martedì 20 gennaio 2015

Occhi confusi



Non ricordo che giorno fosse.

Uno come tanti.

Di quelli impossibili da ricordare.

Di quelli che non lasciano il segno, dove tutto si muove senza aggiungere né togliere nulla.

Sono certo che quando chiusi la porta di casa ero in preda al mio abituale mal di stomaco e sono certo che avrei preferito bighellonare alternando sigarette a caffè e freddi abbracci alla tazza del water, gli unici che non mi disturbava concedermi.

La sora Angela era in finestra.

La salutai.

E lei mi rispose “ciao Nì! Fa’ il bravo eh!”

E naturalmente non è una cosa che ricordo di quel giorno ma ho l’assoluta certezza che sia accaduta perché tanto ogni mattina appena messo il naso fuori di casa la scena si ripeteva con cadenza perfetta.

Ma ricordo perfettamente quando la sora Angela morì perché il giorno del suo funerale fu un caso nazionale scoprire chi avesse mandato una corona di fiori con il nastro che recitava “E mo come cazzo faccio la mattina?” firmato  Nì!

Ma questa è un’altra storia, che finirà dimenticata, esattamente come lei.

Non ricordo cosa successe una volta fuori sulla strada, ma ho sensazioni che quella mattina...

“Passò un autobus.

Era pieno di studenti.

I miei occhi incrociarono occhi che si muovevano da sopra quell’autobus.

Io come uno spettatore di tribuna del tennis li seguii come si segue un passante all’incrocio delle linee.

Ne rimasi preso e fermai il mio corpo rivolto verso sud con il naso più possibile verso nord.

Qualcosa cambiò da quel momento?

Ma cosa?”

Ricordo che da un certo punto in poi il mio incedere lento tra la gente era più attento agli occhi, come fosse una forma di ricerca.

Non sapevo ancora bene di cosa...

- - -

Confusi quegli occhi con altri occhi millemila volte.

E sempre con assoluta convinzione.

Sbagliando sempre.

Li affibbiai a caso.

Quasi sperando di tornare a quel giorno di tanti anni fa.

Come si potesse giocare a proprio piacimento col tempo.

E solo dopo presi coscienza che mi ero reso complice di un furto.

Un furto di chi aveva preso quegli occhi e li aveva fatti suoi.

Raggirandomi.

No.

Non lo saprà mai.

Ma questo non mi consola.

Anzi.

Il desiderio di chiederle scusa mi mangia più di qualsiasi altro.

Chissà se sta ancora colorando il mondo come in quella mattina senza pretese.


  

Per aria Lei colorerà – Musica Nuda

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