venerdì 20 febbraio 2015

Forse ci siamo presi troppo sul serio finora. Ve?



Avrei potuto.

Non che non avessi voluto. Anzi!

Ne avevo una voglia pazzesca.

Esprimere il proprio sentire è la massima aspirazione dell’uomo.

Esprimerlo per donarlo al mondo.

Per civetteria forse, ma non solo.

A cosa serve vivere, camminare, cercare di stare al passo col tintinnio del tempo che scorre, incontrare gente, evitarla, nutrirsi, esplorare, leggere, osservare, mangiare, cacare, lavarsi se poi non muovi verso il desiderio di condividere tutto, parlarne, scriverne, abbracciare?

Avrei potuto.

Ma non ci sono riuscito.

E la cosa più grave è che comincio a cullare il forte desiderio di rinunciarvi.

Definitivamente.

Per mettere l’anima in pace forse, ma non solo.

Quando senti di aver preso la direzione sbagliata cerchi in tutti i modi di tornare indietro.

Ma spesso lo fai senza riprendere a ritroso i passi sbagliati.

Cerchi una strada davanti ai tuoi occhi che sia quella giusta per girare intorno al palazzo, come se avessi la presunzione che tutto abbia un moto circolare.

E sbagli ancora.

Il rischio che ogni scelta muova su una linea retta è grosso.

E l’errore iniziale pregiudica tutto il cammino.

A meno che non fai di quell’errore il tuo nuovo stile di vita.

Quella strada che non volevi diventerà comunque unica ed il fatto che sia diversa da quella che pensavi fosse è solo un accidente.

Nuova provvidenza da cogliere e seguire.

- - -

Quella mia provvidenza era chiara.

Avrei fatto le esperienze più belle di quanto potessi immaginare senza avere la possibilità di raccontarle, senza avere la possibilità di rendere partecipe chi avessi incontrato lungo il percorso.

Si trattava solamente di persuadere se stessi.

Di accettare che era bello così e che tornare indietro, alla ricerca di un nuovo destino, era impossibile, pericoloso ed imprudente.

Fu così che feci coriandoli di ogni cosa che avevo scritto fino a quel momento, misi via penne, fogli e ogni materiale che mi avrebbe potuto far venire la voglia di prendere appunti.

Quel libro che tanto sognavo non sarebbe mai esistito.

E quella foto scintillante di colori esotici che avrebbe dovuto rivestire le mie storie sarebbe diventata una delle tante foto che metti via perché servirà quando sarai vecchio per dare il la alla malinconia di un pomeriggio d’inverno.

Così era deciso.

Potevo tornare a cazzarellare.


Fino a nuovo ordine naturalmente.

Senza pensare più a quello che avrebbero detto di me.

Per aria Dicono di me -  Cesare Cremonini

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