martedì 29 dicembre 2015

Legato

Proviamo ad aprire.

Lentamente.

E al primo accenno di paura richiuderemo.

Immediatamente.

Sentiremo col naso prima.

Farà bene?

Farà male?

Ci lascerà nell’indifferenza?

Ci metterà in fuga?

O magari ci farà venir voglia di continuare.

Di continuare a rischiare perché tanto ormai ci siamo.

O perché siamo talmente forti da voler dare una lezione.

Un’altra ancora a chi non imparerà mai.

Perché magari sarà questa la volta buona.

Facciamo che è ok?

Facciamo che continuiamo?

Si?

Mettiamo le mani adesso.

Senza sporgerci troppo per guardare cosa c’è dentro.

Sentiamo se quell’odore e quello che sentiamo al tatto stanno bene assieme.

Se ci danno una nuova visione.

Se è quello che ci aspettavamo.

E’ caldo, freddo?

E’ morbido, avvolgente?

E’ duro, dà un senso di chiusura?

Vuoi lasciar stare?

Lo so mi stai prendendo per pazzo.

Conosco i tuoi occhi quando non sanno che fare.

Quando si sentono chiusi in un angolo.

Puoi andare.

Nessuno ti costringerà a guardare dentro.

Puoi farlo ora.

Puoi farlo tra un giorno, tra un anno, tra un decennio, mai.

Là c’è qualcosa che non cambierà più forma o aspetto se non sarai tu a modellarlo ancora.

Andiamo avanti?

E’ il turno delle orecchie.

Del suono.

E poi sarà il turno degli occhi.

Hai paura di restare inghiottito?

In fondo è così bello là fuori.

Chi te lo fa fare?

Perché non rispondi?

Perché non vai indietro?

Perché non togli le tue mani?

Perché continui ad accarezzare le forme se ti spaventa così tanto?

Perché non la smetti di sniffare l’aria alla ricerca del significato di quell’odore che ti ricorda qualcosa ma non ricordi bene cosa?

Vuoi restare così?

Invischiato nel mezzo?

Legato?

Senza sapere se vivere, morire?

Senza avere il coraggio di prendere una strada.

Una volta per tutte?


Per aria Tied – Vera Di Lecce

lunedì 28 dicembre 2015

Persuasione - 1) Lontano da ogni giorno

continua da qui: PERSUASIONE - Prologo

1 - Lontano da ogni giorno



“oggi forse lontano da ogni giorno
potremmo risvegliarci e riaddormentarci
senza pensare a domani
in un istante più grandi
come quando
per poco tempo abbiamo visto il fondo
senza pensare a domani
crescendo”

Aveva sempre detestato le frasi fatte.

Soprattutto una.

“Quando capisci la realtà è ormai troppo tardi per godertela”.

Ecco si, questo era Giacomo quando non sapeva che pesci prendere.

Riusciva sempre a dire qualcosa che l’avrebbe irrigidita.

Ma adesso era diverso.

Qualcosa era cambiato nella valutazione delle cose che faceva tra sé e sé, nelle sensazioni a pelle, nelle reazioni.

Adesso sapeva benissimo che avrebbe finalmente agito e sbagliato da sola, senza appoggiarsi a nessuno, senza aspettare il consiglio che si trasformava immediatamente in ordine di quel, quel...

“E’ un pezzo di merda, un malato, io adesso spero che tu lo abbia capito finalmente!”

Ecco detestava anche quando le persone le tiravano in faccia quello che pensava nel preciso istante in cui lo pensava.

Ma questo perché erano parole alle quali non aveva dato ascolto qualche anno prima.

Parole che si ripetevano con lo stesso tono ma con forza superiore perché finalmente avevano acquisito lo status di verità assoluta.

“E se fosse stato lui il pazzo? In fondo è lui che si è suicidato. In fondo è lui che voleva ucciderlo. E’ lui che ha ucciso mio padre!”

“Lo scopriremo Gaia. Io sto qua. E se vorrai ti aiuterò!”

Era guardinga.

Cominciava a sentirsi in colpa con se stessa per essersi rivolta proprio a lui e sapeva benissimo che avrebbe fatto qualsiasi cosa e che l’avrebbe fatto con l’unico scopo di riconquistarla.

Si vedeva dagli occhi che era ancora innamorato perso di lei, si vedeva da come muoveva la bocca spostando le labbra serrate verso destra, esattamente come quella volta in cui si conobbero e lui ne restò fulminato.

Ma ormai era in ballo e Giacomo era l’unico al quale poteva affibbiare quel peso enorme senza rischiare di essere scoperta e senza rischiare che potesse essere tradita.

Ma non lo amava davvero più. Quel lavaggio del cervello che lentamente aveva subito era andato così bene a segno che ormai non ci sarebbe più stato nulla da fare per quella storia finita perché...

“Perché secondo te ha pensato che io non fossi la persona giusta per te?”

“Ancora con questa storia Giacomo?”

“Nel giro di poco hai mollato me, l’università che avevi tanto sognato, hai cominciato a vedere la Madonna...”

“Smettila subito altrimenti...”

“Tu pensi che sarebbe arrivato fino a uccidere se...”

“Ti ho detto di smetterla, io voglio solo capire cosa è successo e perché quel bastardo ha usato mio padre”

“E non vuoi capire perché sei cambiata in un attimo diventando uno strumento tra le mani di don Graziano? Non vuoi capire per quale motivo appena uno di noi ha scelto di prendere le proprie decisioni in maniera autonoma è stato messo alla gogna e scacciato via dagli affetti più cari?”

Non rispose. Gaia sapeva benissimo che quel grido che un tempo la faceva solo incazzare adesso la faceva incazzare e riflettere. Troppe prove, troppi flash le stavano venendo alla mente dal momento in cui da sopra quell’altare partirono quelle parole troppo strane per essere vere.

“Non sapeva accettare la grazia che il Signore gli aveva donato circondandolo di persone che lo stimavano, lo rispettavano e avrebbero dato se stessi per vederlo star bene”

Immediatamente le tornarono alla mente le parole di Giulia, prima che morisse e che prese come farneticazioni di una ragazza allo stato terminale della malattia.

“Quando morirò abbraccialo per me. Non è colpa sua. Ci volevamo un bene dell’anima ma non sapeva accettare la grazia del Signore che gli era stata suggerita e allora sono stata costretta a rifiutarlo, a mandarlo via e a farmi aiutare quando da sola non riuscivo. E digli che ho letto tutte le lettere nelle buste blu che sono riuscita a recuperare e che ho capito che...”

Ricordò che, su quel che, Giulia si addormentò e che non ritenne poi così importante svegliarla per farle terminare la frase.

“Gaia! Gaia!”

Giacomo era di fronte a lei perplesso di fronte alla sua apparente assenza.

“Scusa Giacomo, sono stanchissima, ho bisogno di dormire.”

“Ok ti porto a casa”

“Vado da sola, ti prego non starmi troppo addosso, non è il momento e non so se sarà mai il momento”

Giacomo perse tempo prima di dire la sua, si fece battere dal telefono di Gaia che cominciò a suonare.

Era don Graziano.

Non respinse la chiamata, spense direttamente il telefono pigiando fortissimo il tasto alla destra.

“Vuoi che sto con te?”

“Non ti arrendi mai tu?”

“Io ti amo Gaia, non ho mai smesso di amarti”

“Neanche quando andavi in giro a raccontare che ero una povera scema comandata da un burattinaio pazzo?”

“Stai scoprendo che forse è stato davvero così e io ero impazzito dal dolore”

“Se mi avessi davvero amata avresti accettato quel compromesso e mi avresti aiutata da dentro, non così, non sputando merda”

Si salutarono, senza salutarsi.

Gaia aveva davvero bisogno di azzerare le emozioni per partire alla conquista del passato.

Giacomo si sarebbe frantumato una mano dopo averla chiusa e lanciata contro un muro, ma sarebbe stato pronto per accompagnarla.

Ovunque.

“Gaia non ha bisogno di un uomo come te, tu devi lasciarla andare se la ami davvero, tu devi capire il messaggio che il Signore le sta mandando. Io non ti starò più vicino, tu non hai più bisogno di me, hai la tua strada e ora ogni mia energia sarà destinata a lei perché ne ha estremo bisogno in questo momento così importante della sua vita. E’ stata toccata nell’intimo e tu sei un turbamento ulteriore per lei”

Aveva quella mano sotto l’acqua fredda quando gli tornarono alla mente quelle parole alle quali seppe rispondere in maniera scherzosa e incredula “ma che se vole fa sora?”

Ma non ricordò quanto tempo passò prima che Gaia lo chiamò per dirgli che doveva parlargli.

Ore?

Settimane?

Mesi?

Fu prima o dopo che ebbe quella grave crisi depressiva?

E per lo stesso motivo tutti pensavano che fosse lui la causa di quel crollo?

E perché quel giorno passò prima per la canonica?

E perché don Graziano lo chiamò quella stessa sera per chiedergli se stava bene?

Ma non aveva detto che non si sarebbe più occupato di lui?

O aveva nuovi disegni da buttare giù?

Si stese sul letto con tutta quella serie di interrogativi in mente e pronunciò con le labbra socchiuse “amico mio tu non ci sei riuscito, ma ci penserò io, promesso, oggi è un altro giorno!”


Per aria Lontano da ogni giorno – Riccardo Sinigallia



giovedì 24 dicembre 2015

New Born - Rinascita



“'Cause you've seen,
Seen, too much,
Too young, young
Soulless is everywhere”

Non servirà più da giustificazione

Non è mai servita infondo

Sei tu che credevi avrebbero capito

Che ti avrebbero capito

Anche dopo

Anche quando quello che attraeva di te era l’esatto motivo per il quale ti avrebbero respinto.

Quello che tu hai visto

Quello che tu hai provato

Ogni cosa ti riguardasse era sempre stato meraviglioso da scoprire

Quello che tu hai raccontato di aver visto

Quello che tu hai raccontato di aver provato

Ogni cosa sarebbe stata così mostruosa da respingerti.

Cosa vuoi?

La storia viene scritta

E poi viene letta nel suo esatto fluire

Niente

Nessuno la cambierà

“Destroy the spineless
Show me it's real
Wasting their last chance, to come away
Just break the silence
'Cause I'm drifting away, away from you”

E quell’urlo disperato

Letto come l’ultimatum di un pazzo da chi ha saputo

Da chi sa

Da chi non vede l’ora di vederti svanire all’orizzonte per smettere di sapere

Nel preciso istante in cui, sperando di esser seguito, solo vai

Nel preciso istante in cui realizzi che hai distrutto tutti e tutto

In cui realizzi che il senz’anima eri tu

Si proprio tu

Non loro

Nessuno di loro.

E ora sarà un po' come se stessi rinascendo ancora

Peggiore forse

Blindato magari

Incapace di far male fuori 

Lasciando dentro ogni cosa al sicuro.

Pronto alla prossima poppata bimbo?

“l'amore per quello che nascondi
l'amarezza dentro
sta crescendo come il neonato”


Per aria New Born - Muse

venerdì 18 dicembre 2015

PERSUASIONE - Prologo

Perché?

“Coloro a cui è stato fatto il lavaggio del cervello
 non si rendono conto di essere persone
a cui è stato fatto il lavaggio del cervello”



Non riusciva a capire.

Perché aveva cercato di uccidere don Graziano?

Perché non l’aveva fatto da vivo?

“Perché hai usato mio padre. Perché?”

Non era arrabbiata con lui, era semplicemente confusa.

Il dolore dell’omicidio di un padre che aveva sempre e comunque cercato di assecondarla nei suoi desideri, nei suoi sogni, nelle sue scelte.

Ma non erano mai state sue le scelte che aveva fatto.

Non lo erano state più da quando quel prete era entrato nella sua vita comportandosi come se fosse lui suo padre, come se fosse depositario della verità.

Lo sentiva in quel momento mentre predicava al funerale di suo padre raccontandolo come un uomo che aveva cresciuto una figlia piena di valori, intelligente e meritevole di gioia.

“Cazzate!”

Non lo pensò soltanto.

Un filo di voce uscì, capace di attrarre a sé l’attenzione di chi gli era vicino.

Si fece rossa in viso, si girò e vide in lontananza Giacomo.

Era rimasto in ottimi rapporti con il notaio Gennini anche se dopo che fu scaricato da potenziale genero fu costretto a licenziarsi.

Rimise la testa verso l’altare e si accorse che sua mamma la guardava torva.

“Gaia, ma ti rendi conto?”

“Scusa mamma, non sto bene per niente, scusa”

Furono interrotte dal tono di voce che prendeva vigore di quel celebrante.

“Ho conosciuto e ho cercato di aiutare con tutta la mia forza quel ragazzo ma era impossibile. La sua anima era completamente pervasa dalla rabbia e dal risentimento. Se la prendeva con tutti, odiava tutti. Chiunque si avvicinasse a lui oltre un certo limite diventava carne da macello. Non sapeva accettare l’amore, l’amicizia. Non sapeva accettare la grazia che il Signore gli aveva donato circondandolo di persone che lo stimavano, lo rispettavano e avrebbero dato se stessi per vederlo star bene. Voleva che ci fossi io qui al posto del caro notaio. Mi sento molto addolorato per questo e in parte mi sento responsabile. Vorrei che lo spirito santo mi aiuti, ci aiuti, a capire perché succede, a volte, nella nostra vita che un atto d’amore venga ripagato in un modo così assurdo. Sia lodato Gesù Cristo”

Non rispose.

Era come se dentro a quelle parole fosse nascosta una chiave.

Voleva che ci fossi io.

Si girò verso Giacomo che era almeno dieci banchi dietro di lei, come se la stesse chiamando.

La guardava, le sorrise.

Perché aveva cercato di uccidere don Graziano?

Perché non l’aveva fatto da vivo?

“Perché mio padre. Perché?”

Non era arrabbiata con lui, era semplicemente confusa.

Ma c’era qualcosa in più.

Una sconfinata voglia di capire, di andare a fondo.

“Mamma...”

“dimmi tesoro...”

“Hai la chiave della cassaforte dove papà teneva i documenti?”

“Gaia ma proprio ora...?”

“Dimmi dovè, ti prego!

“Gaia...”

“dimmelo ora!”

“Una copia è nella cassetta di sicurezza in banca, non so dove sia quella che usava al lavoro, non ce l’aveva addosso quando...”

“ok ok mamma so come fare adesso, papà mi ha dato la chiave della cassetta di sicurezza mesi fa”

“Ma cosa...”

“non preoccuparti”

“Cosa?”

“Nulla mamma, nulla, ho solo bisogno di capire”

La celebrazione funebre terminò, il feretro fu portato a spalla dagli uomini dell’agenzia, qualcuno piangeva, qualcuno faceva finta di essere triste, quel prete svanì nel nulla senza salutare.

Giacomo stava andando via.

In silenzio, lanciando sorrisi affettuosi a chi incontrava, come aveva sempre fatto ma si sentì afferrare un braccio da dietro.

“Gaia!”

“Devi aiutarmi. Ho bisogno del tuo aiuto. Ti prego”.

“Certo Gaia dimmi...”

“Dopo. Accompagnaci al cimitero. Poi ti dirò”

Andò con lui mentre sua mamma li guardava da lontano pensando a quanto sarebbe stato diverso se non fosse stata costretta a lasciarlo. Se non fosse stata costretta a fare o non fare tante altre cose. Pensava al suo povero marito con un nipotino tra le braccia e pensava a quel ragazzo con dolcezza non capacitandosi del perché.

Giacomo e Gaia viaggiarono senza parlare.

Non era mai stato curioso lui, aveva sempre aspettato il momento migliore.

Mentre lei già preparava un piano.

E, nel frattempo, da giorni, una lettera con la busta blu e il suo nome come destinatario la stava aspettando nella cassetta della posta che un giorno era di Giulia e che il nuovo inquilino avrebbe portato a Grazia, la segretaria di suo papà.

Si trattava di attendere.

Si trattava di riportare indietro il tempo.


Per aria Waiting (Phase Two) – Porcupine Tree



mercoledì 23 settembre 2015

Domande

Prendi ancora decisioni senza comunicarle?

Cercando di farle intendere lentissimamente per tastare con scientificità gli accadimenti?

Lo hai sempre fatto?

O è stato un caso?

O semplicemente vuoi tenere tutto per te finché dura?

Come stai adesso?

Ti senti nella fierezza dei vincitori o pensi di aver comunque perso qualcosa?

Hai pena?

Non te ne frega nulla?

O stai provando godimento?

Fai ancora uso di fantocci che imprecano contro tutto senza capirne il perché?

Ne hai di nuovi sparsi per il mondo?

Sei ancora capace di bloccare il respiro e gonfiare la faccia quando non sai come uscirne?

E’ ancora fortissima quella capacità che hai di passare dal torto alla ragione?

E quella tua falsa umiltà che lavora sottotraccia a esaltarti a spese di altri?

Ma in fondo una e una sola è la domanda.

Come si vive con una maledizione addosso?

Io?

Tutto bene grazie.


martedì 22 settembre 2015

Senza richiesta di bis



Ti giuro che è vero.

         - Non mi interessa che tu giuri. Preferisco così.

Ne ho le prove.

         - Prove? Prove di un discorso tra voi?

Certo.

         - Ma mi hai detto che non c’erano testimoni.

Certo.

         - E allora?

Era detto in una chat.

         - Ah.

E se continui a non volermi credere te lo faccio vedere, ce l’ho ancora nel telefono.

         - No, non serve.

Ti faccio lo screenshoot e te lo mando?

         - No.

Quindi mi credi sulla parola?

         - Ehm...

Cosa?

         - Ecco io vorrei rimanere col dubbio che quella stronzata non ti sia mai stata detta.

No. Non ci sto.

         - Perché?

Perché così resterai col dubbio che io ti abbia detto una bugia.

         - Beh. In effetti si.

Ma non è giusto.

         - Lo so.

Non merito questo. Non sono stata io a chiedere che mi venisse detta una cosa così assurda.

         - No non lo meriti. Ma è andata così.

Mi fai stare male.

         - Mi dispiace.

Vorrei mi credessi.

         - Sai. Se io vedessi ora quelle parole scritte nero su bianco ne soffrirei da morire. Davvero, vorrei morire col dubbio che non siano mai state neanche   pensate. Mi capisci?

Si. E tu capisci me?

         - Si.

Ma ora non ti fidi come una volta.

         - Io non voglio più parlare né sentir parlare di quello che è successo in argomento.

Ok.

         - Bene.

Vado via?

         - Direi di si.

- - -

Ci si contamina. Anche senza volere. E si diventa, inconsapevolmente, colpevoli delle colpe altrui.

Non siamo.

Ma diventiamo.

Per il solo fatto di esserci trovati sfruttati da chi aveva bisogno di interlocutori forti e credibili.

Interlocutori che mai avrebbero tradito ma che si trovavano a tradire per il solo fatto di essersi messi in ascolto.

E a nulla serve provare la fedeltà.

Si entra nella commedia di quel momento.

Seppur attori non protagonisti si finisce fagocitati nella miseria di un finale fischiato.

Senza richiesta di bis.

- - -

Ma perché?

         - “Sta zitto, sii felice, smetti di lamentarti per favore

Per aria Anesthetize - Porcupine Tree

venerdì 18 settembre 2015

Hai provato a chiederti perché bussano alla tua porta?

Hai chiuso?

Perché?

Non vuoi che entrino a casa tua?

E come pretenderai un giorno di uscirne?

Là fuori se non ci fossero ostacoli e barriere sarebbe bellissimo.

Potresti passeggiare.

Prendere un gelato.

Incontrare le persone.

Parlare con loro.

Condividere le gioie.

Le tristezze.

Conoscere identità diverse dalla tua.

Mescolarti.

Crescere assieme.

Hai provato a chiederti perché bussano alla tua porta?

Non hai mai bussato a nessuno tu?

Eppure non avevi cattive intenzioni.

Come puoi pensare che là fuori vogliano levarti qualcosa?

Come puoi pensare che la disperazione sia un fatto pericoloso a prescindere?

Sei per caso in malafede?

Proietti il tuo essere malvagio sugli altri?

Sai che così la tua miseria toglie i bei vestiti che ti sei costruito addosso?

Sai che puzzi assai di più di chi non si lava da settimane.

Tu puzzi di inumanità in decomposizione.

Ma ci pensi?

Potresti aprire.

Rifocillare.

E poi spostarti con chi ti sta chiedendo aiuto.

Con loro.

Verso di loro.

Per riaccompagnarli a casa un giorno.

La loro casa.

L’unico posto in cui vorrebbero veramente stare.

In completa protezione.

Per te.

Per loro.

Nessuno tra una pressa di manganelli da una parte e di bombe dall’altra.

Sai come ti sogno?

Mano nella mano con chi è fuggito.

Ospite a casa sua.

Ma ci pensi che figata sarebbe?

Vedresti posti bellissimi.

Magari con il fumo intorno.

Perché quello per un po’ resta.

Nella mente.

Nel cuore.

Lo stesso fumo che ti costrinse a fuggire e chiedere aiuto tanti tanti anni fa.


Dimenticasti vero?


Per aria Bridges not walls - HumaniorA