non possiamo sempre chiederci perché

Non possiamo sempre far finta che non esista un perché

Equilibrio, cazzo.

E arriva il punto dello sticazzi, non puntualissimo, per carità, ma il tempo sa fare il suo dovere, per chi più per chi meno, anestetitizza le cose, blocca la rabbia, fa in modo che succeda qualcosa di altro, ti fa incontrare gente, fa in modo che qualcuno ti apprezzi più di quanto ti succedeva o che ti faccia incazzare. Insomma mette via. Succede anche che ti fa dimenticare i perché, che devi fare grandi sforzi di memoria per ricordare, che ti fa sorridere al pensiero di quanto eri stato coglione a soffrire in quel modo, ma…

Non possiamo sempre far finta che non esista un perché

Equilibrio, cazzo.

Ma è proprio questo il momento di chiedersi se quel cazzo di perché avesse risposte plausibili, a mente serena, a situazioni di dolore azzerate, a “mi ritorni in mente” e non sento più niente. Siamo freddi, possiamo scavare tutto senza avere reazioni insensate, senza aver paura di tornare ad abbracciare il cesso. Scoprire per evitare nuovi scivoloni. Cazzo sarebbe straordinario, come utilizzare una macchina del tempo per modificare il nostro modo di vivere le cose da adesso in poi.

Stai zitto. Fermati. Perché? Da un equilibrio rotto all’inizio a uno riparato alla fine dici? Si, più o meno, figo no? Per non godersi più nulla di nuovo? Beh dai non proprio. Per avere risposte vecchie su realtà nuove? Mmmmm. Per dare soddisfazione al nostro ego ferito? …

Non è detto che sia esistito mai il perché che cercavi

Ricordi quella notte che passasti da solo camminando?

Ricordi come stavi quando ascoltavi questa canzone e stavi zitto con la faccia contro il finestrino?

Perché non hai fatto qualcosa quando potevi?

Chessò mandare affanculo tutti.

Come?

Non capivi perché?

A cosa ti serviva?

Perché lo cercavi?

Equilibrio?

Ahahahaha ma vaffanculo tu e l’equilibro!

Per aria Collapse The Light Into Earth - Porcupine Tree





mercoledì 8 marzo 2017

Nessuna pietà




Non so più scrivere.

E’ come se la fantasia fosse sparita o, meglio, ingabbiata.

Sento sbattere colpi fragorosi contro un guscio di gomma.

Parole urlate senza capirne il significato.

Ma non ho pietà per loro.

Mi guardo quella mano che stancamente aspetta per dar voce.

La paralizzo in un pugno.

Chiuso.

Serrato.

Ad attendere un bersaglio da colpire.

Così, senza dare spiegazioni.

“I took out my pen and pad and set to write my manifesto
it was a one line poem said don’t let nothing ever get you low”


Per aria Manifesto - Graveyard Lovers

lunedì 30 gennaio 2017

Vanni



Ho un tarlo.

Vorrei cercare di capire perché esistano persone che ribaltano i problemi scaricando odio generalizzato verso una categoria umana diversa dalla propria.

Questo vorrei farlo a mente libera, senza preconcetti, cercando di infilarmi nei panni di uno e un solo individuo.

E poi vorrei cercare di capire perché esistano persone che da questo traggono la linfa vitale per porsi come capo banda di costoro, carpendo disagio, difficoltà e paure spesso ingiustificate, mescolandole insieme e innescando bombe pericolosissime a vantaggio della propria popolarità e fame di potere.

Questo è più semplice anche se è impossibile farlo a mente libera perché i preconcetti li creano loro stessi, per naturale esistenza in vita.

Ecco.

Provo a infilarmi nei panni di un uomo medio dell’alta Italia, magari operaio e con moglie e due figli a carico, di basso livello di cultura e mi chiamerò Vanni (perché è giusto chiamare la gente per nome e non per classe sociale o per idee politiche).

---

Mi presento.

Il mio nome è Vanni, ho 50 anni, due figli di 16 e 12 anni e una moglie di 47.

Lavoro come operaio in una piccola azienda edile da ormai 25 anni, prima aiutavo mio padre nell’azienda di famiglia, ma appena ne ho avuto la possibilità ho ritenuto importante andare altrove.

Mia moglie non lavora e fino a qualche anno fa riuscivamo a tirare avanti, magari a permetterci un paio di pizzate al mese, ma ora siamo ridotti al lastrico e ho una paura fottuta che l’impresa presso cui lavoro vada a gambe all’aria.

Ho cercato di capire perché è successo tutto questo. E sono sicuro che la colpa è stata dei governi che abbiamo avuto, che hanno permesso a troppa gente di venire a rubarci il lavoro.

Questa Italia è diventata il bengodi, vedo persone nere girare con gli smartphone mentre noi non abbiamo neanche i soldi per una piccola ricarica.

E se perdessi la casa?

Sono pieno di debiti fatti solo per mangiare e pagare le bollette e non riesco a rientrare.

Ho visto dare case pubbliche a clandestini e lasciare noi italiani a guardare impotenti.

Case pubbliche a clandestini terroristi, capite?

In quelle case progettano attentati o portano tutto quello che rubano nelle nostre case, per non parlare delle loro violenze e della sporcizia e delle malattie.

Ecco, non vorrei che pensiate che io sia razzista.

Pensate che quando avevamo i soldi con i miei amici della parrocchia mandavamo delle offerte a una missione in Congo, per aiutare quei poveri denutriti a casa loro.

Mi vengono i nervi se penso che questa è la ricompensa.

Ho solo una speranza nel cuore.

Spero che Salvini riesca a salire al potere e riesca a mettere in pratica le parole che da tempo sta dicendo e ringrazio gli americani che si sono portati avanti col lavoro facendo Trump presidente.

Scusate ma ora basta. E’ come se avessi l’orticaria. Sento come se un fottuto buonista si fosse infilato nei miei panni e devo assolutamente scacciarlo. Sento che vuole portare il mio ragionamento a un livello che non tollero. Vuole farmi parlare con quel gruppo di clandestini, li chiama fratelli, dice che sono nella merda come me, dice che bisogna essere uniti. Via. Vai Via.

---

Niente.

Io c’ho provato ma Vanni non vuole sentire ragioni.

Per certi versi non ha tutti i torti, peccato abbia mirato su colpevoli sbagliati, peccato che ci sono quegli altri di cui parlavo prima, i capo banda per intenderci, che infuocano e mettono ancora più benzina sul fuoco.

Mi spiace nei panni di costoro non mi ci metto.

Costoro sono colpevoli di qualcosa che è troppo più grande di me e non riuscirei mai a entrarci in contatto.

Con Vanni farei centomila sforzi perché lui in difficoltà ci sta davvero e ci sta il doppio delle volte: per la sua situazione economica e perché è stato fatto strumento per una guerra per poveri.

Vanni è diventato duro di cuore.

Vanni è diventato manganello.

Ma io di biasimarlo non me la sento.

Preferisco sperare in una terra compresa nel sistema solare e ritrovarlo là, a scherzare con quelli che non ha voluto neanche sentire.

Per aria The Land Between Solar Systems - MùM

martedì 17 gennaio 2017

Raccoglierai ciò che hai seminato



Nel rimettere mano ai ricordi si corre il rischio di riaprire ferite cicatrizzate male.

Può essere un errore fatale.

Lo è già stato in fondo.

Sei stato avvisato di non farlo.

Ti è stata messa davanti la morte e l’hai vista e sai com’è.

E soprattutto sai che non ti è piaciuta neanche un po’.

Ma sei qui, hai paura di qualsiasi cosa e il tuo corpo ti spinge in basso.

Ti fa sentire stanco e incapace di muovere i tuoi passi, che siano nel futuro, che siano nel passato.

Se ne fotte, insomma.

Ti convince che devi vivere alla giornata senza entusiasmo e senza farti domande.

Ma a volte ripensi a quel giorno in cui ti hanno presentato la morte.

Cerchi di mettere insieme i fili, di capire i passaggi.

E soprattutto cerchi di capire se quello fosse realmente il trailer della fine di tutto, anche se la realtà delle cose, allora, non dava adito a dubbi.

Cosa facevi quel giorno?

Cosa ti eri messo in testa di fare?

Era una cosa che ti faceva stare bene?

Ti sentivi vivo?

E perché se ti sentivi vivo sei finito disteso verso l’ultimo addio?

Un caso?

Un complotto?

Un avvertimento?

Paura di non farcela?

E ora?

Non è uguale a morte questo tuo incedere nel tempo senza alcuna voglia di essere motivo di cambiamento dall’inerzia assoluta?

Perché non ritentare?

Perché non dare ascolto a quella voce che è entrata dolcemente in contraddizione con tutte le impalcature che ti sei creato?

E’ lì.

E’ bello.

Merita.

Non scrollare quella cazzo di capoccia.

La nebbia non è un muro.

La nebbia è fatta per essere attraversata e per darti la curiosità di andare a vedere quello che allora sembrava visibile ma che era fatuo, simile a morte.

Il tempo sta là.

Lo puoi fermare per un po’.

Ma poi aumenta di velocità per riprendere quello che ha perso.

Sarebbe bruttissimo ritrovarti qui, domani, come oggi, con quella faccia appesa di chi aspetta un miracolo.

Io vado, al ritmo del tempo, ti aspetto quando arriverai a tutta velocità.

Ho speranza in te.

“You’re going to reap just what you sow”


Per aria Perfect Day – Patty Smith

martedì 10 gennaio 2017

Da dove vieni?

Visualizzazioni di pagine per paese

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Svizzera
276

Questa è la classifica per paese degli accessi su questo blog.

Mi fa piacere fermarla ora per vedere chi si riconosce in essa e dove.

O chi vive in un posto che non c’è.


“Where do you come from?
Tell me who you are
Do you come from another world
Or from some distant star?”


Per aria Where do you come from - Elvis Presley