mercoledì 24 settembre 2014

I wanna fall down

My bones keep breaking
Tearing me away from the quiet
The silence of my soul, of my soul from the quiet

Tutto è stato tentato

Non il sopra le righe

No

Non quello che avrebbe scompaginato il mondo.


Niente è stato mosso

Nessuno toccato

Il dolore è rimasto chiuso

Il sorriso donato.


Il corpo è presente

Pronto per essere guardato

Per essere evitato

Per essere preso a calci

Per essere amato.


L’anima no

L’anima è andata

Lontanissima

A cercare altrove la salvezza

Ad aspettare paziente il ritorno

Infinitamente se serve.


Qui è rimasta distruzione

Desiderio di spegnersi

Voglia di silenzio

Bisogno assoluto di dormire.


In una notte infinita simile a morte.

I wanna fall down





Per aria Sleep - Archive



lunedì 22 settembre 2014

Un sogno che mi consola. Ponti non muri.

Non sono ancora riuscito bene a metabolizzare la bellezza di un incontro.

Per scriverne intendo.

E’ un po’ come se avessi perso di vista la semplicità.

La mia naturalmente.

Ma ho bisogno di farlo.

Per mettere un paletto al quale appendere le emozioni più belle.

Da andare a guardare nei momenti in cui c’è bisogno di bellezza e di stimoli per costruire.

Ancora e ancora.

E’ per questo che credo sia il caso di raccontarvi una storia.

- - -

“Fratè abbiamo organizzato una cosa”

Riesco a sentire l’accento delle sue parole anche quando leggo un messaggio sul cellulare.

E riesco a sentirne l’entusiasmo.

Quando butta giù frasi di questo tipo, lei, sta per fare qualcosa di grande.

E quando arriva il richiamo, mai la richiesta di qualcosa, o prendi al volo o è uguale.

Per lei naturalmente.

Andrà al punto.

Senza clamori.

In maniera devastante.

E così è stato.

“Dimmi tutto”

“Poi ti mando una cosa”.

Stava semplicemente iniziando a fare il suo regalo.

Non avrei cambiato una virgola nella riuscita dell’impresa che si era messa in testa.

La mia presenza sarebbe stata meravigliosa.

Per me.

Lavinia e le persone meravigliose che circondano i suoi ogni giorno aveva deciso di portare a Sassari la squadra dei giovani atleti di Sassari.

E aveva deciso che sarebbe stato per loro un momento eccezionale.

Un abbraccio e un motivo di crescita e di speranza.

E, cazzarola, aveva anche deciso di darmi la possibilità di farne parte.

Come con Betlemme e i bimbi della Creche.

Come con gli enormi doni che ha fatto alla mia India tanti anni fa.

Come con Sunshine4Palestine.

Così.

Gratis.

Come fosse per pazzia se guardata con gli occhi tipici di chi guarda il mondo senza vederlo.

E, naturalmente, è stata lei a mandarmi a Gerico a conoscere quegli occhi e quei sorrisi, semplicemente chiedendomi di ospitare a casa mia una persona di là qualche tempo prima.

Un incanto di incastri perfettissimi.

Senza calcoli.

Senza manie di primeggiare.

Amore puro e pieno.

E fu così che mi andai a fare un allenamento a Gerico.

E fu così che mi sfondai due quadricipiti per fare lo scemo con Duha.

E fu così che una sera di settembre mi trovai nel taxi di Costantino all’aeroporto di Alghero, insieme a Marcolino, destinazione Sassari.

Destinazione bellezza.

Non racconterò le singole giornate.

Potete farvi tranquillamente una scorpacciata di racconti e di foto sulla pagina di Ponti non Muri.

Ma quello che mi interessa segnare su queste pagine è la forza che ho ricevuto in cambio di nulla.

Sogni nuovi da costruire.

Sorrisi, abbracci, doni.

Senza alcun grillo di protagonismo in un mondo dove ormai conta solo farsi notare, come se ogni afflato di solidarietà fosse una gara ad arrivare primi e ben visibili.

Qua si arriva in silenzio.

So sardi in fondo.

Abituati a non aspettarsi molto.

Abituati a dare infischiandosene di ricevere lodi.

Qua ti capita di girare per strada e ritrovarti invitato a cena in 12.

Così, solo per avere la possibilità di parlare.

Eccetera, eccetera, eccetera.

Vorrei con queste parole disordinate dire grazie.

Fare una lista di nomi.

Ma ne dimenticherei qualcuno.

Mi basta farne un paio, sapendo bene che intorno a questi si è mossa una città intera.

A te Lavinia, basta, che poi te la tiri troppo.

Io ringrazio Claudio, quello delle piscine e la sua macchina fotografica sempre sorridente.

E ringrazio Silvia, quella che io davvero non so come fa a vivere da quando i ragazzi, come li chiama lei, sono andati via e che vuole fare la dura ma non ci riesce.

Tutti gli altri hanno fatto giro girotondo attorno a loro e li adoro tutti, anche se non credo lo abbiano capito, maledetto il mio chiudermi sempre.

E naturalmente ringrazio i ragazzi.

Mohammed, il pisano.

Mamoon, il Chuppa,

Duha, le mortacci tue.

Sameh, che quando corre sembra abbia ali.

Raneen, la bambina incazzata... no bambina ragazza!

Io non vedo l’ora di partire con voi alla costruzione di speranze che sembravano sopite.

“ogni tre ami
c'è una stella marina
ogni tre stelle
c'è un aereo che vola
ogni tre notti
un sogno che mi consola”



Per aria Le acciughe fanno il pallone – Fabrizio De André

Andate a vedere la pagina di Ponti non Muri su facebook e capirete di più di quanto io non sia riuscito a fare.




giovedì 18 settembre 2014

Taste of Blood

Non è necessario ci sia il pugno che impatta la bocca

Non è necessario lo schianto

E non è necessaria quella forza che tiene bloccato da dietro al collo

Anche il solo ritorno del ricordo lascia vivo il sapore

Non è necessario lo sguardo che si trasforma maligno

Non è necessario che la presenza diventi enorme dentro di te

E non è necessario che quella mano gigantesca copra la bocca per impedirle di urlare

Anche il solo ritorno del ricordo lascia vivo il sapore

Non è necessario pensare ad altro

Non è necessario dedicarsi a riempire ogni istante del giorno

E non è necessario arrivare stremato a notte

Anche il solo ritorno del ricordo lascia vivo il sapore

Non basta difendersi

Non basta rimuovere

E non basta morire per un po’

Sei spacciato

Non basta cercare riparo

Non basta detestare

E non basta girare il mondo per cercare amore

Sei finito

Non serve parlarne

Non serve riempire di chimica il proprio corpo

E non serve sciacquare di continuo la bocca

Sei condannato

Quel sapore di sangue è parte di te e solo con te scomparirà

Quel sapore di sangue è guida di ogni azione che compi

Quel sapore di sangue è essenza di te

Anche il solo ritorno del ricordo lascia vivo il sapore


Dritto alla testa

Per aria Taste of Blood - Archive




domenica 14 settembre 2014

Sara

Capita di imbattersi in persone che hanno dentro di sé la capacità e la forza di esprimere quello che hanno dentro senza paura e con la dignità propria della giustizia.

E molto spesso capita che gran parte di queste persone siano dei giudicati al di fuori della giustizia.

Dove, naturalmente, il termine giustizia è da considerarsi nella sua accezione assoluta.

Non quella con la quale siamo cresciuti e ci siamo confrontati.

Capita anche che ci si arrabbi di fronte a strafalcioni di benpensanti e che si dia loro contro passando molto spesso al torto per il semplice fatto di esser scesi sul loro piano infimo.

Ma poi si resta stupiti e commossi di fronte al pensiero di chi con la giusta critica e arguzia e dall’alto del proprio esser dentro una situazione riesce a dare il giusto peso e significato alle cose.

E quel giusto peso si avvicina, quasi confondendosi a quella giustizia assoluta.

Sulle prime non ci credi perché non sei abituato.

Poi ti commuovi.

E alla fine cerchi di gridare al mondo che sei di fronte al miracolo.

Ma diamo voce.

Poi ci torno.

"Vediamo se ho capito: il Vescovo di Imola e non solo ha detto "gli Islamici condannino le crudeltà o vadano via dall'Italia". Va bene. Quindi mi state dicendo che io, per il solo fatto di essere musulmana, per poter stare in Italia devo ogni giorno svegliarmi, documentarmi su cosa abbiano combinato oggi in Italia e nel mondo persone che si "professano" essere degli islamici e ribadire che non siamo tutti uguali e blablabla? Devo smentire e dichiarare che l'Islam non dice di fare cosi e blablabla... giusto? Questo vogliono da me?
Allora, ancora non mi è andato giù il fatto che, per ESSERE giuridicamente italiana, il giorno del mio 18 esimo compleanno io abbia ricevuto una lettera dal Comune di Milano che mi dava tempo un anno per andare a giurare fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione davanti al sindaco per poter ottenere la cittadinanza, pur essendo nata qui...e ora addirittura per RESTARCI devo anche porgere delle quotidiane scuse ? Non è come chiedere ogni volta ai, che ne so?, siciliani di ribadire ogni giorno che non sono tutti mafiosi? Ma non vigeva la presunzione di innocenza e di non colpevolezza? Ma la responsabilità delle azioni non è più personale? Ah no, per i musulmani no, vige il principio della colpa collettiva, sei per presunzione un terrorista perché musulmano A MENO CHE tu non smentisca ogni giorno e, mi raccomando, a meno che tu lo faccia sapere prontamente al Vescovo di Imola".

Ecco queste sono le parole di Sara Chafik.

E queste parole, se infilate in un social network, potrebbero generare discussioni sceme tra chi è a favore di qualcuno o qualcosa o chi è contro.

Anche se, davvero, lette in maniera attenta non avrebbero alcun bisogno di dare spazio ad altro.

Ma lei va oltre, forse perché abituata ad essere additata di un peccato originale che piace tanto ai bigotti.

Un peccato che non sente addosso perché non è suo.

E perché avere un peccato per il solo fatto di nascere è un’aberrazione.

E, vi assicuro, che mi faccio schifo da solo a scrivere la parola peccato.

Ma, sono umano, e scendo al piano di sotto di quel fanfarone di vescovo di Imola, io almeno.

Lei no.

Lei non lo fa e non lo farà mai.

Ma puntualizza a favore degli stolti, regalando loro una possibilità in più.

“Tengo a precisare però che non volevo creare alcuna polemica nei confronti né del vescovo di Imola né nei confronti dei Vescovi, preti, Chiesa con commenti su pedofilia e quant'altro. L'affermazione del Vescovo è sbagliata, ma il mio discorso vale in generale, anche per il barista che ti chiede "non sarai mica anche tu come quelli li né" per non parlare dei commenti ai post di Salvini, ma non facciamo il loro stesso errore di fare di tutta un'erba un fascio, il buono e il cattivo c'è sempre ovunque ma il buono non deve sempre vergognarsi per quello che fa il cattivo! 
Peace”

Che dire?

Certe persone entrano nella nostra vita per donarci qualcosa.

Io non mi sento in dovere di difenderla.

Sa farlo benissimo da sola.

Né mi sento in dovere di fare battaglie per legittimare il suo status di cittadina italiana.

Lei per me è cittadina del mondo.

Ho solo voglia che voi delusi ma con ancora un pizzico di speranza la conosciate.

E spero che io sia riuscito, grazie a lei, ad aver abbassato il livello di delusione a favore di Speranza.

Speranza con la S maiuscola.



Per aria I Love The Way You Dream – 1 Giant Leap (Feat, Michael Stipe)

mercoledì 10 settembre 2014

La fine del cammino

Dovrei smettere di scrivere pensando a quello che vedo e che sento dentro.

Dovrei cominciare ad inventare storie.

Starmene avulso dalla realtà.

Lontanissimo da me e dai posti in cui infilo i piedi e le mani.

Lontanissimo dalle persone.

Lontanissimo dalle condivisioni, dalle divergenze.

Lontanissimo da qualsiasi cosa possa far pensare a me.

Dovrei celare chi sono, cosa faccio, perché lo faccio, cosa sento, a che ora mi alzo, cosa mangio, in quanti minuti faccio un km, se sto bene, se sto male.

Una macchina.

Una macchina senza chiavi.

Da guardare distrattamente.

Parcheggiata bene in un posto dove c’è parcheggio per tutti.

Che non dà fastidio.

Bianca.

Anonima.

Dovrei davvero smettere di sentire addosso gli occhi del mondo.

Di sperare che davvero ci siano occhi che abbiano bisogno di posarmisi addosso.

Dovrei davvero, finalmente, cominciare ad inventare storie.

Semplici.

Banali.

Che nessuno legge.

Che nessuno leggerà mai.




C’era una volta un vecchio signore che si mise in testa di collezionare sassi. Idea banale se non fosse stato che la sua collezione avrebbe dovuto viaggiare con lui. Nel suo piccolo zaino.
Fu così che un giorno decise di mettere addosso dei vestiti comodi e un paio di scarpe da ginnastica.
Lasciò ogni cosa.
La sua casa che era ormai in mano alle banche, gli amici, che tanto non aveva più e i ricordi.
Partì.
A piedi.
Lui, il suo vestito comodo, le sue scarpe da ginnastica e il suo zaino vuoto.
Aveva ben chiaro nella sua mente come fare quella raccolta di sassi.
Avrebbe preso il primo sasso raggiunto dai suoi occhi ad ogni sosta ristoratrice.
Durante il cammino non doveva assolutamente fermarsi.
Neanche se avesse visto la cosa più bella del mondo.
Neanche se avesse incontrato la donna più bella.
Neanche se la donna più bella si fosse innamorata di lui.
Lui doveva fermarsi solo quando era esausto e raccogliere il primo sasso prima di crollare.
Avrebbe dovuto tenerlo stretto in una mano fino a ristoro completato.
E prima di ripartire custodirlo nel suo zaino.
Camminò per giorni.
Prese sassi di ogni tipo.
Di ogni misura.
Di ogni peso.
Attraversò posti incantati e lugubri senza mai goderne o soffrirne.
Ma ogni giorno la stanchezza arrivava prima.
Il peso diventava insostenibile.
E la raccolta di sassi sempre più ravvicinata.
Non aveva pensieri quell’uomo.
Era ormai diventato un automa.
Non aveva espressioni.
E durante quel lungo viaggio nessuno si accorse di lui.
Era come se fosse unico abitante del mondo.
Un mondo fatto di sassi e strada da percorrere.
Obbiettivo e cammino mischiati assieme.
Era come se avesse perso i sensi nel momento in cui poggiò il primo piede alla partenza.
Era come se non esistessero altri che lui, la strada e i sassi.
Fino al giorno in cui cadde a terra esausto in un punto in cui non c’erano sassi da raccogliere.
Un deserto di sabbia.
Scoppiò a piangere.
E riprese i sensi.
Si strappò via lo zaino pesantissimo di dosso.
Lo aprì.
Cominciò a tirar fuori ad una ad una tutte le pietre che aveva raccolto durante il suo cammino.
Le mise vicine sul terreno.
E poi una sull’altra.
Era un puzzle che prendeva forma.
Un incastro perfettissimo
Quanti sogni aveva cullato nella sua vita senza riuscire a realizzarne uno?
E ora quando era davvero troppo tardi stava lasciando al mondo là fuori un manufatto che avrebbe garantito la realizzazione dei desideri più belli a chi passando vicino avesse avuto la sensibilità di vederlo.
Aveva completato la sua opera nell’ultimo giorno della sua vita di umano.
Quel vecchio signore si trasformò in albero.
Da quel giorno avrebbe visto gente di ogni tipo, razza, sesso e religione passare di fronte alla sua opera.
Gente indifferente e cieca.
Gente che andava di fretta.
Gente che piangeva.
Gente che imprecava i santi.
Gente che violentava altra gente.
Ladri, puttane e politicanti da quattro soldi.
Preti, pie donne e ipocriti di ogni tipo.
Dittatori e schiavi.
Bianchi, neri e cinesi.
Belli, brutti e sciapi.
Bimbi, giovinetti, adulti vaccinati e non, vecchi e gente che non si sa quanti anni ha per via del lifting.
Da quel giorno avrebbe visto indifferenti di ogni specie.
E avrebbe visto gente che colorava di stupore il proprio viso.
Stupore vero, vivo, che resta per sempre.
Quella gente che avrebbe voluto avere vicino durante la sua vita, che gli era passata accanto e che non aveva mai compreso.
Quella gente che sarebbe tornata ogni giorno a poggiare la proprio schiena sul suo tronco a godere l’incanto.
Qualcuno visse felice.
Altri meno.

And you know my love
this is the end of the road
this is the end of the dream
this is the end of the life


Per aria This is the end of the road - Happyendless

mercoledì 3 settembre 2014

Il mondo là fuori deve saperlo

Il mondo là fuori deve saperlo

Ho corso nel vuoto

Verso il vuoto

Credevo fosse possibile

Che non  fosse la realtà quella che mi avevano servito

Era quella la sorte scritta

Era quella la violenza

Era quello il dolore

Non il mezzo

Raggiri

Sodomie attraverso strumenti del male cangianti

Dipinti pastello

Ho corso nel vuoto

Tornando al vuoto

Il mondo là fuori deve saperlo



Lo sforzo di un illuso

Lo sforzo di un idiota



Per aria Collapse Collide - Archive


lunedì 1 settembre 2014

Essenza svanita

Non voglio si conosca la ragione di questo mio modo di essere.

Non voglio la si ricerchi.

Non voglio se ne parli.

Non voglio essere oggetto di pettegolezzo.

Non voglio essere infilato nei ricordi di chicchessia.

Non voglio essere ringraziato per cose che ho fatto o detto.

Non voglio stupire.

Non voglio far star male.

Non voglio credere che un sogno sia il solo modo per continuare a sperare.

Non voglio dover dipendere dall’amore di altre persone.

Non voglio chiedere né ricevere.

Non voglio che ci sia qualcuno che si aspetta qualcosa da me.

Non voglio ridere o scherzare di qualcuno che non ha voglia di ridere o scherzare.

Non voglio vedere.

Non voglio sentire.

Non voglio percepire il fiato sul collo.

Non voglio essere-

Invisibile ai sensi.

Invisibile ai suoni.

Invisibile all’immensità del cielo.

Dimenticato.

Perso.

Essenza svanita.

Click

Ciao



Descrizione:
Una mia immagine sputata
Se non fosse per il buco a forma di cuore da cui fuoriesce la speranza
Scuotimi da sveglio
Dilaniami
Appuntato come un biglietto sul camice ospedaliero
Prigione di sonno
Ormai rinforzata
La tana di un coniglio che non verrà mai trovata
…di nuovo

Per aria I appear missing – The Queens of the Stone Age