venerdì 18 dicembre 2015

PERSUASIONE - Prologo

Perché?

“Coloro a cui è stato fatto il lavaggio del cervello
 non si rendono conto di essere persone
a cui è stato fatto il lavaggio del cervello”



Non riusciva a capire.

Perché aveva cercato di uccidere don Graziano?

Perché non l’aveva fatto da vivo?

“Perché hai usato mio padre. Perché?”

Non era arrabbiata con lui, era semplicemente confusa.

Il dolore dell’omicidio di un padre che aveva sempre e comunque cercato di assecondarla nei suoi desideri, nei suoi sogni, nelle sue scelte.

Ma non erano mai state sue le scelte che aveva fatto.

Non lo erano state più da quando quel prete era entrato nella sua vita comportandosi come se fosse lui suo padre, come se fosse depositario della verità.

Lo sentiva in quel momento mentre predicava al funerale di suo padre raccontandolo come un uomo che aveva cresciuto una figlia piena di valori, intelligente e meritevole di gioia.

“Cazzate!”

Non lo pensò soltanto.

Un filo di voce uscì, capace di attrarre a sé l’attenzione di chi gli era vicino.

Si fece rossa in viso, si girò e vide in lontananza Giacomo.

Era rimasto in ottimi rapporti con il notaio Gennini anche se dopo che fu scaricato da potenziale genero fu costretto a licenziarsi.

Rimise la testa verso l’altare e si accorse che sua mamma la guardava torva.

“Gaia, ma ti rendi conto?”

“Scusa mamma, non sto bene per niente, scusa”

Furono interrotte dal tono di voce che prendeva vigore di quel celebrante.

“Ho conosciuto e ho cercato di aiutare con tutta la mia forza quel ragazzo ma era impossibile. La sua anima era completamente pervasa dalla rabbia e dal risentimento. Se la prendeva con tutti, odiava tutti. Chiunque si avvicinasse a lui oltre un certo limite diventava carne da macello. Non sapeva accettare l’amore, l’amicizia. Non sapeva accettare la grazia che il Signore gli aveva donato circondandolo di persone che lo stimavano, lo rispettavano e avrebbero dato se stessi per vederlo star bene. Voleva che ci fossi io qui al posto del caro notaio. Mi sento molto addolorato per questo e in parte mi sento responsabile. Vorrei che lo spirito santo mi aiuti, ci aiuti, a capire perché succede, a volte, nella nostra vita che un atto d’amore venga ripagato in un modo così assurdo. Sia lodato Gesù Cristo”

Non rispose.

Era come se dentro a quelle parole fosse nascosta una chiave.

Voleva che ci fossi io.

Si girò verso Giacomo che era almeno dieci banchi dietro di lei, come se la stesse chiamando.

La guardava, le sorrise.

Perché aveva cercato di uccidere don Graziano?

Perché non l’aveva fatto da vivo?

“Perché mio padre. Perché?”

Non era arrabbiata con lui, era semplicemente confusa.

Ma c’era qualcosa in più.

Una sconfinata voglia di capire, di andare a fondo.

“Mamma...”

“dimmi tesoro...”

“Hai la chiave della cassaforte dove papà teneva i documenti?”

“Gaia ma proprio ora...?”

“Dimmi dovè, ti prego!

“Gaia...”

“dimmelo ora!”

“Una copia è nella cassetta di sicurezza in banca, non so dove sia quella che usava al lavoro, non ce l’aveva addosso quando...”

“ok ok mamma so come fare adesso, papà mi ha dato la chiave della cassetta di sicurezza mesi fa”

“Ma cosa...”

“non preoccuparti”

“Cosa?”

“Nulla mamma, nulla, ho solo bisogno di capire”

La celebrazione funebre terminò, il feretro fu portato a spalla dagli uomini dell’agenzia, qualcuno piangeva, qualcuno faceva finta di essere triste, quel prete svanì nel nulla senza salutare.

Giacomo stava andando via.

In silenzio, lanciando sorrisi affettuosi a chi incontrava, come aveva sempre fatto ma si sentì afferrare un braccio da dietro.

“Gaia!”

“Devi aiutarmi. Ho bisogno del tuo aiuto. Ti prego”.

“Certo Gaia dimmi...”

“Dopo. Accompagnaci al cimitero. Poi ti dirò”

Andò con lui mentre sua mamma li guardava da lontano pensando a quanto sarebbe stato diverso se non fosse stata costretta a lasciarlo. Se non fosse stata costretta a fare o non fare tante altre cose. Pensava al suo povero marito con un nipotino tra le braccia e pensava a quel ragazzo con dolcezza non capacitandosi del perché.

Giacomo e Gaia viaggiarono senza parlare.

Non era mai stato curioso lui, aveva sempre aspettato il momento migliore.

Mentre lei già preparava un piano.

E, nel frattempo, da giorni, una lettera con la busta blu e il suo nome come destinatario la stava aspettando nella cassetta della posta che un giorno era di Giulia e che il nuovo inquilino avrebbe portato a Grazia, la segretaria di suo papà.

Si trattava di attendere.

Si trattava di riportare indietro il tempo.


Per aria Waiting (Phase Two) – Porcupine Tree



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