giovedì 4 giugno 2015

Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (quarta parte) - FINE

Per coloro che volessero leggere la storia dall'inizio di seguito le puntate precedenti

  1. Testamento
  2. Giulia. La scatola azzurra. Parte 1.
  3. Giulia. La scatola azzurra. Parte 2.
  4. Giorgio. La scatola Grigia.
  5. Fabio. La scatola gialla.
  6. Lisa. La scatola rossa.
  7. Stefano. La scatola viola
  8. Paola. La scatola mancante
  9. Federico. La scatola bianca.
  10. Riccardo. La scatola indaco
  11. Vita rubina. La preparazione delle scatole
  12. Natalia. La scatola arcobaleno (prima parte)
  13. Natalia. La scatola arcobaleno (seconda parte)
  14. Tom. La scatola arancione (prima parte)
  15. Tom. La scatola arancione (seconda parte)
  16. Tom. La scatola arancione (terza e ultima parte)
  17. Simona. La scatola turchese
  18. Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (prima parte)
  19. Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (seconda parte)
  20. Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (terza parte)

Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (quarta parte) - FINE


Un numero di telefono che avrebbe dovuto chiamare.

Non per cortesia.

Né tantomeno per curiosità.

Era necessità.

Una scatola nera come la pece davanti ai suoi occhi che avrebbe dovuto aprire.

Era bloccato.

Paralizzato.

Lui non sapeva assolutamente cosa fare prima.

Era come se una strana voce proveniente dal nulla gli stesse sussurrando che il contenuto di quella scatola non fosse diretto a lui.

Ma che era stato prescelto per uno scherzo del destino a fare da tramite.

Si sentiva come la mela del paradiso terrestre.

Nell’esatto centro tra il bene e il male.

Punto di raccordo.

Si sentiva dispensatore di una vendetta.

Si sentiva sporco.

E aveva moti di angoscia che gli impedivano anche di respirare.

E l’unico pensiero costante era quello che avrebbe preferito morire.

Un numero di telefono.

Una scatola nera.

E un pacchetto che conteneva un regalo fatto in fretta per il compleanno di sua moglie che era in cucina a prepararsi la festa.

Squillò il telefono come il gong a un pugile che ne stava prendendo troppe per non finire esausto al tappeto.

Rispose immediatamente.

“Papà. Ti sei ricordato?”

“Certo tesoro...”

“Ma cosa hai? Hai una voce terrificante.”

“Sono un po’ stanco. Credo di avere qualche linea di febbre. Ma tu? Dove sei tu?”

“Non posso dirtelo ora. Ma torno un po’ più tardi. Cerca di perdere un po’ di tempo con mamma. Ho preparato un aperitivo. E’ in frigo. E ci sono i pistacchi nella dispensa. A mamma piacciono molto. Appena posso arrivo.”

“Mi spieghi? Dove sei?”

“Papà. Ti prego ora no. Hai aperto la scatola?”

“No non ancora.”

“Hai chiamato quel numero?”

“Cosa???”

“...”

“Cosa ne sai tu di quel numero?”

“...”

“Ehy” Cazzo dimmi cosa sta succedendo!”

“Non posso. Papà ti prego. Ora non posso!”

“Non farò nulla fin quando non mi spiegherai!”

“Ti prego...”

“Torna subito a casa!”

“Papà ricordi quella ragazza del sesto piano che morì quando io ero piccola?”

“Certo che la ricordo... E... E... Cazzo io non ci sto capendo più nulla!”

“L’hai vista vero?”

“...”

“E quel tipo strano sempre vestito di nero? Lo ricordi?”

“Si... Lo conosci?”

“...”

“Lo conosci?”

“...”

“E’ il tipo che mi ha scritto per farsi telefonare vero?”

“Si papà...”

“Lo conosci?”

“Sto per vederlo”

“Cosa vuole?”

“Lo conosco da anni. E’ lui che mi ha fatto scegliere di studiare lettere invece che legge. E’ lui che mi ha convinto a non sposare Giacomo. E’ lui che...”

“Oh cazzo. Dimmi dove sei. Subito!”

“Chiamalo ora. Prima che io lo veda. Ti prego. Ho paura”

“Pronto... Pronto! Cazzo! Pronto!”

Aveva riappeso.

Era assolutamente perso.

Ma prese quel foglietto dalla tasca della giacca e cominciò a comporre quel numero.

Sudava.

Aveva le mani che tremavano.

Gli occhi di sua figlia.

Gli occhi di Giulia.

Gli occhi di un miliardo di persone nella mente.

Sbagliò.

Tornò indietro col cursore.

Ricompose.

Invio.

Alcuni squilli interminabili.

“Si, pronto?”

“Sono il notaio Gennini!”

“Quella scatola è per me. Sua figlia è fuori dalla porta del mio ufficio. Mi farò accompagnare a casa sua e verrò a prenderla”

“Ma lei chi è?”

“Sono il padre spirituale di sua figlia. Lo ero di Giulia e di quel cretino che è venuto a fare testamento da lei”

“Lei ha distrutto la vita e i sogni di mia figlia. Lo sa?”

“Piuttosto dica che l’ho salvata...”

“Lei è un farabutto. La aspetto con la pistola sulla scrivania!”

Attaccò.

Strozzò un urlo in gola.

E con tutta la rabbia che aveva in corpo colpì la scatola con un cazzottone.

Dal buco che si aprì ai suoi sensi si sprigionò un odore nauseabondo.

L’ultima cosa che sentì fu il suono del citofono.

Aveva distrutto l'ampolla con su scritto "per don Graziano – aprire senza la presenza di testimoni".

Non ebbe il tempo di capire cosa stava succedendo.

Quel gas lo uccise prima che la porta della sua stanza si dichiuse.

La moglie, la figlia e quel farabutto lo trovarono riverso sul pavimento.

Tossirono un po’.

Aprirono una finestra.

Don Graziano impartì l’estrema unzione.

L’aveva scampata.

Sorrideva dentro.

Si avviliva fuori.

Abbracciò quelle due donne.

“Era impazzito. Povero ragazzo”

Avrebbe continuato a cambiare il destino delle persone che sarebbero venute a contatto col suo carisma maledetto.

Lo avrebbe fatto “a fin di bene”.

Sempre.

FINE

Per aria Good bye - Archive






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