venerdì 26 agosto 2016

Settimo giorno



“C’è di nuovo quella paura
Che passa attraverso l’erba
Va più a fondo
Va attraverso i muri
Cantandomi una canzone
Canta per farmi addormentare
C’è di nuovo quel rumore
Che passa attraverso l’erba
Diventa più forte
Canta per farmi addormentare
C’è di nuovo quel posto
Là, oltre le colline”


“Vai

Cammina senza guardare

Senza pensare

Senza aspettative né timori

Qui non è il tuo posto

Qui è il posto che è servito come via di fuga

Non ti serve più

E a restarci attaccato è solo perversione

Muovi

Un passo alla volta

A non dimenticare

Ma a lasciar andare”

Quella voce lo infastidiva. Ma non bastava urlare o mettere le dita nelle orecchie per non sentirla. Quella voce era dentro di sé. Nelle tempie, nello stomaco.

Era fermo da ore. In un punto. Non aveva dolori. Non aveva piacere. Neanche prurito o necessità di sbadigliare o tossire. Ma aveva gli occhi spalancati che fissavano di nuovo quel posto da cui era stato allontanato, da cui era scappato, da cui non sapeva cosa cazzo fosse successo realmente.

Ma perché quella voce lo spronava dolcemente ad andare, a tornarci?

E perché considerava perverso restare?

Era spaventato da ogni cosa. Non aveva più tra i suoi talenti l’innocente speranza della curiosità. O, meglio, l’innocente curiosità nella speranza.

Non credeva nella speranza, non provava curiosità per nulla, ma soprattutto non era innocente.

E là, oltre le colline, lo aspettavano.

Lo aspettavano per punirlo.

“Alzati

Muovi

Un passo alla volta”

Rise.

Spinse in avanti il corpo.

Poggiò le mani a terra, infilandole nell’erba.

Gattonando mosse il suo corpo.

Non era tempo per mettersi in piedi.

Se quella forza sconosciuta lo spingeva a tornare lo avrebbe fatto obbedendo come obbedisce un bambino incapace di esprimere le proprie paure se non con un vagito.

Settimo giorno

Per aria The Land Between Solar Systems - Mùm


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