venerdì 17 giugno 2016

Terzo giorno



Avete presente quel lasso brevissimo di tempo che passa tra la fine del sonno e la ripresa di coscienza?

Quello che in genere fa “vivere” un quello che vorrei  che sia, prima che la cruda realtà ritorni a sopraffarvi?

Ecco.

Sentì gli occhi invasi di luce.

Non aveva abbassato le tapparelle la sera prima.

Non ci aveva neanche pensato.

Era troppo buio fuori e dentro di sé.

E sentì i suoni dei clacson delle macchine che si facevano strada nel traffico caotico.

Faceva un caldo infernale malgrado le pale sul soffitto che rovistavano l’aria cigolando stanche.

Odore di chai.

Fame pazzesca.

Si alzò.

Si guardò allo specchio.

Era bellissimo.

E aveva una voglia infinita di fare.

Prese il bicchiere di chai bollente.

Lo strinse tra le mani e lentamente cominciò a scaldarsi lo stomaco.

Beveva e cantava.

Beveva e recitava poesie.

Beveva e scalpitava.

Si spogliò.

Anche solo per qualche minuto aveva bisogno di sentirsi libero da quel sudore appiccicoso tipico dell’afa del bengala.

Non si asciugò.

Perché era impossibile restare asciutti.

Armadio.

Camicia.

Bermuda,

Infradito.

Pronto per andare.

Fu colto per un attimo da un moto di angoscia.

Andare dove?

Tornò per un momento sui suoi passi.

Un attimo solo per fare mente locale.

Si avvicinò alla finestra.

Guardò fuori.

Un casino infernale.

Sorrise.

Rinfrancato dalla “normalità” della sua Calcutta.

Tirò un sospiro.

Pronto a uscire, anche fosse solo per bighellonare.

Si voltò verso il suo letto.

Come attirato da una forza magnetica.

Un urlo gli si strozzò in gola.

C’era il suo corpo apparentemente senza vita.

Bruttissimo.

Lo risucchiò completamente.

Perse i sensi per qualche istante.

Il trillare di una sveglia lo fece trasalire.

Silenzio tombale intorno.

Penombra.

Odore di fenolo.

“Non poteva essere un sogno”

“Non poteva essere un ricordo”

Cercò di alzarsi per andare verso la finestra.

Fece fatica.

E pensare che un attimo prima sembrava un grillo.

Si poggiò sul davanzale, aprì gli occhi.

Si sentì morire dentro.

Alberi, nuvole grigie, nessuna persona.

Tornò a letto.

Poteva solo aspettare.

“Ma cosa?”

“Per quanto tempo?”

Tra l’angoscioso ripetersi dei suoi interrogativi torno a farsi notte.

Il corpo gli concesse in dono una nuova notte di sonno.

L’unico dono che sembrava potesse meritare.

Terzo giorno.


He said, "All things pass into the night."

And I said, "Oh no sir, I must say you're wrong,
I must disagree, Oh no sir, I must say you're wrong,
Won't you listen to me?"

He told me, "I've seen it all before,
I've been there, I've seen my hopes and dreams
lying on the ground.
I've seen the sky, just begin to fall."


Per aria Goodbye Horses – Q Lazzarus

venerdì 10 giugno 2016

Secondo giorno

                                        

Si svegliò nel suo letto, come in un giorno qualunque.

La sveglia rintoccò pochi secondi dopo, quasi lo stesse aspettando, quasi in punta di piedi.

Odore di caffè arrivava da qualche stanza più in là.

Richiuse e si stropicciò gli occhi, quasi a tentare di ricomporre le idee.

“Perché c’era la sveglia puntata se non ho nulla in programma?”

Cercava di scavare in profondità nel vuoto dei suoi ricordi.

“Perché c’è odore di caffè se sono solo?”

Anche negli angoletti della sua memoria era mistero.

“Dove sono?”

In fondo bastava sedersi, girarsi di lato, puntare i piedi a terra e andare verso quell’odore per iniziare a scoprire qualcosa.

Ma la voglia di scoprire qualcosa prima di vederla coi propri occhi era più forte.

Voglia che accompagnata a una bella dose di panico lo convinse a restarsene a letto per.

Si fece forza.

Quanto bastava per puntare la sveglia dodici ore in avanti.

“Se non arrivo a soluzione, se non dovessi ricordare nulla, comunque andrò”

Dove chissà?

Sarebbe stato un altro giorno sprecato.

Sarebbe stato un altro giorno per rimandare la sua fine?

Ma soprattutto dove si sarebbe svegliato stavolta?

Secondo giorno.

“But i'm a creep
i'm a wierdo
what the hell am i doing here
i don't belong here
i don't belong here”


Per aria Creep - Radiohead

lunedì 6 giugno 2016

Primo giorno





“Non ti ricordi più cosa hai fatto ieri
sicuramente niente di importante
niente per me
che andavo di fretta
e io ho dimenticato che ti ho detto prima
quali bugie accuratamente
niente per te”

Era tornato.

Il viaggio che era arrivato alla fine aveva completamente cancellato ciò che era stato di lui prima che partisse.

Non solo i suoi ricordi, ma anche il ricordo che di lui avrebbero dovuto avere.

Non ricordava perché si era allontanato e neanche quando si era allontanato.

Non ricordava neanche perché fosse arrivata in quel posto che nella sua mente chiamava casa.

Le persone che incontrava camminando lentamente sembravano assenti a loro stesse, figuriamoci se pensavano a badare a quello che aveva le sembianze di un forestiero cencioso e, a dire il vero, anche un po’ puzzolente.

E poi c’era un sacco di polvere.

E afa.

Un afa asfissiante e appiccicosa.

Aveva sete.

Ma non aveva intenzione di chiedere da bere.

Aveva paura di dare fiato alla sua voce, rimasta inutilizzata per tanto tempo.

Aveva bisogno di riconoscere qualcuno in mezzo a quella gente che si muoveva verso i propri chissà dove.

Qualcuno di familiare, insomma.

Ma era stanco.

Troppo stanco per continuare a vagare.

Decise che sarebbe stato meglio fermarsi.

Sedersi sotto una qualsiasi ombra capace di dare alla sua vista il più ampio raggio di azione e aspettare, come si aspetta un treno che non si sa se è già passato o ancora deve passare.

Non aveva fretta.

Semplicemente perché aveva dimenticato cosa fosse il tempo che passa.

E non si sarebbe mosso senza un viso che lo illuminasse.

La notte lo colse molto in fretta.

Socchiuse gli occhi.

Sognò, come non gli capitava da quando era andato via.

Figure senza volto che si libravano nell’aria senza peso.

E lui, fermo, impassibile, fissato come un masso a terra.

Chi erano?

Cosa volevano?

Perché non si prendevano cura di lui?

Primo giorno.



“oggi forse lontano da ogni giorno
potremmo risvegliarci e riaddormentarci
senza pensare a domani
in un istante più grandi
come quando
per poco tempo abbiamo visto il fondo
senza pensare a domani
crescendo
oggi è un altro giorno”


Per aria Lontano da ogni giorno – Riccardo Sinigallia