lunedì 25 maggio 2015

Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (terza parte)

Per coloro che volessero leggere la storia dall'inizio di seguito le puntate precedenti

  1. Testamento
  2. Giulia. La scatola azzurra. Parte 1.
  3. Giulia. La scatola azzurra. Parte 2.
  4. Giorgio. La scatola Grigia.
  5. Fabio. La scatola gialla.
  6. Lisa. La scatola rossa.
  7. Stefano. La scatola viola
  8. Paola. La scatola mancante
  9. Federico. La scatola bianca.
  10. Riccardo. La scatola indaco
  11. Vita rubina. La preparazione delle scatole
  12. Natalia. La scatola arcobaleno (prima parte)
  13. Natalia. La scatola arcobaleno (seconda parte)
  14. Tom. La scatola arancione (prima parte)
  15. Tom. La scatola arancione (seconda parte)
  16. Tom. La scatola arancione (terza e ultima parte)
  17. Simona. La scatola turchese
  18. Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (prima parte)
  19. Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (seconda parte)

Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (terza parte)



Quando anche l’ultimo beneficiario di quel testamento lasciò il suo studio il notaio Gennini cominciò a sentire addosso una strana palpitazione.

Era forse giunto il momento in cui avrebbe capito quale forza misteriosa aveva spinto col pazzo scatenato verso di lui.

E, chissà?, forse anche le motivazioni che lo avevano portato a togliersi la vita.

Il dubbio lancinante era se avesse avuto gli strumenti per salvarlo.

Ammesso che di salvezza si trattasse.

Era ormai sin troppo chiaro che lo avesse preso a copia esattissima della persona che aveva compromesso ogni suo modo di pensare, di agire, di sperare.

Ma perché?

E chi era questo misteriosissimo tizio.

Sperava ardentemente che la risposta fosse dentro quella scatola che ormai sicuramente lo stava aspettando a casa.

Sperava che qualunque cosa fosse non lo avrebbe turbato per l’eternità.

Ma soprattutto sperava che avrebbe trovato il modo per scaricare sul vero “colpevole” ogni responsabilità morale di quanto era successo.

Chiuse ogni pratica avesse davanti.

Fece partire la segreteria telefonica del suo cellulare.

“Ciao Franco, sono Mary, volevo ricordarti l’appuntamento di stasera con l’avvocato Neri. Ci vediamo alle 21.00 al solito ristorante.”

“Notaio, sono molto preoccupata. La banca non mi ha ancora dato risposte per il mutuo. I tempi stringono. Non è che farebbe una telefonata lei per sincerarsi che non facciano scherzi? Grazie di cuore Luciana Marchetti.”

“Papà. Ricordati di quella cosa. Non fare come al solito.”

“Ah papà. Hanno portato un pacco nero come la pece. Non sarà mica una bomba?”

Una bomba.

Forse sua figlia aveva trovato la parola giusta.

In effetti si sentiva come uno che aveva ricevuto tra le mani una bomba già innescata che avrebbe dovuto passare più velocemente possibile in altre mani prima di rimanerci secco.

Ma altri messaggi davano voce alla segreteria telefonica.

Quasi tutti di lavoro.

Tranne uno.

L’ultimo.

“Gentilissimo notaio Gennini. Ho saputo poco fa da un mio amico che lei ha presenziato alla lettura di un testamento. Ho assoluta necessità di parlarle. So che la persona che mi ha parlato non avrebbe dovuto dire nulla. Ma l’ha fatto e questo è per me un segno importante. La prego di richiamarmi al più presto al numero 065xxxxxxx1.”

Sorrise isterico.

E dentro di sé e con un filo di voce “Povero ragazzo, che amici schifosi che aveva”.

Decise che era il momento di tornare a casa a fare i conti con la realtà e con quella scatola nera che avrebbe in qualche modo influenzato i suoi giorni a venire.

“Grazia!! Io devo andare!!”

“Ma notaio. Ha delle persone che la stanno aspettando in sala d’attesa. Per favore le riceva.”

“Inventa qualcosa. Non posso proprio ora.”

“Ma notaio...”

La guardò con astio.

Lei capì che non c’era proprio nulla da fare.

Prese la ventiquattr’ore.

Con un dito poggio lo spolverino sulle spalle.

Aprì la porta del suo studio e scese lentamente le scale.

Guardò la cassetta delle lettere.

C’era una strana busta blu nella penultima in alto.

Gli ricordò il giorno in cui era andato a vedere quell’appartamento che sarebbe diventato il suo studio.

E quel ragazzo che infilava una busta blu proprio in quella cassetta.

“Cazzo! Era lui!”

Ecco dove l’aveva già visto.

Nel suo passato dimenticato.

Quel passato col quale non hai preso contatto mai perché passava per caso nella tua vita.

Ma che forse tanto per caso non era.

Si sforzò.

Cercò di portare alla mente quei giorni.

Erano i giorni in cui era morta la ragazza del sesto piano.

I giorni in cui una strano personaggio vestito di nero andava a.

“Che cazzo veniva a fare quello?”

Non era semplice.

Non poteva ricordare.

Era troppo preso da quell’affare.

Troppo preso a costruire il suo futuro.

E poi che colpa avrebbe mai potuto avere lui se un ragazzetto triste metteva lettere blu in una cassetta delle poste, se un uomo vestito di nero faceva avanti e indietro sulle scale e se una ragazza moriva per colpa di un cancro?

Ma ormai mancava poco.

Dentro quella scatola nera come la pece avrebbe trovato la risposta.

Ma prima doveva comprare il regalo di compleanno per sua moglie.

Più per far contenta sua figlia che per effettivo piacere personale.

Cosa gli avrebbe riservato la vita?

“Maledizione!”


Per aria Fiducia in un nulla migliore - Moltheni

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