mercoledì 25 febbraio 2015

Mickey mouse has grown up a cow



Era il non ricordo del mese di ottobre 2005 più o meno prima dell'ora di cena

“Me la dai una mano?”

La cadenza era quella tipica di una domanda.

E la postura era quella di chi è in attesa di un responso.

Ma gli occhi no.

Quelli erano affermativi.

Sicuri.

Convinti.

Avevo mille chance per dire di no.

Mille possibilità che però erano in uno scrigno, serrate da una catena e da un lucchetto enorme.

Non avevo chiavi per scardinare le mie incertezze.

Fu per questo che decisi di andare sulle modalità di quanto mi veniva esposto.

Lasciando in sospeso il discorso sul si si no no sia il tuo parlare.

“Ma come possiamo fare? E’ una cosa bellissima… Ma…”

“A me adesso non interessa il come. A me basta sapere che tu stai dentro. Ci penserà la…”

Mi dava sul culo quel suo modo di porsi nei confronti delle cose della vita.

Si affidava su tutto.

Non si scomponeva mai.

Io invece avevo bisogno di programmazione.

Tutto doveva essere perfetto.

Dall’idea alla realizzazione.

Altrimenti non se ne faceva nulla.

Era l’unica possibilità che avevo per preservare la mia salute.

Non avrei mai retto un cambio di programma in corsa.

Non avrei mai retto uno scostamento dalle previsioni.

Non avrei mai retto un fallimento.

“…Provvidenza!”  

Per lui, invece, qualsiasi imprevisto altro non era che un segno.

Un suggerimento arrivato dall’alto.

Contingenze favorevoli da cogliere al volo con il massimo della fiducia.

“La fai facile tu. Ti fai prendere, prometti le cose più incredibili alla gente, poi vieni qua e chiedi una mano con quegli occhi furbi, con quella sicurezza di merda, con quel sorriso etereo. Ma sai che ti dico? A sto giro te la vai a pijà ‘nder culo! Hai sbagliato indirizzo! Ma che davero davero?”

No.

Non fu questa la mia reazione.

Anche perché mi ci vedete a me, quando sono incazzato, pronunciare o solo pensare il termine etereo?

Mi zittii.

Semplicemente.

Ammettendo a me stesso che qualsiasi parola sarebbe stato un inutile spreco di fiato.

I miei occhi si erano portati avanti.

I miei occhi erano già dentro quelle scarpe che avrebbero segnato per sempre i miei pensieri, le mie azioni, i miei desideri.

Ormai era inutile qualsiasi sillaba, qualsiasi parola, qualsiasi ricerca di notizie ulteriori su posti e persone su cui presto sarei inciampato.

Io ero sospeso a mezz’aria e lui era già seduto a tavola, famelico.

Io ero là, immobile, alla ricerca di un appiglio e lui era pronto a masticare, parlando d’altro.

Parlare di tutto.

Tutto tranne quello che avrei voluto sentire.

Era un po’ come se quella bomba che aveva appena innescato non esistesse più.

Messa via.

Tanto sarebbe esplosa da sola.

Comunque.

Malgrado le mie ansie.

Malgrado la mia assoluta certezza di essere incapace solo a pensarla una cosa del genere.

Ricordo benissimo che Fra quella sera preparò pasta con le verdure, con un sughetto fantastico, figlio dell’incontro tra pomodori pachino e peperone rosso fuoco.

Ricordo benissimo che gli chiesi “Come cazzo fai a campare senza mangiare carne?”

Ricordo benissimo che sorrise senza degnarmi di risposta.

Quella sera avrei potuto scrivere qualcosa.

Anche solo appuntare una data.

Anche solo per ricordo.

Quella sera avrebbe cambiato i connotati alla mia vita ma non ne ebbi la percezione.

Quella sera sarebbe potuta scivolare via, come tante sere, senza la dignità di restare indimenticata.

Così non fu.

Se quella sera avessi scritto di ogni parola, di ogni sensazione, di ogni odore, di com’era fuori il tempo, di come eravamo vestiti, di quante volte avevo detto cazzo, sarebbe uscito fuori un bel primo capitolo di quel libro che non ho scritto mai.

Di quel libro che non ho mai neanche cominciato a scrivere.

Di quella sera ricordo che misi musica nelle mie orecchie mentre guardavo le linee di luce che si spalmavano sul soffitto e che mi addormentai cercando di capire cosa cazzo significasse grown up per capire cosa avesse fatto Topolino con una mucca.


“It's on America's tortured brow
Mickey mouse has grown up a cow
Now the workers have struck for fame
'Cause Lennon's on sale again,
See the mice in thier million hordes
But to the Ibeza to the Norfolk
Broads rule Britannia is out of bounds
To my mother, my dog, and clowns”



Per aria Life in Mars – David Bowie

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