venerdì 24 aprile 2015

C’era il mare di fronte a noi



Quando stavo nella pancia di mia mamma succedevano cose strane.

Si fermava tutto.

E io non sentivo più quella forza che mi teneva sveglia.

Mi si chiudevano gli occhi.

E non avevo più alcun contatto con la realtà.

Quando sono nata non volevo accadesse ancora.

Era troppo strano dal normale.

Ma mamma e papà si arrabbiavano e diventavano nervosi se non facevo le ninne e allora chiudevo gli occhi, per un po’ facevo finta e poi perdevo le forze e mi arrendevo.

Quando stavo nella pancia di mamma la normalità era sentirmi sbattere da una parte all’altra.

Si muoveva tutto.

E io mi sentivo viva.

Sbarravo gli occhi.

E urlavo come impazzita per la giostra.

Quando sono nata la realtà era la stessa.

Ma ero in braccio a qualcuno.

Al mio papà o alla mia mamma o a mio fratello grande o a chi aveva voglia di farlo.

Era troppo divertente.

Quando stavo nella pancia di mamma era come se mi dessero lo zucchero.

Quando sono nata mio zio mi disse che quella sensazione non era bella come pensavo io.

La chiamò paura.

Quando cominciai finalmente a camminare imparai nel giro di poco anche a volare.

Io volai prima di saper correre.

Avevo solo bisogno di una mano che mi tirasse.

Mi piaceva un sacco anche se il mio braccio era dolorante.

Io non capivo ancora bene perché scoppiasse tutto intorno.

Non capivo bene se veder scendere le lacrime fosse una cosa bella o brutta.

E non capivo cosa fosse quello strano senso di vuoto scoppiettante nella mia pancia.

Per me era tutto normale.

Anche se là, di fronte ai miei occhi, la gente urlava, fuggiva, rubava.

Non capivo neanche perché per costringere alcune persone a fare le ninne usassero quelle strane cose che facevano un frastuono tremendo.

E non capivo neanche perché quelle ninne le chiamassero sonno per sempre.

Mi piaceva il posto dove stavo.

Era meglio della pancia di mamma.

Potevo guardare il cielo.

Potevo parlare.

Ho cominciato presto a parlare io.

La prima parola che ho detto è stata “scappa”.

E poi potevo correre.

E correvo tante volte.

Quando scoppiavano quelle strane cose che venivano dal cielo.

Quando arrivavano i cattivi.

Quando dovevo prendere una bandiera e portarla indietro senza farmi toccare da nessuno.

Però nella pancia di mamma non ero così sporca.

E non avevo così fame.

E soprattutto avevo un posto dove stare quando faceva freddo o pioveva.

Dopo abbiamo solo camminato.

Corso.

Fermati per un poco.

Mendicato.

Pagato i cattivi.

Poi un bel giorno ci siamo fermati.

C’era il mare di fronte a noi.

Me ne aveva parlato il mio papà.

Ma non era come nella realtà.

Era molto più grande.

E soprattutto era capace di far spuntare sulle facce delle persone che avevano camminato, corso, fermati per un poco, mendicato e pagato i cattivi la cosa più strana del mondo.

Il mare era capace di dare la forza di fare un sorriso.

Ecco, adesso, io non mi sentivo più sola quando sorridevo.

Nel preciso istante in cui il mare apparve ai nostri occhi sorridevano tutti.

Che stupore enorme per me.

Il mio papà mi disse di pregare e di resistere e che presto saremmo arrivati in un posto bellissimo dove non c’erano i cattivi.

Su quella grande casa che stava a galla sul mare si stava stretti stretti e faceva un caldo bestiale.

Ma era bello dondolare.

Ricordo che mi addormentai e che per la prima volta non ebbi paura di perdere le forze.

Ricordo che a un certo punto un urlò mi sveglio.

Ricordo un senso di freddo.

Ricordo che ero  bagnata.

Ricordo che cercai con gli occhi il mio papà.

Ricordo che avevo voglia di una ninna nanna.

Ricordo che era come se fossi tornata nella pancia della mia mamma.

Ricordo che vedevo tutto blu.

Ricordo che sorrisi.

Ricordo che tentai di respirare là sotto.

Ricordo che 

E tu?

Cosa ricorderai di me?

“ciò che ti canto
un giorno lo dovrai cantare”


A quella bimba senza nome



Per aria Anninnia – Musica Nuda - feat. Monica Demuru

4 commenti:

  1. la vera angoscia è proprio questa: non ricordiamo niente. Pensiamo tutti di essere vivi, ma non ci sentiamo provocati davvero.Un'ombra sul cuore, ma niente scalfitture. Poi l'ombra passa via, il cuore di marmo resta. Vale ormai così poco la vita? Sì, quando è quella di un altro. Se c'è un senso a questo abisso, è che non potremo a lungo stare tanto comodi nel nostro menefreghismo. Lo spazio, le risorse, niente sarà più abbastanza, in qualche modo, nel bene e nel male, l'indifferenza avrà qualche (io spero benefico) scossone

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  2. hai saputo dar voce a quella bimba che ora é un po' tornata a respirare nei nostri pensieri, nelle mie lacrime inutili che fanno capolino...grazie...

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    1. le lacrime non sono mai inutili.
      mai.
      ci rendono capaci di star dentro i panni delle persone.
      non certo di salvarle.
      ma so che a lei farà piacere sentirsi meno dimenticata.
      ne ho la certezza assoluta.
      grazie

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