lunedì 27 ottobre 2014

Grido di Pace

“Sera, la quiete si avvicina
lontano su una vela
beccheggia l'anima”

Sorrido.

Con un senso di stupore che mi si porta via.

Io non ci credo.

O meglio mai ho creduto che qualcuno da lassù possa unire le persone.

Accostandole.

Per un nulla.

Una parola.

Una piccola mano di bimbo.

Una canzone.

Il testo, la melodia.

La mescolanza di tutto questo.

Sorrido e un po’ lacrimo di commozione.

E...

E poi non so perché mi viene voglia di chiedere la cosa più strana del mondo nel momento più strano del mondo all'ultima persona al mondo che se lo aspetterebbe, ma tant'è...

“Fede, quale delle tue canzoni ti è più cara tra quelle che trovo su you tube?”

E lei senza batter ciglio con una immediatezza sorprendente...

“Guarda bella domanda!”

Certo anche io, come posso chiedere ad una mamma quale figlio preferisce... Ma incalzo.

“Impulso!”

E impulso fu.

“Forse Grido di Pace, dedica spassionata al Medio Oriente, c’è un bel live con Giuliano a teatro”

Ecco.

In questa riga di parole su una chat la mescolanza è diventata una sola cosa.

Grido, Pace, Medio Oriente, Dedica, Giuliano.

Ognuna di queste singole parole è un fiume che mi sta investendo.

Un nome.

Il dolore che c’è dietro.

E il ricordo di tanti che cammineranno su questa terra zoppi per la sua mancanza.

Un grido.

Come fosse un richiamo inascoltato.

Ma che comunque non si stancherà mai di andare.

La Pace.

Che sta là.

Se solo ci accorgessimo di tanti piccoli richiami.

Se solo capissimo che, in fondo, possiamo godere di mani che si incontrano per scambiarsi calore.

Se solo capissimo che a colpire con un pugno anche la mano soffre l’impatto.

Mica serve tanto poi...

E il Medio Oriente.

Sai Fede, io non sto qui con il cuore.

Io sto là in quel preciso posto a cui tu pensi quando canti questa canzone.

E tu non lo sapevi quando l’impulso che ti stavo chiedendo di donarmi aveva scelto.

Io ci credo che se riuscissimo a cogliere i piccoli miracoli di ogni giorno potremmo ambire a utopia fino a scomporla in eccezionali momenti di godimento.

“D'improvviso un grido nella notte arriverà
grido di pace questo indifferenza spezzerà
dentro la coscienza e nelle anime
come luna nuova”

Non ho dimenticato la dedica, eh!
Dedichiamo ogni cosa a Giuliano, vero Fede?




Per aria Grido di Pace – Federica Baioni -  al piano il maestro Giuliano Valori.

giovedì 23 ottobre 2014

Resti?

Che succede cazzo! Cosa?

...

Parla! Guardami!

...

Ti prego ascoltami...

...

Cazzo!

- - -

La cosa incredibile è che avrebbe fatto di tutto per scuotermi.

Avrebbe persino dimenticato che le restavano pochi giorni da vivere.

Se avesse potuto avrebbe venduto l’anima al diavolo pur di non morire.

Non per se stessa ma per me soltanto.

Ma era troppo tardi.

Troppo tardi per cercare l’ultima possibile cura.

Troppo tardi per coinvolgere la gente a fare donazioni alla ricerca.

Troppo tardi per cercare quel bastardo del diavolo che, tanto ormai, con lei aveva fatto il suo dovere qualche mese prima.

La cosa incredibile era che l’unica sua preoccupazione sembrava essere quella di costruirmi la sua assenza nella maniera meno devastante possibile.

Ma ero chiuso.

Come un povero riccio impaurito da ogni cosa.

Come se fossi io stesso a dover lasciare il mondo.

E avevo sensi di colpa violentissimi.

E avevo voglia di farla stare tranquilla.

Ma come facevo?

Come faceva?

Come si fa quando hai una sentenza di morte inappellabile?

Cosa pensa il condannato a morte nel preciso istante in cui il liquido assassino entra nella sua vena?

Perché?

Perché?

Cazzo perché?

- - -

Calmati adesso.

Perché?

Io sono qui. Sto qui. Ancora qui.

Abbracciami!

Sono qui.

Non andare via cazzo! Fai qualcosa!

Sono qui.

Perché? Cazzo perché?

...

- - -

Non era il massimo della relazione dialettica.

Ed i ruoli erano assolutamente scambiati.

Come cazzo era possibile che dovesse trascorrere i suoi ultimi momenti appresso a me che ero disperato ed assolutamente intrattabile?

Come poteva?

Come cazzo riusciva ad avere a che fare con uno che ce l’aveva col mondo, con gli uomini, con dio, con se stesso.

Con quella dolcezza poi.

E senza rassegnazione.

Senza paura.

Senza alcun bisogno di ostentare emozioni negative o rabbiose o tristi o deluse.

Cristo!

Aveva gli occhi limpidi.

La pelle liscissima e distesa.

Ogni sofferenza sembrava svanita.

Non rimetteva più da giorni.

Non aveva più febbre.

Sembrava addirittura riaver preso peso.

Guarita cazzo.

Sembrava guarita.

- - -

Ecco, bravo, così.

...

Stai sereno.

Non andare via.

Sono qui.

Come faccio senza di te?

...

Hai un buon odore...

Scemo!

Dai fatti sniffare...

Smettila mi fai il solletico!

Eddaiiiii!

Voglio regalarti una cosa...

Cosa?

Apri quell’armadio...

No dai ora no, restiamo abbracciati.

...

- - -

Mi donò la cosa più importante che aveva.

Lo fece con una grazia infinita.

Ero la persona che più di tutte al mondo era per lei degna di custodire l’unico oggetto cui davvero tenesse.

Non me lo faceva neanche toccare quando mi costringeva ad assistere ai suoi esercizi pallosissimi.

La custodia era rovinata all’esterno.

Ma dentro era splendente.

Bambagia amaranto e odore di pece.

Quello strumento aveva passato tanto tempo tra le sue mani e le sue spalle, appoggiato a quel viso meraviglioso.

Ora era mio.

Non lo tirai mai fuori dalla sua casa, limitandomi ad accarezzarlo di tanto in tanto, leggendo quel bigliettino che aveva lasciato per me dentro.

- - -

Ma poi il diavolo tornò, maledetto.

Aveva deciso di divertirsi ancora un po’.

Aveva preso sembianze di burocrate della morte.

Di qualcuno che lavora a morte avvenuta per dividere le vesti e spartire, per dare a chi per legge c’era anche se nella realtà pensava ad altro.

Quel qualcuno decise al suo posto che io non fossi degno di quel dono.

Quel qualcuno decise che quella lettera che mi eleggeva possessore di quel dono era carta straccia. E me lo disse usando parole orribili.

Quel qualcuno decise che era roba per eredi.

Quel qualcuno però non potè levarmi le ultime parole che ci scambiammo.

- - -

Fai qualcosa di grande...

Io?

Si tu...

Maddai...

Fai qualcosa di grande e nel momento in cui senti che si sta realizzando pensami intensamente.

...

Che c’è?

Resti?

...

“Chi può conoscere
I pensieri di Mary Jane
Perché vola
O esce nella pioggia
Dov'è stata
E chi ha visto
Nel suo viaggio verso le stelle”


Per Aria The Thoughts of Mary Jane – Nick Drake




martedì 21 ottobre 2014

Ti senti segnato

Avrei potuto tenere il freno.

Aspettare.

Controllare gli eventi.

Lasciarli fluire.

Avrei potuto mettermi in posizione di spettatore lasciando fuori me stesso da quanto stava accadendo.

Avrei potuto essere più comprensivo.

Sorridere.

Capire.

Fare le faccia da guascone e dare ragione a chiunque.

Assecondare.

Avrei persino potuto trarne vantaggio se solo avessi atteso.

Avrei dovuto snaturare me stesso.

No.

Non l’ho fatto.

Non ci sono riuscito.

Non ci ho neanche pensato.

Ho lasciato andare ogni singolo sentimento.

Quei sentimenti che là fuori catalogano come difettosi per il buon vivere.

Con se stessi, con chi ami, con chi incontri per strada, con chi ti viene a cercare.

Quei sentimenti che una volta espressi ti lasciano solo.

Additato prima.

Dimenticato poi.

Chissà come sarebbe stato adesso se fossi riuscito.

Ma soprattutto chissà se avrei vissuto quel lungo periodo in maniera meno penosa.

Meno ridicola forse.

Chissà che percezione ho dato di me.

Chissà che percezione avrei dato se invece di sbottare avessi represso ogni reazione.

Non lo sapremo mai.

E forse l’interesse per questa conoscenza non è neanche eccelso.

E poi, per fortuna, c’è il destino.

Sempre pronto a suggerirti che tanto non c’è scampo.

“Sarebbe finita comunque così”.

E allora per un po’ ti rilassi.

Guardi fuori.

Cerchi il punto più lontano verso l’orizzonte.

(Maledetti palazzi)

Capita anche che sorridi.

Che ci ripensi.

Capita che ti ritrovi persino a piangere.

E poi a ridere.

E capita che tanto alla fine ti arrendi all’evidenza.

Che ti senti segnato.

E capita che smetti di aspettare.

Perché tanto è inutile.

E fai di te l’essere più bello che c’è.

Fuori.

Lasciando per te stesso il putridume.

Dentro.

In fondo la felicità è una costruzione del pensiero.

Mica come il dolore.

Quello si che è vero.

Mica puoi scegliertelo.

“Il tempo passa e le cose cambiano ogni giorno
Le ferite, le ferite guariscono
Ma le cicatrici rimangono ugualmente”


  
Per aria Beautiful Pain – Eminem feat. Sia

venerdì 10 ottobre 2014

Il Nostro Fragile Equilibrio



Non c'è tempo per respirare

Non c'è tempo per godersi il conquistato

Non c'è tempo per sorridere o per piangere

Bisogna muoversi cazzo!

Velocemente far partire l'ingranaggio

La sospensione del pensiero distorce il cammino verso.

Verso cosa?

Come si può calpestare la strada senza assaporare l'orma appena lasciata?

Com'è possibile vivere il sogno e metterlo via appena si è realizzato?

A cosa serve tutto questo mordere e fuggire?

A cosa serve vivere in balia del fiatone?

La sospensione del pensiero rende infinito l'attimo.


Ci si perde nel continuo rimuginare del già fatto

Ci si perde e non si ritrova più la via

Solo il continuo movimento rende alle cose l'emozione che meritano

La sospensione del pensiero è una mano che impatta le corde di una chitarra per fermarne la vibrazione


Come sarebbe una melodia senza le pause?

Come sarebbe il suono di un tuono senza l'attesa dal fulmine?

Come sarebbe vivere senza dormire?

La sospensione del pensiero dà il giusto ritmo alle cose


Chi l'ha detto che un modo di vedere la vita sia migliore di un altro?

Certe volte capita di sentirsi appagati muovendo come muove l'istinto

Certe volte capita di sentirsi dei falliti per non aver atteso

E poi succede che il mondo fa di te una pallina da flipper

Ed è proprio in questo preciso istante che devi cercare di capire

Lasciarsi andare ai colpi sperando di finire in buca il più presto possibile

O farsi infinitamente piccoli da scomparire alla vista del battitore?

Eppure può andar bene l'una e l'altra cosa

Nessuna delle due

O oggi una e domani l'altra

Che poi è tutto un equilibrio talmente fragile che rischiamo di non vederlo

Rischiamo di sentirci sempre precari e colle braccia larghe cercando di non cadere da quella stramaledettissima corda che ci tiene sospesi

Senza neanche sapere se effettivamente quella corda sia sotto i nostri piedi

Sarebbe bello poter benedire quell'attimo di equilibrio come un attimo di volo

E quel tener le braccia larghe per non perderlo come un dimenar di ali

Per quanto possiamo apparire illusi e goffi

na?

"Aveva perso la sua strada
facendo finta di volare
ma nel suo sogno ricorrente
si vedeva chiaramente precipitare"


Per aria Il Nostro Fragile Equilibrio - Riccardo Sinigallia

mercoledì 8 ottobre 2014

Stefano Bollani "sostiene" Sunshine4Palestine - 3 novembre 2014 teatro Argentina - ROMA



Light for Gaza!

L’eclettico Stefano Bollani con il suo Piano Solo e l’associazione no–profit Sunshine4Palestine insieme per una serata di raccolta fondi destinati alla realizzazione di pannelli fotovoltaici per il Jenin Charitable Hospital.



3 Novembre 2014
Teatro Argentina
Largo di Torre Argentina n. 52, Roma
H. 21.30


Il 3 Novembre 2014 non sarà una serata come le altre. Al Teatro Argentina di Roma si esibirà dalle 21.30 l’eclettico Stefano Bollani con il suo concerto Piano Solo. Bollani è un puzzle di musica, di simpatia, di estemporaneità che si fondono in continuazione per poi cogliere e plasmare i suoni in un continuo dialogo fra improvvisazione e canzone, pubblico e pianista.

Piano Solo è un viaggio nella sua musica interiore, nelle sue emozioni, passando dal Brasile alla canzone degli anni'40 fino ad arrivare ai bis a richiesta in cui mescola 10 brani come se fosse dj. Un viaggio incredibile, dove Bollani sembra prendere per mano ogni spettatore per portarlo accanto a sè, nella sua musica piena di sentimento e di divertimento. Destrutturando e ricostruendo ogni volta in modo diverso i brani che spesso ritroviamo nei suoi dischi.

L’improvvisazione, la genialità, il piacere non sono gli unici leit motiv della serata, patrocinata dal Comune di Roma. Ad essi si affiancherà la beneficenza perché i proventi del concerto saranno devoluti all’associazione non–profit Sunshine4Palestine (S4P), ideatrice dell’evento.

I fondi che riusciremo a raccogliere grazie alla serata – racconta Barbara Capone, presidente di S4P – sono destinati ad ultimare il progetto al quale stiamo lavorando dal 2011, il nostro “progetto zero”, che consiste nel dotare il Charitable Hospital di Jenin, nella Striscia di Gaza, dell’energia necessaria al suo funzionamento con la costruzione di un impianto fotovoltaico sul tetto della struttura. Un impianto che convertirà sole in vite umane”.

L’impianto è suddiviso in tre moduli, che possono essere installati l’uno indipendentemente dall’altro. Grazie alle numerose donazioni pervenute negli anni passati, ad eventi culturali organizzati con la collaborazione di Radiodervish, Saro Cosentino, Nicola Alesini, Valentina Lupi, Matteo Scannicchio, Antonio Rezza, i Luf e ad un finanziamento della Fondazione Vik Utopia Onlus, il primo dei tre moduli è stato istallato nel gennaio 2014.  L’istallazione ha permesso un aumento del 181% del numero di pazienti trattati dal nosocomio.

Per coprire il fabbisogno energetico dell’ospedale, tutti e tre i moduli sono necessari, ma grazie all’istallazione e messa in opera del primo modulo, Sunshine4Palestine è riuscita a fornire sufficiente energia alla struttura per operare in situazioni di emergenza. Allo stato corrente, l’impianto permette il funzionamento di uno dei piani dell’ospedale per 16 ore al giorno, rispetto alle 4 ore precedenti. Il piano ospita il Pronto Soccorso, la clinica ginecologica, il laboratorio di analisi e la farmacia dell’ospedale. L’impianto ha resistito agli attacchi di luglio/agosto 2014 e, a seguito della distruzione della sola centrale elettrica di Gaza, è ora più che mai impellente completarne la realizzazione.

Crediamo che con questo progetto – continua Barbara Capone – potrà essere offerta energia sostenibile per aiutare a mantenere funzionante ed affidabile un servizio sanitario pubblico, la cui attività è essenziale per lo sviluppo pacifico di quelle terre. Ringraziamo Stefano Bollani e il Teatro Argentina che hanno creduto nella nostra associazione da subito. Per noi è un onore inimmaginabile aver ricevuto questa accoglienza per un progetto che è nato partendo da un sogno, un foglio di carta ed una matita”.



INFO e PREVENDITA BIGLIETTI
Teatro Argentina
Largo di Torre Argentina, 52, 00186 Roma
06 6840 00311
www.teatrodiroma.net

INFO PROGETTI SUNSHINE4PALESTINE
www.sunshine4palestine.com
www.facebook.com/sunshine4palestine

lunedì 6 ottobre 2014

Ti sei mai chiesto come sia possibile avere una fortuna così?

And I wished for so long, cannot stay...
All the precious moments, cannot stay...
It's not like wings have fallen, cannot stay...
But I feel something's missing, cannot say...



Ti sei mai chiesto perché dopo tanto camminare senti il bisogno di tornare sui tuoi passi?

Ti sei mai chiesto perché il bisogno di raggiungere quello che era scritto non ti lasciasse il tempo per assaporare l'infinitesimale?

Ti sei mai chiesto perché c'è sempre bisogno di masticare bene prima di mandare giù?

Ti sei mai chiesto perché i desideri di un istante vengono dimenticati... Sepolti dal tempo?

Ti sei mai trovato a infilare le mani nel fango per sentire addosso l'immenso?

Ti sei mai trovato in imbarazzo incrociando un sorriso sicuro di sè?

Ti sei mai trovato nel bel mezzo di un desiderio esaudito?

Ti sei mai trovato a ridere di te proprio quando non c'è proprio niente da ridere?

Ci sono strade che restano inesplorate.

Ci sono strade che ad un certo punto si interrompono.

Ma la voglia di andare oltre non si ferma.

Quella voglia pazzesca che prende quando col fiatone ti fermi per capire dove andare...

Quando col fango tra le mani saggi il cammino.

Quando metti il piede nel nulla.

Quando intorno a te c'è pubblico stupore.

Quando con una risata fragorosa vai incontro all'ignoto.

Ti sei mai chiesto come sia possibile avere una fortuna così?

La fortuna di poter andare incontro alle cose come se fosse l'ultima possibilità che il destino ti ha dato?

And the wind keeps roaring
And the sky keeps turning gray
And the sun is set
The sun will rise another day...



Per aria The Long Road - Nusrat Fateh Alì Khan & Eddie Vedder

mercoledì 1 ottobre 2014

Aida

Ti vedo stralunato

Pensavo...

Certo chissà che pensieri fai col telegiornale davanti agli occhi...

E che telegiornale eh?

Ma secondo te la Cesara ha gli occhiali storti?

Ma chi se ne frega? Problemi suoi!

Insomma se non pensavi agli occhiali della Cesara a che pensavi?

Pensavo ad Aida...

Aida?

Si quella donna che cantava Rino...

Aaaaahhh

Quella donna che poteva avere la nostra età... quella dei nostri figli... quella dei nostri genitori...

Insomma poteva esse chiunque...

Si... Ma in quella canzone parlando di Aida c'è il racconto di un'epoca... Capisci?

Poco...

Vedi... Chi ascolta quella canzone e sta un po' attento al testo ci trova dentro la storia...

Vero!

Ci sono cose che mettono curiosità alla mia memoria...

Per questo hai tirato giù tutti sti libri?

Anche...

Per cosa altro?

Vedi... Io pensavo... Ma se adesso io e te volessimo buttare giù qualcosa di simile...

Uhm...

Qualcosa che racconti usando semplici pennellate la storia nostra...

Mica male...

Saremmo in grado noi di fare una cosa così?

Ma come mai io penso che tu stia pensando a ben altro?

C'hai ragione Cì! Io c'ho un cruccio...

Cruccio? Ma come parli aho? Ahahahaha Io mica te capisco si parli così!

E c'hai ragione... A Cì io c'ho na fissa!

Ooohhh e dimmela mo!

Ma come gliela racconto a li figli mia la storia de oggi?

Certo che se puta caso dovessero sta attenti a come reagisci quanno vedi certe facce alla tele...

Appunto... Io devo trovà il modo de spiegagliela la faccia che faccio...

Te ricordi quando c'hai provato l'ultima volta?

E chi se lo scorda? Ho subito na raffica de"perchè" e de"ma che significa" e alla fine...

E alla fine?

Alla fine gl'ho fatto sentì Aida...

E...?

E alla fine tanto i problemi sempre quelli so' no?

Si si ma sti cazzi! La canzone... Gl'è piaciuta?

Insomma... La grande m'ha detto che preferisce Gianna!

Ahahaha sempre detto che li rovinerai collo reggae sti figli!

Dici?

Bevemose na birretta va!

Lei sfogliavaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa




Per aria Aida - Rino Gaetano