venerdì 8 aprile 2016

In fondo è cammino



“The radio says
You're all flesh and blood
And you're all by yourself
On a mountain top
With a golden spoon
And a bright red arrow
And you're shooting right through
This mighty black wall”

In fondo è cammino.

Lo è se lo cominci da solo.

Lo è se lo cominci con qualcuno.

Lo è se quel qualcuno lo lasci per strada.

Lo è se da quel cammino ti lasciano fuori.

Lo è se qualcuno si unisce a te.

Lo è se qualcuno ti tira su sul suo.

In fondo è andare.

Ma non solo.

Andare, tornare, camminare sul posto, correre, fermarsi.

Pensare a una cosa sola.

Pensare a tante cose insieme.

Restare obnubilato, concentrato.

Assente.

Altrove.

Qui.

Ora, domani, trent’anni fa, tra un secolo.

A costruire, a distruggere, a lasciare tutto com’è.

A lamentarsi, a gioire a restare inerti senza sapere cosa fare.

In fondo è cammino.

Anche quando non c’è terra sotto.

Anche quando c’è buio intorno.

Anche quando ci troviamo a terra, abbracciati alle nostre ginocchia in attesa dell’impatto fatale.

Anche quando l’unica cosa di cui abbiamo bisogno è sapere chi, cosa siamo.


“A storm will arise
But you must not worry
Such a pleasant surprise
That you're more than divine
But don't waste your faith
On a hand full of pennies
But ground yourself
The almighty black soul

Who are you?
Who are you?
Who are you?
Who are you?

Who are you?
Who are you?
Who are you?
Who are you?”

Per aria Who are you? – Miss Kenichi



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