venerdì 16 gennaio 2015

Non si può scindere l’anima dal corpo. Un viaggio intorno agli scatti di Donatella D'Angelo.



 (Donatella D'Angelo Photo)

Voglio aiutare la razza umana
Con solo le mie
Con solo le mie due mani
(Ben Harper) 

Cosa c’è dentro la storia di una persona che incontri per strada?

Chi è?

Cosa l’ha portata in quel preciso istante davanti ai tuoi occhi?

E perché i tuoi occhi si sono appoggiati alla ricerca di una risposta cercando di carpire un’espressione?

Un gesto.

Mi capita spesso di guardare le persone e pensarle nella loro stanza.

Nella loro intimità.

Mentre combattono coi propri mostri.

O mentre cercano di capire le cose nel silenzio assordante della loro solitudine.

Mi capita anche quando le ho di fronte.

Mentre parlano con me.

Mi imbambolo e cerco disperatamente di entrare nel meccanismo del loro pensiero.

Storie.

Le storie non sono solo racconto orale o scritto.

Le storie sono immagini.

Blocco assoluto di un attimo che racconta.

E spesso succede che chi è in grado di raccontare la propria storia nel silenzio di uno scatto riesca anche a raccontare le storie altrui con la stessa forza e intensità.

Nell’intimità del proprio corpo.

Nell’intimità del corpo altrui.

Nella trasformazione di un dolore invisibile agli occhi.

In un dolore impercettibile ma che per chissà quale miracolo viene colto da un istante.

Nella trasformazione di un momento di gioia.

In uno scatto di vitalità.

E non c’è assolutamente bisogno che tu conosca, che tu voglia bene, che tu sia preso, che tu sia innamorato, che tu abbia in odio una persona.

Vale per chiunque.

Perché chiunque ha la capacità e la forza di prendere i tuoi sensi.

Perché chiunque ha qualcosa da aggiungere.

Basta semplicemente non essere indifferenti alla vita.

Basta avere un mezzo.

Un tramite.

Qualcuno che rechi in sé il “male”.

Aver sentito addosso il bisogno assoluto di un abbraccio protettivo.

Aver sentito addosso l’impossibilità di averlo.

Il “male” sa far leggere.

E trasforma.

Ed è quel tramite.

Quel tramite che ti aiuta ad andare oltre le apparenze.

A fermare l’attimo migliore di contatto tra le persone.

Quello che ti fa urlare.

“Esisti anche tu!”

“il corpo è il linguaggio tra il mondo visibile e quello invisibile”

Avrei potuto tranquillamente riassumere tutto in questa frase.

Trovata come presentazione del sito della fotografa Donatella D’Angelo.

La seguo da un po’ e mi impressiona il modo in cui ferma il momento in cui io avrei voglia di entrare nei pensieri di chi è rappresentato.

Mi impressiona soprattutto quando sdoppia un’immagine.

Cosa che le riesce benissimo.

E che ti dà la sensazione di poter scambiare con quella figura il suo mondo invisibile.

Il suo col tuo.

E senza la presunzione di poter prendere solo la parte di lei che ti interessa.

Di dare la parte di te che ti interessa.

Perché “non si può scindere l’anima dal corpo”.

E questo per come sento le cose che mi capitano e che mi sono capitate.

E per quello di cui sento di aver bisogno.

Questo per me è rivoluzionario.

Naturalmente vi invito ad andare a trovare Donatella.

E a tenere a mente il “male”.

La parte del “male” che non ci ha vinti.

Quella che reca in se salvezza.

Credo che basti lasciarsi andare per un po’ per cercare di coglierla.

Questi sono i suoi siti fotografici.

Buone emozioni.



  
Per aria With my own two hands – Ben Harper

5 commenti:

  1. Grazie! commossa per le tue parole! :)

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  2. Ancora una volta prendi la bellezza, la fai tua, e poi la restituisci ancora più brillante con quello che le lasci addosso.
    E brava Donatella naturalmente.
    L.

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