giovedì 21 maggio 2015

Oltre la cascata





 “I bet you don’t hear a million voices ringing in your head
I bet you don’t see symbolic meaning in every word you said
And nor do I, except sometimes my reason goes
Out it flies, off to somewhere no-one knows”

“Hai mai guardato negli occhi uno sconosciuto?

E, come per incanto, hai trovato te stesso nelle sue pupille?

Ti è mai venuta voglia di abbracciare uno sconosciuto?

Come fosse l’unica cosa di cui avessi bisogno in assoluto?

Ti hanno mai rinfacciato che preferisci gli sconosciuti ai vecchi amici?

Ti sei mai chiesto perché?”

Non aveva gran voglia di ascoltarlo.

E neanche di assecondare quelle domande senza senso.

In fondo da troppo tempo il suo incedere nella vita era diventato senza senso.

Però sulla parola rinfacciato ebbe un sussulto.

“Ce l’hai forse con me?”

Sorrise.

Come un bambino che scava a riva e scopre l’acqua nella sua buchetta.

Lo stupore di chi era ormai abituato ad essere vegliato nella silenziosa eco delle sue domande.

Anche le sue orecchie si sgranchirono come svegliate dolcemente da un lungo sonno.

“Io non ce l’ho con nessuno.

Bisogna avere una forza incredibile per avercela con qualcuno.

E bisogna avere qualcosa a cui si tiene.

Però...”

Sospese il proprio pensiero e con esso la fuoriuscita della parola successiva.

Non ricordava più nulla di quello che aveva vissuto.

Quando lanciava le sue domande in aria non c’era assolutamente razionalità.

Era come se sognasse.

“Però cosa?”

Ma comunque aveva catturato la sua attenzione.

Ed era una novità talmente choccante da rivitalizzarlo.

“Quando cammino per la strada e incontro una persona che mi conosce, succede che mi saluta velocemente e fa di tutto per scappare via da me.

Invece quando incontro uno sconosciuto c’è la possibilità che si fermi un istante a parlare con me.

Con gli occhi intendo.

Come se avesse trovato qualcuno che vuole rispondere alle sue domande.

E io sono felice.

Io so che posso rispondere.

E so che poi lui risponderà alle mie.

E allora vorrei abbracciarlo.

Ecco...”

Scosse il capo.

In fondo era di fronte a una persona che, per quanto cara, aveva perso la strada.

E poi era inquietante il suo modo di ragionare.

Soprattutto quando non faceva domande.

Perché a una domanda puoi decidere di non rispondere.

Rimane sospesa come vapore.

Al massimo si appiccica ai vetri.

“Ecco.

Con te e gli altri amici io non mi ci abbraccerei più.

Voi avete scelto di lasciarmi andare.

Voi avete deciso che le mie non sono domande degne di risposta.

Voi...”

“E basta cazzo!”

Si morse immediatamente la lingua.

Lui prendeva dei soldi per tenergli compagnia.

E da quando aveva perso il lavoro erano soldi importanti.

Sarebbe bastato che si sapesse che lo aveva trattato male per perdere tutto.

“Hai mai guardato negli occhi uno sconosciuto?

E magari hai visto nei suoi occhi proprio me?”

Ma era tornato nel suo limbo.

Lontano anni luce.

E sarebbe bastato coccolarlo con una coperta di silenzio per non turbarlo più.

Il suo migliore amico.

Perso in quel mondo fatto di fumo bianco tossico.

Poggiato a quel vetro a guardare fuori e a farlo appannare con le sue domande.

“I lose my mind, if they can’t find
A cure this time, they’ll take me away
In a big white van, so hold my hand
And don’t let go, don’t let me fall
Through the cracks in the floor
So take my hand and don’t let go
Don’t let me go over the waterfall”

Per aria Over the waterfall- Emily  Maguire


1 commento:

  1. a volte lo sguardo, il sorriso di uno sconosciuto è un toccasana, balsamo per l'anima, forse proprio perchè proprio tra tanti altri visi, sguardi, la sua attenzione è ricaduta proprio su di noi

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