martedì 25 agosto 2015

Il rinnegato



Rideva a crepapelle quel giorno.

Aveva avuto la conferma definitiva che quello che era stato scritto per lui nel grande libro del destino era impossibile da cambiare.

Avrebbe potuto far piroette e salti mortali.

Avrebbe potuto urlare, raccontarsi, piangere, urlare, imprecare, pagare un cartomante.

Nulla sarebbe cambiato.

Mai.

Era triste, è vero.

Ma, cazzo, quando ci si trova di fronte all’impossibile e l’impossibile viene riconosciuto subentra una sorta di serenità folle.

Un po’ come quando sei ubriaco.

Che non te ne frega più un cazzo di niente.

Rideva finalmente.

Di un ridere sguiato.

Non tenuto.

Puro.

Quella maledizione contro la quale aveva combattuto una vita era assolutamente imbattibile.

Era esattamente come il colore della sua pelle.

Che la puoi abbronzare ma sempre pallida resta.

Lui era nato rinnegato.

E da rinnegato sarebbe morto.

Nulla e nessuno avrebbe mai ammesso di averlo visto se quel vederlo avrebbe potuto ledere in qualche modo il cammino dello spettatore non pagante che aveva incontrato.

Nessuno lo aveva toccato insomma.

Nessuno.

Anche se ancora sentiva addosso il tatto.

Sotto le sue mani i piedi.

L’odore, il sapore, la puzza, il rancore.

Tutto falso amico mio.

Tu sei un sognatore e confondi la realtà con la fantasia.

Stacce.

Rideva.

Non riusciva a smettere di ridere.

Aveva dolore sotto le costole e le mutande bagnate.

Ma rideva ancora infinitamente.

E da quel momento cominciò a rinnegare se stesso.

In fondo si era inventato tutto.

Aveva sognato ancora.

Ma stavolta, era come quella volta tanti anni fa, sembrava davvero vero.

Porca zozza!

Si addormentò ridendo.

Ma non sognò.

In fondo lui le storie se le faceva da sveglio.

Si svegliò di buon mattino.

Stranamente fresco e riposato.

Aveva una consapevolezza in più.

E si era scrollato di dosso la croce più pesante della sua vita.

Avrebbe potuto godersi le cose, ogni cosa, bella, brutta o media, che gli sarebbe capitata come irreale, unica e irripetibile.

Avrebbe potuto prendere ogni cosa con la consapevolezza che si trattasse soltanto di un sogno.

Un’invenzione.

E che nessuno avrebbe mai ammesso di averlo visto, toccato, amato, odiato, violentato, picchiato, accarezzato.

Quella mattina uscì di casa ridendo.

A crepapelle.

E chi lo vide passare dava colpetti col gomito esclamando “no, non può essere lui”.

Un saluto col dito medio li accompagnò.

Mentre distoglievano lo sguardo.

Lui era finalmente sceso da quelle montagne russe. Loro... Chissà?

“Corro per i tempi dietro all’espressione
ogni emozione che sento mi spinge
a esprimere le cose non dette
e che giustizia sia fatta
nelle nostre povere vite addormentate

Passa, passa, passerà
l’ultimo resterà”

Per aria Les passants - Zaz

Nessun commento:

Posta un commento

il tuo commento è molto più importante di quello che hai appena letto