martedì 14 aprile 2015

Un pazzo incatenato alla barba della Rosa di Aaron


(Rose of Aaron)


“Che cosa hai?”

“Niente...”

“Ah, ok”

“...”

A ripensarci su un po’ era proprio stata quella la sera in cui era finito tutto.

O meglio, quella era stata la sera in cui avrebbe dovuto capire che era già finito tutto da un bel po’.

Invece tenne duro.

Mise via ogni pensiero distruttivo.

Si fece complice di quel gioco al massacro che stava subendo.

E accumulò dolore aggiuntivo, senza far spazio.

Quella sera si trovava di fronte al mare.

A tracciare sulla sabbia disegni e un nome.

A far foto a quei disegni e a quel nome.

Era molto triste.

Un po’ per il ricordo della persona che portava quel nome.

Un po’ di più per quella maledetta clessidra che stava terminando la sua sabbia.

Avrebbe voluto fermare il tempo in quel preciso istante.

Avrebbe voluto che non arrivasse mai quella persona.

E aveva fatto pensieri davvero brutti sui tanti modi che avrebbero potuto realizzare quel suo bisogno.

Era disperato.

Avrebbe voluto scomparire per sempre.

Avrebbe voluto tuffarsi in quel mare che aveva, buio di fronte ai suoi occhi, senza nuotare, senza muovere un muscolo per restare a galla.

E aveva fatto una preghiera al fato.

“Parli da solo?”

“Si...”

“E...?”

“Niente...”

“Ah, ok”

Quante cose non fatte prima di quella sera?

Ancora oggi al pensiero di quei giorni sente addosso il peso delle manette ai polsi.

Le manette di una colpevolezza che gli è stata affibbiata senza capirne i motivi.

Ancora una volta in quella sua vita maledetta.

Di una colpevolezza comunque accettata.

Ancora una volta.

Al punto di non aver alcun interesse di ribellarsi.

Ancora.

Al punto di accettare le critiche peggiori senza riuscire a sostenere una minima difesa.

Se non girarsi dall’altra parte quando non riusciva a sostenere la vista di quegli occhi puntati come fossero un dito indice.

Ed era una colpa anche quella.

A ripensarci su un po’ era proprio stata quella la sera in cui avrebbe dovuto capire come si sente un tossico quando ha di fronte uno spacciatore.

Ancora oggi al pensiero di quei giorni sente addosso la scimmia calmata da un’eroina di scadente fattura.

A ripensarci su un po’ era proprio stata quella la sera in cui avrebbe dovuto smettere.

E oggi, purtroppo, non c’è più nulla da fare.

“No, io non sono un tipo intraprendente
Un demone aveva fatto un incantesimo su di me
Il mio mantello nero
Il capitano dei miei sentimenti
L’unica cosa a cui voglio credere

Quando avevo tre anni, e libertà di esplorare
Ho visto la sua faccia sul retro della porta
Sarà la mia pace, la mia fantasia

Avrei dovuto conoscerlo meglio
Nulla può essere cambiato
Il passato è sempre il passato
Il ponte senza uscita
Avrei dovuto scrivere una lettera
Spiegando ciò che provo, il senso di vuoto

Non tirarti indietro, non è rimasto nulla
Gli interruttori nel bar, nessun motivo per vivere
Sono un pazzo incatenato
alla barba della Rosa di Aaron”

Per aria Should Have Known Better – Sufjan Stevens

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