mercoledì 17 agosto 2016

Quinto giorno


Fece capolino silente.

Non voleva si accorgesse della sua presenza.

Ma aveva un ostinato bisogno di guardarlo.

Di capire perché se ne stava inerte e abbandonato allo scorrere inesorabile del tempo.

Era un peccato.

Ma lui aveva dimenticato l’entusiasmo.

Aveva dimenticato cosa fosse l’amore che muove le cose.

Avrebbe voluto scuoterlo, portarlo qui, ora.

Ma quel corpo era assente a se stesso.

Quel leggero su e giù dello stomaco, segno di vita, non serviva che a evitare di trasportarne il corpo verso la nuda terra.

Fece un passo verso di lui.

Sperando di non essere scoperta o di esserlo.

Non faceva differenza.

Chissà se aveva pensieri?

Chissà quali?

“Perché sei qui?”

Un tuono.

Un inaspettato tuono la colse.

Non era pronta alla sua voce.

L’aveva dimenticata la sua voce.

Il cuore aveva preso un ritmo convulso.

Lo guardò.

Non aveva cambiato espressione né posizione.

Non aveva distolto lo sguardo dal nulla.

Come si era accorto di lei?

Non aveva fatto un fiato.

Ed era ben nascosta alla sua vista.

Che fosse solo nei suoi pensieri?

Si.

Uno strano giochino del destino stava prendendola per il culo.

“Avevo bisogno di vederti, di capire se potevo fare qualcosa per te”

Rispose dopo un lungo silenzio alla sua domanda.

Avvicinandosi a quel corpo fermo.

Nessuna reazione.

Nessuna risposta.

Solo una goccia lasciava lateralmente il suo occhio per cadere in attesa di asciugarsi.

Quinto Giorno

“...portaci vicini
E fasciaci stretti
Tutti i tuoi figli qui
Nei loro stracci di luce
Nei nostri stracci di luce
Tutti tirati a lustro
E poni fine a questa notte
Se è tua volontà”


Per aria If It Be Your Will - Leonard Cohen

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