lunedì 15 febbraio 2016

Io mi chiamo Yasmin




Io ogni giorno vado.

Il venerdì no.

Il venerdì sto a casa.

I miei genitori sarebbero mille volte più preoccupati il venerdì se io uscissi.

La rabbia sta diventando la cosa più sacra di tutte qui.

E il venerdì è meglio tenerla dentro.

Repressa e onorata.

E condivisa con le persone che ami e con quelle che hanno bisogno di amore.

Tutti.

In fondo siamo sempre di meno qui.

A sperare che qualcosa cambi.

Che qualcuno arrivi a mettere fine.

A sperare che la nostra salvezza sia legata a qualcosa che convenga a qualche potente.

Sono un’illusa se provo a sorridere?

Sono una stupida se i miei amici mi guardano come se fossi pazza?

- - -

Io ogni giorno vado.

Perché non posso starmene in gabbia come vogliono loro.

Perché se sono viva e non ho intenzione di fare del male a nessuno allora nessuno può fare del male a me.

Io sono sicura che solo chi fa del male deve preoccuparsi di subirne.

E se cammino per la strada e mi fermo quando me lo chiedono senza fare movimenti bruschi, allora andrà tutto bene.

Ribellarmi dite?

Beh si lo direi anche io al vostro posto.

Ma ce la vedete una ragazzina come me a urlare in faccia a decine di militari armati fino al collo, che se la fanno sotto per la paura.

Morirei all’istante.

E voi non ne parlereste neanche.

Insomma, diciamo che se servisse a qualcosa morire, beh ci penserei.

In fondo molti miei cugini l’hanno fatto.

Hanno tirato pietre.

Hanno urlato.

Hanno fatto quella cosa che voi chiamate guerra.

Guerra.

Ho studiato a scuola che la guerra è quella cosa che fanno due eserciti.

Uno contro l’altro.

Si è vero.

Anche qui ci sono due eserciti.

Ma è differente.

Sono due eserciti uniti contro di noi.

Uno di militari occupanti e uno di civili occupanti.

Armati di ogni arma.

Noi abbiamo sassi e nulla più.

Qualcuno in realtà dice che abbiamo anche dei coltelli, ma non so se qualcuno vi ha avvisati o fatto vedere alcuni video fatti ogni tanto.

Ecco, in realtà, noi abbiamo coltelli donati dai militari e poggiati a fianco delle nostre mani esanimi solo quando siamo già morti.

Morti ammazzati naturalmente.

- - -

Io ogni giorno vado.

Non potrei non rincorrere i miei sogni per paura.

Sarebbe stupido invecchiare chiusa dentro una casa ad aspettare la fine o la liberazione.

Ogni giorno ha in sé qualcosa.

Ogni giorno va onorato.

- - -

Anche oggi sono andata.

C’erano persone che mi aspettavano dall’altra parte.

Libri, lavoro, abbracci, speranze.

Quello che pare a me.

Avrei dovuto semplicemente fermarmi all’alt di quei soldati come ogni volta che vado.

Abbozzare un sorriso impaurito.

E lentamente muovermi per mostrare il mio viso, che conoscono a memoria.

Però oggi avevano bisogno di fare altro.

Forse erano annoiati.

Chissà?

“Fermati! E prendi il documento!”

Vi hanno mai chiesto di bere acqua dalle mani senza usare le mani?

Non azione e azione assieme, nello stesso istante.

Come fai sbagli.

Hanno già deciso.

Qualsiasi cosa fai muori.

Nel silenzio del mondo.

Nell’impossibilità di farti abbracciare dai tuoi cari mentre rantoli a terra.

E poi, quando forse è troppo tardi, sentirti presa come un sacco di letame e caricata per andare.

Dove?

Non so.

- - -

Io mi chiamo Yasmin.

Io ogni giorno vado.

Anche oggi sono andata.

Ma non tornerò.

“God rid us
Of our, our conscience
So we can float away”

Per aria Conscience - Archive











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