mercoledì 20 gennaio 2016

Immaginario




Tu credi sia immaginario
e invece è solo un oceano parallelo


Non può essere solo un distacco dalla realtà.

Qualcosa che fai perché qui, ora, non stai bene.

Anche questo, per carità, ma perché dare un nome?

Perché connotare in maniera dispregiativa un tuffo?

E’ solo un pensiero ossigenante.

Illusorio forse.

Ma quante illusioni viviamo pur stando piantati coi piedi per terra?

Perché magari pensiamo di esserci meritati un premio per il nostro durissimo impegno.

O perché sul cartello che indicava la strada che abbiamo scelto di percorrere c’era scritto qualcosa che volevamo raggiungere ma che qualcuno ha spostato.

Che poi capita a tutti di fermarsi prima per manifesta stanchezza e capita che è proprio quello in cui andiamo con la testa altrove.

Chiudiamo gli occhi e voliamo.

Per stare meglio.

Stacchiamo i collegamenti dal mondo e siamo ovunque e in un istante.

Come fosse un gioco.

A ricercare quello che ci manca.

O quello che avremmo voluto che fosse.

Fuga?

O naturale spostamento del pensiero?

Cosa cambia?

Cambia tanto.

La bellezza del pensiero è che non può essere giustiziato.

Può fare ciò che vuole.

Nessuno potrà puntargli il dito contro.

Nessuno potrà mai darti della persona sbagliata o falsa o brutta perché nella tua mente si sono costruiti mondi paralleli.

Il pensiero è la libertà che ci manca.

Che male fa cercarla dentro di noi?

Fermi. Senza fiatare. Senza respirare. Per istanti che sembrano infiniti. Rimanendo consapevoli che siamo sempre noi e non chissà cosa.

Ecco.

Non è fuga.

Quella è un’altra cosa.

La fuga crea il senso di colpa.

La fuga crea il distacco da noi stessi e con gli altri.

La fuga è realtà sotto i nostri piedi che viene acciaccata e vilipesa.

E’ bellissimo non dare un nome che pesa e che stordisce alla parte della medaglia più splendente del nostro svicolare altrove.

E’ bellissimo rimanere in attesa alla breve distanza di un passo di quello che abbiamo sognato.

Di qualcosa che avremmo potuto comunque tentare di afferrare con le nostre mani, ma della quale abbiamo avuto paura o siamo stati incapaci di farlo.

Questo è solo un gioco, vero.

Ma la nostra salvezza è un gioco.

Cosa altro sennò?

Per aria Immaginario – Chiara Vidonis

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