domenica 29 giugno 2014

Il tempo non esiste


"- Che cos'è la connessione?
- Quando 2 mozioni, ritenute infinite & reciprocamente elisorie, si identificano per un attimo.
- Di tempo?
- Si.
- Il tempo non esiste. Non c'è nessun tempo.
- Il tempo è una piantagione rettilinea"

(I Connettori - Jim Morrison)
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C'è  ricerca nei passaggi successivi

In quelli dove il pensiero non resta chiuso in sé

Ma si esprime

E va a sfruculiare gli accadimenti

Le congetture della mente spostano gli eventi

Il movimento dell'anima quando è preso in mano ed espresso crea o distrugge

E se il tempo gioca un ruolo è solo perché esiste

Non perché serva

La logica neanche serve

La logica non esiste a monte

E'a valle a che vai a cercarla

Per spiegarti

Per spiegarlo

Per farci giocare a pugnette la mente

A nient'altro

- - -

"Don't do anything at all
Go ask Alice
When she's ten feet tall"

- - -


"Quando logica ed equilibrio
Sono cadute in una morte leggera
Il guerriero bianco parla al contrario
E la regina rossa é uscita di testa
Ricorda quello che ha detto il topolino:
nutri la tua mente"


Per aria White Rabbit - Jefferson Airplane

giovedì 26 giugno 2014

Finora

Forse sbaglio...

Forse l'errore non è proprio un errore...

Giustezze

Irrequietezze

Sbando

Impulsi

Grida

Lamenti

Rimpianti

Fierezza

Dignità

Orgoglio

Silenzi

Capricci

Aspettative

Si cela qualcosa in mezzo a parole all'apparenza forti.

Il desiderio di pace forse.

Quella che cerchi sicuro di non trovare mai.

Quella che se solo esistesse neanche te ne accorgeresti.

Incontentabili desideri di armonie.

Ripensando a.

"un posto che già c,era e che conosco ma non so"

Sono sempre convinto che le chiavi per aprire porte nuove sono quelle che abbiamo lasciato in qualche cassetto gettato via per distrazione o perché nell'immediatezza del pensiero c'è sempre qualcosa di più importante di un investimento per il futuro.

Per quando sei là che segui col pensiero le volte del fumo che scalano l'aria verso il soffitto... e non arrivi a capire che basta far entrare un raggio di sole per vederle meglio invece lasciarle perse solo per ricrearne di nuove.

"E com’è successo a molti finora
Non ti dai pace ancora
Fino a che la tua anima non torna"


Per aria Finora - Riccardo SInigallia

mercoledì 25 giugno 2014

Suzanne

Lotti

E ci metti tutto te stesso

Perché solo su te stesso puoi contare

Ti guardi intorno

Cerchi sguardi

Un appoggio che attutisca le cadute

Nulla

Solo ombre che si affannano

Ombre che inseguono ombre

Ombre che schizzano da un punto verso lontanissimo

Lotti

E desisti

Quel punto senti di essere proprio tu

Perché?

Quale male porto dentro?

Chi sono?

Perché sono costretto a sentire tutto questo?

Suzanne ti conduce nel suo posto vicino al fiume
Puoi sentire le barche passare
Puoi trascorrere la notte accanto a lei
E sai che lei è mezza pazza
Ma è il motivo per il quale vuoi essere lì
E ti offre tre  arance
Che arrivano dalla lontana Cina

E poi mi racconta che non è come penso

Mi dice che è quello il mio premio

Lo stesso che hanno dato a lei

Lo stesso che...

E Gesù era un marinaio
Quando camminò sull'acqua
E trascorse molto tempo a guardare
Dalla sua torre di legno solitaria
E quando fu sicuro
Che solo gli uomini che stavano affogando potessero vederlo
Disse: "tutti gli uomini allora saranno marinai fino a che il mare non li libererà"
Ma lui stesso era un uomo distrutto
Molto prima che il cielo si aprisse
Abbandonato, pressochè umano
Affondò sotto la tua saggezza come una pietra

Cazzate

Una lurida marea di cazzate

Solo voci

Solo cose che vorresti capire

Che hai paura di capire

Che non capirai mai

Guardi verso lontano

Alla ricerca di una cazzo di qualcosa che non sai che cazzo sia

La vista si annebbia

Perde contatto con la realtà

Il nulla

E quella devastazione

Mischiati assieme

Senza grumi

Senza niente

E ti conduce lungo il fiume
Indossa stracci e piume
Presi dal banco dell'Esercito della Salvezza
E il sole manda raggi color del miele
Sulla nostra signora del porto
E lei ti indica dove guardare
Fra l'immondizia e i fiori
Ci sono eroi fra le alghe
Ci sono bambini nel mattino
Si sporgono all'amore
E si sporgeranno così per sempre
Mentre Suzanne tiene lo specchio

Mi lascio guidare

Guardo quel dito che indica

Guardo quel punto

Sono in quello specchio

Muovo la testa

Di fronte a me tutto è fermo

Urlo

Tutto fermo

Prendo a pugni da dentro

Nessuna reazione

Impreco

Bestemmio

Niente

Niente

Niente

“Quel giorno Suzanne decise di buttare via quello specchio. Non poteva più sopportare quella sensazione. Si era convinta che fosse stato fabbricato esclusivamente per darle una percezione sballata di sé. Decise però che non era giusto gettarlo assieme alla spazzatura di ogni giorno. Si prese un momento e tornò lungo quel fiume dove soleva andare per raccogliere i suoi pensieri. Decise di bere un po’ per rendere il più annebbiati e irrazionali possibile i suoi pensieri. Non c’erano decisioni da prendere, erano prese ormai, ma aveva bisogno di non avere ripensamenti. Si sedette su quel sasso che sembrava fatto apposta per il suo splendido culo. Chiuse gli occhi per un istante. Con una mano frugò nella sua grande borsa. Prese lo specchio ci guardò dentro e vide quella parte di sé che imprecava rabbiosa. Lo baciò.  Per un istante sentì calde labbra poggiarsi sulle sue. Per un istante capì che era solo desiderio di amare ed essere amata. Ma ormai era troppo tardi. L'alcool la convinse che era solo quello che voleva, ma che la realtà non era quella. Sospirò. Si asciugò una lacrima che colava sulla sua guancia. Raccolse tutte le forze. Nessun pensiero.
Nessun pensiero.
Nessun pensiero.
Un ultimo sospiro.
Un urlo.
...
Lo specchio cadde di taglio nell'acqua.
Neanche uno schizzo accompagnò il suo sparire nell'abisso.


Per aria Suzanne – Leonard Cohen

domenica 22 giugno 2014

Tienimi con te - prologo

Questo è il prologo di qualcosa che non finirò mai di scrivere.
Vallo a capire perché.

18 aprile 2010 h 12.00
volo Roma - Doha
destinazione Delhi
nessun volo tranne il mio ed un altro partì da Fiumicino per colpa di quel vulcano col nome strano



Your love's in a sacred place 

The safest hiding place 

My heart has been a lonely warrior before 

Who's been to war 

So you can be sure


Imbarco,

Saluti. Lacrime. Cenere. Vulcano. 

Chi lo sa se parto.

Rallentare i pensieri. Fermarli se è possibile.

Infilare bene e serrare nel cuore gli affetti per sgombrare la testa dai sensi di colpa. Per sentirsi liberi di continuare il cammino. Per sentirsi liberi di pensare che questa maledetta solitudine in cui in questo preciso istante ti trovi altro non sia che una nuvola che ti impedisce di vedere che sei insieme. In perfetta comunione di spirito e di sensi con chi condivide con te un cammino d’amore.

Cammino.

Ancora come un tam tam infinito.

Verso chi?

Verso dove?

Verso cosa?

E’ così importante saperlo?

Sempre pensato che il cammino non necessiti di movimento fisico.

Sempre pensato che spesso è proprio il movimento dei muscoli a bloccare la comprensione dei propri passi. Chissà? Forse è il bisogno di dover vedere sempre e comunque qualcosa di nuovo e di diverso che ci dà l’impressione di avanzare.

Avanzare sempre. Imperterriti. Senza mai trovare il tempo di raccontare quelle visioni. Raccontarle soprattutto a noi stessi.

Penso ad un universo parallelo dove si ha la possibilità di scrutare da altrove questo cammino emozionale.

Vedo nitidamente come chi sta seduto culo a terra si muova velocemente,

Vedo dei corridori fermi.

- - -

“Bello il nuovo lavoro di Sade” si disse dentro. Quasi volesse cominciare un discorso con se stesso.

Chissà perché in quel momento a chissà quanti metri d’altezza sentisse di aver bisogno di trovare una scusa per interrogarsi.

“The Moon and the Sky ha delle sonorità accattivanti e poi quella voce ti riscalda come un grappino.”

“E poi sentita quassù…”

“Se non fosse per questo qui davanti a me che non prende pace…”

“Chiudi gli occhi e fatti passare nelle vene il momento ed ogni singola nota.”

“Non ti capiterà più un primo ascolto di un pezzo così magico sopra i cieli del Libano.”

Aveva rotto il ghiaccio.

Non avrebbe avuto problemi a raccontarsi a se stesso.

Nessun non detto.

Ma soprattutto nessun pensiero bloccato.

Quando hai a che fare con il mondo esterno basta non aprire bocca e guardare altrove per restare avulso da qualsiasi allineamento, ma quando i conti devi farli con te stesso c’è una sola possibilità per lasciar andare: bloccare il pensiero.

“Ti sei guardato intorno?”

“Neanche il personale di bordo parla italiano…”

“Si poteva essere più attivi qualche anno fa… Almeno l’inglese…”

“Non mi andava proprio. Non ero portato.”

“E la vergogna di parlarlo poi…”

“Di necessità virtù, amico mio…”

“Possibile mai che si debba scomodare l’istinto di sopravvivenza anche per comunicare?”

In quel momento iniziò a capire che il limite più grosso era che bisognava sempre arrivare al limite. A quella maledetta spinta che ti danno quando sei sul bordo della piscina e non hai alcuna intenzione di tuffarti pur avendone una voglia disperata.

“Quando si pensa di non avere più bisogno di aiuto è là che uno è fottuto!”

“Fortuna che a me questa cosa non succederà mai…”

“E allora che ci fai qua, da solo, su questo aereo, in mezzo a gente che non vedrai mai più in vita tua?”

C’era una strana espressione sul suo volto. Chiuse per un momento gli occhi, sentendoli caldi e risollevati dal rifuggire da quella luce bluastra che dovrebbe rilassare ma che…

“Io non sento di non aver bisogno d’aiuto!” Si urlò dentro pronunciandolo con le labbra. “Perché devo pensare questo di me?”

“E’ come se volessi infilarti in una nuova dimensione… Come se volessi elevarti… Come se volessi…”

“WATER PLEASE!”

Quell’assistente di volo arrivò provvidenziale a bloccare quel rigurgito di pensiero. Fu quasi un urlo nel silenzio. Qualcuno sussultò. Qualcuno lo guardò male. Alzò la mano e contemporaneamente spostò il labbro verso destra gonfiando le vene sul collo.

In quel momento chiedeva scusa al mondo fuori e ammiccava scherzoso al mondo dentro.

In quel momento The Safest Place suonava nelle sue cuffie monouso.

“Chissà cosa dice questa canzone.”

“Quando si torna a casa bisogna cercare la traduzione.

“Dicevi…?”

“Come?”

“Dicevi… Come se volessi?

Chissà cosa aveva dimenticato…

Chissà dove vanno ad infilarsi i pensieri bloccati.

Chissà se tornano su prima o poi?

Chissà se quando tornano su sono gli stessi oppure, ormai, sono stati contaminati dalla brusca fermata e dal tempo scivolato via?

Chissà se mutano?

E come…

Chissà se ogni volta il destino cambia strada?

“E alla fine sempre duemila domande.”

“E sempre senza risposta provabile…”

“La risposta provata è come quei due pali che mettono nelle stazioni centrali. Due pugni sbattuti in faccia al treno per fargli capire che la corsa è terminata.”

Chissà se è proprio il blocco di un pensiero che permette di continuare ad avere voglia di andare avanti. Quel senso di inappagamento che spruzza verve sulla voglia di scattare giù dal letto di buon mattino. Chissà se la voglia di coprire le distanze non resterebbe delusa se scoprisse che non ce ne sono di nuove. Se scoprisse di aver vinto. Di aver raggiunto il proprio obiettivo.

“E’ come se volessi diventare invisibile per infilarti nei pensieri altrui.”

“No! No! No!”

“Come se volessi scoprire se sono simili ai tuoi.”

“No! No!”

“Come se avessi bisogno di qualcosa che rompa il ghiaccio.”

“No!”

“Hai solo paura di esporti!”

“…”

“Hai solo paura di…”

Aveva smesso di scuotere la testa.

Mentre si addormentava qualcuno sorrise.

Mentre si addormentava qualcuno avrebbe voluto entrare nei suoi pensieri, ma quello scuoter di testa lo fece desistere.

Mentre si addormentava suonava Be that Easy.


You baby were like the sky 
You held me up 
To let me fly 
That's just like you to tell me I've nothing to fear 
But I am a broken house 
I'm holding on a broken bough 
Now it's easy for me to see 
It couldn't be that easy 
It had to be much harder



Per aria Be That Easy - Sade

venerdì 20 giugno 2014

Io aspetto

There's not much entertainment
and the critics are severe.
The maestro says it's Mozart
but it sounds like bubble gum
when you're waiting
for the miracle to come.

Io aspetto

Aspetto e paziento

Aspetto e mi innervosisco

Aspetto e inveisco

Aspetto e chiedo scusa

Aspetto e cerco di capire

Aspetto e a volte comprendo

Aspetto e a volte non mi rendo conto

Aspetto e sto in silenzio urlando dentro

Io aspetto

Aspetto e decido di non aspettare più

Aspetto e mi convinco che manca poco al mio turno

Aspetto e vedo che al pronto soccorso sono uno dei casi meno gravi

Aspetto e scopro che se non ho cure morirò presto

Aspetto e penso che forse il treno è in ritardo perché sta aspettando una coincidenza

Aspetto e penso che forse il treno non ha carbone a disposizione per muovere

Aspetto e metto il muso

Aspetto e penso ad altro

Io aspetto

E

mi

chiedo

se

sarà

così

per

sempre


When you've fallen on the highway
and you 're lying in the rain,
and they ask you how you're feeling
of course you say you can't complain-
If you're squeezed for information,
that's when you've got to play it dumb:
You just say you're out there waiting
for the miracle to come.


Per aria Waiting for a miracle – Leonard Cohen



mercoledì 18 giugno 2014

A tarallucci e vino

“Certi sono destinati alla felicità
Certi sono destinati alla gloria
Certi sono destinati a vivere con meno
Chi può raccontare la tua storia?”

In quanti modi si può dire qualcosa?

Tanti è vero.

...che poi dipende tutto da quanto ci tieni a dirla quella cosa...

Dipende sicuramente dal fatto di voler dare dimostrazione del proprio stato d'animo o dello stato d'animo che provoca una certa situazione.

Dipende molto da quanto si tenga che il proprio interlocutore capisca.

Spesso si ha sentore di dover esprimere in qualche modo determinato, ma nel passaggio tra pensiero e parola succede qualcosa che non li fa coincidere...

E allora?

Allora che?

Ndo voi arivà?

No è che m'hai detto 'na cosa prima che nun m'è piaciuta...

Sai che nun me la ricordo?


Ecco.

Ci sono anche delle cose che si dicono così... tanto per dirle... che se le dici te le dimentichi dopo poco e se le stai per dire e non fai in tempo a dirle te le dimentichi lo stesso e non le dici più.

Allora era 'na cazzata!

Poesse... ma che avevo detto?

E chi se ricorda?

La fortuna è che a volte non lasciano il segno.

Oppure ci si passa sopra, mandando giù e cercando di non far vedere che il segno l'hanno effettivamente lasciato.

E' tutta una questione di peso!

Certo prima me dici che nun t'era piaciuta e poi nun te ricordi... Certo che sei strano te...

Invece te fischi!

Questioni di supremazia? Paura? Dubbi? Perplessità? Egoismo? Egocentrismo? Rispetto e mancanza di rispetto?

Il bello è che non ci sono schemi.

Inutile provare a metterli su.

Anche perchè appena ci provi crollano.

Che famo?

Boh?

Annamo a fasse du chiacchiere co' quer cazzaro de Tandoori va...

Speramo solo che nun ce batte uno dei suoi soliti pipponi mentali...

...che poi sarebbe pure ora che iniziasse a usà le mano invece che la capoccia...


E si... poi succede anche che va a finir tutto a tarallucci e vino...

“Guarda il cielo, sta per piovere
Nubi sparse e pioggia
Locomotiva, tira il treno
Il fischio mi risuona nel cervello
I segnali si snodano nell’aperta pianura
E si srotolano le rotaie”

Per aria  See the sky about to rain- Neil Young

venerdì 13 giugno 2014

Andrà tutto bene

“Forse sono già stato qui
conosco questa stanza, ho camminato su questo pavimento
vivevo qui da solo prima di conoscerti
ho visto la tua bandiera sull'arco di trionfo 
l'amore non è una marcia trionfale
è qualcosa di freddo ed è come un Alleluia che si spezza”


Mi alzai.

Già da un po’ ero sveglio.

Là fuori rumori di ogni tipo, incuranti di quei letti occupati.

Ero sveglio ma del tutto obnubilato.

Non capivo un cazzo, completamente vinto dal mio primo incontro la sera prima con il signor Risperdal.

“Ma cosa ci faccio qui?”

Qualche lacrima si addensava formando una sorta di laghetto nell’incavo tra l’occhio e il naso.

Cercavo di ricordare.

Non riuscivo bene.

Mi entravano nella testa un milione di immagini.

Nessuna nitida.

Mi sentivo colpevole.

Non so neanche io di cosa.

Cercai di percorrere il breve corridoio che dalla mia stanza portava verso la sala col televisore e di là verso il giardinetto fatto apposta per girare attorno ad un albero.

Odore di caffè.

Le gambe non tenevano.

Usai il muro grigio e pieno di scritte incise come corrimano.

Avevo voglia di fumare.

Il giorno prima mi avevano tolto ogni cosa potesse recare pericolo, tra queste l’accendino.

Ce ne era uno là fuori a qualche metro da me, per uso comune, legato ad una cordicella.

Sinistra.

Mollo il muro.

Una decina di passi.

Suona il cellulare.

“Come va?”

In quel momento tutta la concentrazione necessaria per affrontare quel breve cammino, tipo spermatozoi all’attacco per non morire, si addensò su quel “come va”.

Passi dimenticati.

“Sto completamente rincoglionito”

“Ti hanno dato qualcosa?”

“Non ricordo”

In effetti l’infermiera, quella acida che mi aveva privato dell’accendino infilandolo in un sacchetto di cellophane stile Alcatraz, mi aveva dato un bicchierino da caffè pieno per un quarto di una sostanza amarissima e una pasticca e un bicchiere d’acqua per ingollare il tutto.

Poi era rimasta di fronte a me.

In attesa.

“Apri la bocca”

La aprii.

“Mandata giù?”

“Avoja”

Si lo ricordavo benissimo. Ma se avessi risposto “Si mi hanno dato qualcosa” poi mi avrebbe chiesto cosa. E in quel momento mi girava tutto e avevo solo voglia di fumare.

“Vedrai che andrà  tutto bene” incalzò.

Raggiunsi sicuramente la cordicella con l’accendino impiccato perché sul tutto bene sentii meravigliosa la prima boccata di fumo trapassare la gola.

“Nun so che ditte” espirai.

“Non devi preoccuparti di nulla. Adesso pensa solo a stare meglio.”

Ecco, “stare meglio” non credo feci in tempo a sentirlo perché quelle parole furono coperte dal tonfo della mia testa che cadendo all’indietro fece la sua maldestra conoscenza col terreno.

No. Non svenni.

Erano state le gambe a cedere, forse.

Un attimo di mancamento completo.

“Ehy tutto bene?”

“AIUTOOOOOOOOOO”

Ecco si, tanta paura.

Era come se per un momento avessi capito cosa si prova a morire.

Tentai di rialzarmi.

Non avevo forza.

Pioviccicava.

Sentivo addosso umidiccio.

Ma tenevo il telefono alle orecchie.

“Chiama qualcuno.”

Era preoccupato.

Ma mai quanto me.

Soprattutto dopo che il mio tentativo di riprendere la posizione finì per fallire.

Un altro tonfo nel terreno.

Il telefono esplose dividendosi in tre pezzi.

Ma non persi i sensi.

O meglio, li ripresi quasi subito.

“AIUTOOOOOO”

Non c’era nessuno.

Vedevo gente affaccendata dentro le finestre.

Ma non sentivano.

O forse quel grido era forte solo dentro di me.

Forse non usciva voce dalla mia gola.

Stavo malissimo.

Neanche riuscivo a capire dove.

Ecco.

Una persona.

Si muove verso di me.

Mi guarda.

“Amir. Chiama qualcuno. Sto male.”

Mi guarda.

“Amir!”

Tira dritto.

Come se non fossi mai esistito.

“AIUTOOOOOOO!”

Niente.

Nessuno.

Devo ritentare.

C’è una sedia di plastica vicino a me.

Mi metto sulle ginocchia.

Alzo un braccio alla ricerca di un bracciolo.

Non vedo un cazzo.

Solo macchie.

Lo trovo.

Spingo forte.

Punto un piede e spingo forte.

Sono a buon punto.

Ce la farò.

Amir gira intorno.

Sembra cieco.

Completamente perso nelle sue bestemmie.

Completamente avulso dal mondo di fuori.

Provo a puntare più forte.

Senza forze ma convinto di potercela fare.

“AIUTOOOOOOOO AMIIIIIIIIIIIR CAZZO!”

Niente.

Devo fare da solo.

Sono solo.

Un ginocchio lascia il terreno.

Sento un moto di felicità.

Per un momento due righe di benessere incrociano formando una ics sul mio corpo.

Ringalluzzito spingo ancora.

...

Botte da orbi, corro come un matto, dove scappo, perché?

...

Non sono stato io. Non lo so chi è stato. Non posso dirlo chi è stato. Non l’ho fatto apposta. Si è colpa mia.

...

Bambino ha le mosche sopra. Sua mamma lavora. Porta la terra. Suo padre lavora. Mette la terra. Bambino così muore. Non morire bambino. Ti prego non morire.

...

Non ho visto nulla. Non posso inventare qualcosa che non ho visto. Me l’hai detto tu. Si in effetti forse ho visto. Ma cosa? Si ho visto tutto.

...

Fa freddo. C’è neve. Cosa ci faccio nudo su questo balcone. E’ buio. Cosa ci faccio qui. Lasciami. Lasciami andare.

...

Sangue e sudore.

...

...

Clown che ringhia con una cinta di cuoio duro in mano.

...

Ssssshhhh.

Poff

Il vuoto

...

...


Io non so quanto tempo passò.

Non so se fu la sedia a cedere.

O se qualcuno mi sparò.

So solo che aprii un occhio e vidi gente con bianca divisa d’ordinanza che mi si muoveva attorno, come impazzita.

“Ma dove eravate?”

...

...

...

Passai i due giorni successivi a dormire.

Senza sognare.

Senza pensare.

Senza esistere.



“Tu dici che ho pronunciato il nome invano
io neanche lo conosco il Nome
ma se anche lo conoscessi cosa cambierebbe per te?
C'è una vampata di luce
in ogni parola
non importa quale hai ascoltato
l'inno sacro o quello spezzato”



Per aria Halleluyah – Leonard Cohen