martedì 23 agosto 2016

Sesto giorno


The wind plays flute
Through the cellar door
And on my window sill
Plays a sad old song
I hope tonight
You will touch my hair
And draw ghosts on my back
walk the shore
To impossible
Shout at screaming waves
Shout at silent rocks
I think tonight
I'll dream of salty tongues
So tears drips down my leg

Era passato e ripassato davanti a quella porta per un numero infinito di volte.

L'aveva sempre trovata chiusa.

E si era abituato alla cosa, passando dal dolore più intenso delle prime volte fino al cuor leggero dell'ultima, che non ricordava quando fosse avvenuta.

Si smorza tutto col tempo in fondo.

Ma dopo troppo tempo da poter essere conteggiato sulle dita successe qualcosa che lo colpì.

Passando per caso la trovò spalancata.

Ne restò turbato.

"Chissà da quanto tempo è aperta" si chiese muovendo le labbra senza dare fiato alla voce.

Ma andò via.

Ebbe il terrore anche ad avvicinarsi.

Ma il pensiero diventò dominante e non trascorsero due giorni che tornò.

Sperava fosse chiusa.

Che avesse avuto un abbaglio.

Che non dovesse fare cose sbagliate.

Era spalancata.

Rimase a distanza per sentire qualcosa, un suggerimento magari.

Nulla.

Si avvicinò.

Vide che un ombra si muoveva all'interno.

Un ombra familiare della quale conosceva i ritmi frenetici.

Sorrise.

"Chissà se mi sta aspettando" si chiese senza neanche muovere le labbra.

Sembrava drogato.

Drogato e spavaldo.

Era ormai sull'uscio.

Disse qualcosa.

Qualcosa di neutro per mostrare presenza.

Nessuna risposta.

Guardò dentro, una, due, dieci volte,  ma era come vittima di una beffa.

All'interno, una, due, dieci porte si chiudevano sbattendo davanti alla sua faccia, catapultandolo fuori, di fronte a quella porta che si era dischiusa.

"Bizzarro" fu l'unica cosa che pensò, massaggiandosi il culo contuso per la caduta all'indietro.

Sesto giorno.



Per aria The ghosts you draw on my back - Mùm

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