giovedì 12 febbraio 2015

Natalia. La scatola arcobaleno (seconda parte)

Per coloro che volessero leggere la storia dall'inizio di seguito le puntate precedenti

  1. Testamento
  2. Giulia. La scatola azzurra. Parte 1.
  3. Giulia. La scatola azzurra. Parte 2.
  4. Giorgio. La scatola Grigia.
  5. Fabio. La scatola gialla.
  6. Lisa. La scatola rossa.
  7. Stefano. La scatola viola
  8. Paola. La scatola mancante
  9. Federico. La scatola bianca.
  10. Riccardo. La scatola indaco
  11. Vita rubina. La preparazione delle scatole
  12. Natalia. La scatola arcobaleno (prima parte)

Natalia. La scatola Arcobaleno (seconda parte)



Era l’ora.

Sorrise quando il suo vecchio cellulare emise il suono della sua sveglia di ogni mattina.

Se non avesse avuto l’accortezza di puntare quell’allarme non si sarebbe mai resa conto che il tempo aveva fatto il suo dovere malgrado lei fosse riuscita a fermarlo.

In un posto al centro del mondo.

In un posto dove il mondo converge.

In un posto in cui il mondo dopo essersi incontrato per un attimo esplode in tutte le direzioni.

Ma su binari.

Come fosse destino segnato sempre e comunque.

Come fosse una maledizione.

E quella voce che avvisa i viaggiatori stava annunciando beffarda la partenza di un treno per Torino.

Così, tanto per ricordarle che stava vivendo una parentesi.

Si alzò di scatto.

Le girò un pochino la testa.

Poggiò il palmo della mano sul tavolino facendo sollevare il piattino della tazza da tè che però non si rovesciò.

Riprese fiato e lentamente si rizzò.

Si guardò un po’ intorno.

E si accorse con un moto di sollievo che era rimasta invisibile agli occhi della gente.

Passò un cameriere, lo salutò con un sorriso e prese le scale per scendere a terra.

Avrebbe dovuto camminare una ventina di minuti in una Roma che, a quell’ora, sembrava impazzita.

Salì verso Castro Pretorio, svoltò a sinistra e si incammino in direzione Parioli.

Non sentì alcuna necessità in mettere musica nelle orecchie.

Era tutto talmente ovattato che, per un momento, ebbe il timore che stesse diventando sorda.

Diede l’ultima occhiata alla mappa di fronte ad una libreria.

Mancavano davvero pochi metri a quel portone enorme e, soprattutto, mancavano pochi minuti a quell’appuntamento così strano.

Un moto di angoscia le prese la bocca dello stomaco.

Strane e violente ondate, come spasmi, salivano su e giù tra la gola e la pancia.

Prese fiato.

Eccolo quel portone.

Lo vedeva apparire e scomparire dal passaggio di persone, macchine e autobus.

Ma c’erano un paio di capannelli di gente che parlottava seria.

Preoccupata per quello che doveva succedere non certo per quello che era già successo.

Scoprì pochi minuti dopo che erano alcuni degli altri "chiamati".

Ripensò a quella mail “in quanto il signor X ha disposto, tra gli altri, in suo favore”.

Aspettò che il cancello si aprisse, che i primi entrassero, attraversò la strada mentre il semaforo diventava arancione.

Ma senza accelerare.

Solida agli occhi del mondo.

Fragile a se stessa.

- - -

Aveva addosso gli occhi di quasi tutti.

Nessuno sapeva chi fosse.

E nessuno aveva il coraggio di chiederle chi fosse.

Solo una non le diede la sensazione di essere scrutata sin dentro alle budella.

Sembrava non avere pupille.

Sembrava non ci fosse.

Sentì addosso il desiderio di abbracciarla.

Era fortissima la sensazione che il suo “premio” fosse proprio lei.

Le sarebbe bastato.

Le bastò a cancellare ogni curiosità.

Ogni ansia, ogni rancore, ogni preoccupazione.

Aveva trovato in quella ragazza così eterea la gioia di stare là, in quel posto triste, tra gente sconosciuta e curiosa.

Cercò il suo sguardo.

Non lo trovò mai.

Scoprì il suo nome quando il notaio fece l’appello.

Giulia.

Sorrise al pensiero che facesse rima con il suo.

Sorrise perché la rima la fece quell’uomo alto e magro leggendoli uno dopo l’altro.

Sorrise per tutto il tempo della lettura.

Mentre prometteva.

Mentre andava via.

Mentre una di quelle che stava là rovesciava la sua borsa a terra.

Mentre qualcuno piangeva, qualcuno faceva finta di piangere, qualcuno riaccendeva il telefono, qualcuno andava via senza salutare.

Natalia andò via salutando Giulia.

Giulia finalmente alzò gli occhi e le sorrise.

Natalia ricambiò il sorriso, ma abbassò immediatamente lo sguardo come se si fosse abbattuto su di lei un fulmine.

Un bel fulmine.

Mancava un’ora soltanto alla partenza del treno che l’avrebbe riportata via da Roma.

Alcune ore all’incontro con la sua scatola arcobaleno.

Il suo telefono trillò proprio mentre poggiò il piede di fronte al semaforo piazzato davanti alla libreria.

“Nat è arrivato un pacco tutto colorato per te”

Rispose immediatamente.

“Non toccarlo, non scuoterlo, non aprirlo per nessun motivo al mondo. Ci vediamo tra qualche ora. N.”

- - -

Scrisse molto sul treno.

Buttò giù pensieri, un paio di articoli che un giornale on-line le aveva commissionato e dove da alcuni mesi scriveva senza alcun compenso e una delle sue meravigliose frasi su facebook.

Di quelle frasi che potevano accogliere solo commenti inutili o il silenzio.

Perché lei era in grado di dire le cose usando pochissime parole ma rendendole in ogni caso complete.

Vive.

Inattaccabili.

Era ormai buio.

Ma era come se quel giorno ricominciasse proprio in quel momento.

E si ritrovò a infilare la chiave nella toppa della sua porta di casa senza ricordare nulla dal momento in cui il treno la mollò sul binario 1.

Capita.

Capita quando ogni tuo neurone è sospeso.

Sorrise quando entrò a casa.

Sorrise soprattutto perché la chiave dovette fare 4 giri prima di trovare lo scatto.

Era deserta la casa.

Ed era libera di stare in pace con quel dono piovuto da altrove.

La scatola era là,  poggiata sotto il tavolo della sala da pranzo.

Intonso.

Colorato.

Era proprio strano.

Quello scemo aveva preso una scatola qualsiasi e si era messo a ritagliare strisce di tutti i colori.

E poi le aveva incollate col vinavil.

Si sentiva forte ancora l’odore del vinavil.

Sorrise ancora.

Cerco di immaginarne la faccia mentre incollava e le mani mentre si staccava la pellicola formata sulle dita dalla colla fuoriuscita dal contatto tra la carta e il cartone.

“Dai Nat! Apriamo”.

C’era un sacco di roba dentro.

C’erano sette tazze per fare colazione di sette colori diversi.

Sette magliette di sette colori diversi.

Sette braccialetti di sette colori diversi.

Un paio di calzettoni di sette colori.

E sette pennarelli grandi di sette colori diversi.

Rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto.

E su ognuna di queste cose campeggiava una scritta:

“L’arcobaleno esiste”

Sorrise ancora.

Sorrise e pianse un po’.

Un po’ come quando esce il sole quando ancora non ha smesso di piovere.

Stava ancora scartabellando quelle cose quando trovò una lettera.

La prese.

La aprì delicatamente.

Trovo un foglio e un’altra busta chiusa.

Lesse il foglio.

“Ti chiedo scusa, Nat, ma ho rubato tutti i tuoi articoli sul web e li ho dati ad un mio amico e dopo un po’ mi ha, o meglio, ti ha mandato questa. Siccome è tua non l’ho aperta, ma spero tanto che sia quello che penso. Ti voglio tanto bene”.

Era una busta indirizzata proprio a lei.

C’era il suo nome.

Ma a un indirizzo diverso.

Di Roma.

Non certo il suo.

Scartò con meno delicatezza quella busta affrancata e timbrata dalle poste italiane e aprì quel pezzo di carta piegato in tre parti quasi strappandolo.

“Gentilissima Natalia,

         mi pregio comunicarle che ha raggiunto il numero di articoli necessario per acquisire la tessera di giornalista pubblicista.

         La informo inoltre che la nostra testata è alla ricerca di giornalisti per ampliare l’organico al fine di una maggiore penetrazione nel mercato informativo italiano.

         Per questo motivo la prego di contattarmi per un breve colloquio informativo per proporle la nostra offerta affinché si convinca finalmente a diventare dei nostri.

                                                                                              Il direttore”

Smise di sorridere.

Smise di piangere.

“Finalmente???”

Su questo dubbio richiuse la scatola, la nascose in un armadio, tolse le scarpe, accese lo stereo e si stravaccò sul divano.

“Non essere timido, impara a volare
E vedi il sole quando il giorno e finito.
Se solo riuscissi
a vederti sotto quella stella,
che si era fermata (qui) in un giorno di pioggia
in autunno, senza chiedere nulla.
Si, cerca di essere quello che sei”


Per aria Things Behind The Sun – Nick Drake

1 commento:

  1. ...e quando scopri che l'arcobaleno esiste, tutto può diventare reale :)
    Ci sono frasi qui su che arrivano davvero dritte come i treni a stazione Termini

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