lunedì 20 aprile 2015

Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (prima parte)

Per coloro che volessero leggere la storia dall'inizio di seguito le puntate precedenti

  1. Testamento
  2. Giulia. La scatola azzurra. Parte 1.
  3. Giulia. La scatola azzurra. Parte 2.
  4. Giorgio. La scatola Grigia.
  5. Fabio. La scatola gialla.
  6. Lisa. La scatola rossa.
  7. Stefano. La scatola viola
  8. Paola. La scatola mancante
  9. Federico. La scatola bianca.
  10. Riccardo. La scatola indaco
  11. Vita rubina. La preparazione delle scatole
  12. Natalia. La scatola arcobaleno (prima parte)
  13. Natalia. La scatola arcobaleno (seconda parte)
  14. Tom. La scatola arancione (prima parte)
  15. Tom. La scatola arancione (seconda parte)
  16. Tom. La scatola arancione (terza e ultima parte)
  17. Simona. La scatola turchese

Il notaio Gennini. L'ultima scatola, la scatola nera (prima parte)



“Mi sembra di conoscerla da anni”

“Beh, in effetti si”

“Ma noi non ci siamo mai conosciuti, ne sono certo”

“E’ vero!”

Guardava quegli occhi spiritati.

Aveva paura.

Ma, in fondo, era il suo lavoro.

Tante volte erano capitate persone molto giovani rispetto all’età media di morte nel suo studio notarile per depositare le proprie disposizioni testamentarie.

Spesso erano dei pazzi scatenati in preda a strane ansie e a paure all’apparenza ingiustificate.

Ma lui era diverso.

Non parlava di morte.

Lo scrutava, infilava in maniera investigativa gli occhi nei suoi.

Faceva strane domande.

“Lei cosa ne pensa delle affinità tra persone tra loro sconosciute, signor notaio?”

“Penso che siamo talmente tanti in questo mondo che il creatore abbia dovuto fare qualche doppione”

“Mi spiego meglio. Cosa ne pensa quando le attribuiscono affinità con persone che oggettivamente sono lontane e diversissime da lei?”

“Non so cosa dire. Forse è solo un modo per non perdere tempo per capire l’altro. E allora si usa il lavoro già fatto in passato”

Ma cosa voleva?

Dove voleva arrivare?

E soprattutto a chi pensava mentre parlava con lui.

La sensazione che avesse trasposto un’altra persona alla sua figura era fortissima.

La sensazione che volesse mettere tra le sue mani un mistero era terrorizzante.

Ma sapeva mantenere l’aplomb tipico di chi un giorno si era trovato tra le mani un gratta e vinci da riscuotere di una cifra pazzesca.

“La vedo turbato”

Appunto.

“Ma veniamo a noi. Vedo che non ha portato nulla con se”

“Dovevo capire se fosse lei la persona giusta”

“E...?”

Quanto voleva perdere quel lavoro.

Era la cosa che desiderava di più in quel momento.

“Lei lo è!”

Appunto.

“Ha già preparato qualcosa?”

“Lo sto facendo. Mi ci vuole un po’ di tempo ancora. Lei deve solo seguire le mie indicazioni alla lettera. Non farò problemi di pagamenti. In fondo si muore una volta sola, no?”

“Depositare un atto testamentario non richiede indicazioni particolari”

“Io parlo delle indicazioni da seguire dopo che io sarò andato altrove”

“Beh io ho almeno quindici anni più di lei, credo che dovremo passarle a qualche collega un po’ più giovane, non trova?”

“Prendiamo un appuntamento tra un mese circa?”

“Per questo può rivolgersi, quando esce, alla segretaria”

Non vedeva l’ora di vederlo fuori da quella porta.

Non vedeva l’ora che passasse in fretta quel mese per rivederlo e capire meglio cosa avesse in testa.

“Lei ha paura di me?”

“Ma no... Ma cosa dice?”

“Sensazioni...”

“Assolutamente no, ma capisce anche lei che...”

“Non pronunzi la parola strano. Mi dà l’orticaria!”

Aveva sbarrato gli occhi.

Era come se non avesse più lui davanti, ma un altro.

“Mi spiego meglio. Cosa ne pensa quando le attribuiscono affinità con persone che oggettivamente sono lontane e diversissime da lei?”

Adesso aveva capito un po’ meglio il senso di quella domanda.

Si sentiva come posseduto da qualcuno che aveva influito in maniera pesante nella vita di quel povero cristo.

“Le chiedo scusa, signor notaio, ho avuto un momento di... chissà cosa?

“Non si preoccupi”

“Spero che questo non pregiudichi il nostro lavoro”

“Non si preoccupi”

Voglia di mandarlo a quel paese/Voglia di non perderlo.

“Allora vado. Segretaria. Appuntamento. A presto!”

Lo salutò con un gesto della mano.

Un cataclisma aveva attraversato il suo corpo.

Lo seguì con lo sguardo mentre si avvicinava alla porta della segreteria del suo studio.

E lo vide andar via mentre salutava Grazia.

“Dica al signor notaio che ha una segreteria bellissima!”

Sorrise.

Probabilmente era la prima volta in vita sua che Grazia riceveva un complimento.

Era stata messa là da sua moglie che la scelse soprattutto perché era una racchia.

“Ok è pazzo!”



“We sailed through endless skies
Stars shine like eyes
The black night sighs
The moon in silver trees
Falls down in tears”



Per aria Planet Caravan – Black Sabbath

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