mercoledì 26 febbraio 2014

ANTONIO REZZA A ROMA PER SUNSHINE4PALESTINE 28/02/2014@ TEATRO CENTRALE PRENESTE


BLOG CHIUSO PER FESTA

Care amiche e cari amici,

ho il piacere di invitarvi a partecipare alla splendida performance di Antonio Rezza che si terra il 28 febbraio 2014 presso il Teatro Centrale Preneste a Roma in via Alberto da Giussano, 58 alle ore 21.00.
La performance dal titolo "Asta al Buio" è stata interamente donata da questo splendido performer a Sunshine4Palestine.
Il costo della serata è di 8 euro e verrà interamente devoluto a Sunshine4Palestine.
Per ulteriori info e prenotazioni si può usare la mail prenotas4p@gmail.com



L'associazione Sunshine4Palestine e' stata fondata nel gennaio 2013 con lo scopo di costruire un impianto fotovoltaico che renda energeticamente indipendente per 24 ore al giorno il Jenin Charity Hospital di Gaza, una struttura sita nel quartiere di Al-shijaia che soffre terribilmente dei tagli energetici e nonostante sia stata equipaggiata di macchinari estremamente moderni attraverso finanziamenti di varie NGO internazionali (Welfare Association, UNDP, Music for Peace tra le varie), non può offrire i propri servigi alla popolazione per più di poche ore al giorno a causa della carenza di elettricità. 
Abbiamo disegnato un impianto fotovoltaico modulare, composto di 3 moduli separati, e tre pacchi batterie che permetteranno il funzionamento 24/7 dell'ospedale.
Grazie ad una raccolta fondi ed ad un finanziamento ad opera della fondazione Vik Utopia Onlus, il primo modulo del nostro impianto e' stato già acquistato ed installato sul tetto dell'ospedale. 

Per ogni ulteriore informazione e per chi avesse voglia di fare donazioni è può consultare il sito www.sunshine4palestine.com.
E' attiva anche la pagina facebook alla quale vi invito a mettere un bel like 
www.facebook.com/sunshine4palestine

Un abbraccio

mercoledì 19 febbraio 2014

Non so proprio ndo mette le mano...


“Era una caldissima giornata di luglio. Il Riccetto che doveva farsi la prima comunione e la cresima, s'era alzato già alle cinque; ma mentre scendeva giù per via Donna Olimpia coi calzoni lunghi grigi e la camicetta bianca, piuttosto che un comunicando o un soldato di Gesù pareva un pischello quando se ne va acchittato pei lungoteveri a rimorchiare”
(da Ragazzi di Vita – Pier Paolo Pasolini)


Bene!

Adesso che ho mandato via tutti...

Pensieri compresi...

Posso finalmente dedicarmi alla ricerca...

Devo trovarlo assolutamente... E nelle prossime due ore...

Poi... Poi manco ce voglio pensà...

Al lavoro!

Intanto cercherò di essere il più possibile scientifico...

Comincio dal basso...

Dal basso a destra...

E poi via!

A salire... Verso sinistra...

Aspè!

Però...

Se io non l'avessi perso?

Magari qualcuno l'ha preso...

O... Magari è volato via... Da solo...

Impossibile?

Diceva sempre il vecchio Pietro di cominciare dalle cose impossibili quando sei alla ricerca di qualcosa...

Lo ricordo benissimo...

"Se cominci con le cose semplici, poi ti perdi d'animo... E magari ti perdi anche qualche volo della mente che potrebbe essere piacevole..."

Ok!

Comincio pensando che sia voluto andare via da me...

Perché l'avrà fatto?

Forse perché l'avevo messo un po' da parte...

Si sarà offeso?

Oh magari non si trovava bene in mezzo a quel libro o dentro a quel cassetto...

Cosa si fa quando non sei riuscito a trattenere a te qualcosa o qualcuno?

La si piange? Perché tanto ormai...

Oppure...

Oppure la si aspetta...

Oppure la si supplica...

Oppure si fa in modo di sostituirla?

E se fosse impossibile?

Che casino...

Non so più ndo sbatte la capoccia!

E di passare alle cose possibili manco mi va...

---

A cì! Già te sei fermato? Du' palle hai fatto! E nun me rompete li cojoni che lo devo da trovà... E mo stai la a sede come a un vecchio stanco?

Non so proprio ndo mette le mano...

Te ricordi quando t'eri perso la ciavatta?

Nun era 'na ciavatta qualsiasi... Era l'infradito dell'India!

Si si ... niente da dì... Solo che...

Solo che?

Ma nun te ricordi? L'avevi messa via pe' paura si perdesse...

Zitto! Zittozittozittozitto!!

Sei popo l'urtimo dei miei cani!!!

Ma poesse che la paura de rovina qualcheccosa deve fa in modo che te dimentichi che...

No No! Sei popo te che sei un coglione... Continua a girà co' quer capoccione... Vedi che vai a a finì dentr'a 'no strapiombo!

A sto giro la biretta te la sei meritata!

Si vabbè!  Ma mo rimettilo a posto sto coso che va a finì che te l'ariperdi!

Ah già!

Allora sta biretta?

Eddaje!

- - -


In fondo basta poco per non essere inghiottiti così come basta poco per restare completamente assorbiti ed invasi.

Forse è la paura.

Bisognerebbe abbatterla.

Facile a dirsi.

Ma quando ne sei invaso la testa si fa avvolgere e contamina tutto il corpo e tutta l’anima.

E la gente non lo sa.

La gente pensa che Riccetto va a rimorchià proprio l’unico giorno in cui deve lassà perde per cause di forza maggiore.




La gente pensa che quando t’aritrovi là sopra poi respirà e godette l’immenso.

Mica pensa che te pijeno le vertigini e pensi solo a come cazzo fa pe’ nun scatafasciatte de sotto.

Mica pensa che svenneresti l'anima ar diavolo pur de sarvatte 'r culo...

No no!

Nun ce pensa, anzi...

Nun vede l'ora de mettese in salvo pe' evità de guardà che fai er chioppo finale.



If God is who you fear
Then slowly disappear
Into the red cloud
He'll swallow your soul

Per aria - Red Cloud Erik Truffaz (feat. Ed Harcourt)

Un sentito ringraziamento a Marie Cosmo per avermi donato la fotografia inserita in questo post.

lunedì 17 febbraio 2014

Asleep

“Canta per addormentarmi
Canta per addormentarmi
Sono stanco ed ho
Voglia di andare a dormire
Canta per addormentarmi
Canta per addormentarmi
E poi lasciami in pace”

Il tuo urlo alle mie orecchie arriva come un canto
Strano vero?
Quanto godevi a vedermi succube dei tuoi pensieri?
Impaurito e rintanato in un angolo.
Pavido.
Spaurito e voglioso di continuare a sentire dolore.
Dai fallo ancora.
Guarda i miei occhi che non sono più sbarrati.
Che ti annichiliscono con un battito di ciglia.
Cosa fai ti specchi?
No.
Non sei tu.
Tu sei sempre quel mostro schifoso.
Non puoi cambiare.
Le tue sembianze e il tuo di dentro sono fossili immutati.
Scaglia i tuoi pugni contro il mio petto.
Forza!
Sono un fantasma.
Prendi il vuoto.
Compaio e scompaio alla tua vista.
Urla ancora alle mie orecchie che odono armonioso canto.
Un canto che serve a farmi prendere il sonno più leggero che esista.
Il sonno della morte di un uomo che lentamente non esiste più.

“Voglio che tu sappia
Che nel profondo del mio cuore
Mi sentirò felice di andarmene”

Cosa ti interessa di cosa sarà di me?
Io non sarò.
E senza di me tu non sarai.
Ad ognuno il proprio altrove.
Paura del nulla?
Non è forse meglio il nulla che quello che abbiamo avuto sinora?
Non cominciavi a provare fastidio?
Noia?
Voglia di cambiare?
No?
Davvero tu no?
Io si.
Ed in maniera talmente forte da non riuscire.
Da sentire il terrore addosso di un’impotenza bloccante.
Fino al momento in cui è bastato chiudere gli occhi per fotterti e renderti innocuo.
Urla ancora di quel canto di cui ho bisogno per andare verso il mio ultimo sonno.
Domani sarò dove tu non ci sarai più.
Sarà nulla o sarà qualsiasi altra cosa.

“C'è un altro mondo
C'è un mondo migliore
Ebbene, deve esserci
Ebbene, deve esserci
Addio.. Addio..”


Per aria Asleep – The Smiths

giovedì 13 febbraio 2014

hai bisogno di silenzio intorno e dentro di te


Non è un ricordo...

Di quelli che vengon su quando un odore noto risale le narici per andare a risvegliare un punto a metà strada tra cervello e cuore...

E non è una speranza...

DI quelle che culli costruendoci su nell'atmosfera tipica del dormiveglia...

E' qualcosa di difficile da sviscerare...

E' una parte di te...

Di quelle che ti sono ignote...

Di quelle che ti stupiscono quando vengono allo scoperto.

E' un attimo difficilissimo da cogliere e percepire...

Hai bisogno di fortuna e di talento per farlo.

E hai bisogno di silenzio intorno e dentro di te.

E' come se in un punto debbano convergere e posarsi assieme un miliardo di altri punti...

Come risucchiati da una strana forma di attrazione entusiasta ma fugace.

Ci sono scoperte che si fanno su noi stessi che ti lasciano interdetti...

Quasi se una forza estranea volesse prenderti e portari in una dimensione più elevata...

...Parallela...

Non è pazzia...

Forse.

Forse è solo un nuovo primo giorno...

Di quelli in cui senti di avere a disposizione la tavolozza, con tutti i colori che sei, ancora intonsa... 
Per aria The sounds of silence - Pat Metheny
grazie a Barbara per la canzone :-)

martedì 11 febbraio 2014

Sei l’uomo o il suo riflesso?


Ascolta

Prendi la tua tensione tra le mani

Assumine il ritmo

Accompagnala

Lo senti?

Puoi controllare

Non lasciarti sbattere sopra ogni spigolo a disposizione.

Ascolta

Melodia che si fa culla

Rallenta

La senti?

Si fa docile

Scatta a tratti

Ma non riesce più a scaraventarti dove vuole

E’ in tuo completo controllo.

Ascolta

Come cambia la melodia alle tue orecchie?

Cosa succede quando sposti l’attenzione?

Cosa senti?

E’ dolore vivo o percezione?

E tu chi sei?

Sei l’uomo o il suo riflesso?

Riapri gli occhi.

Vedi luce o continui a giocare con le macchie? 

"Kanne Kanmaniye
 Kannurangaiyo Poove"



Per aria Pi’s Lullaby - Mychael Danna and Bombay Jayashri

mercoledì 5 febbraio 2014

Affetti contabilizzati


Io ricordo che avevo bisogno di sapere chi tenesse a me.

E che dovevo chiaramente valorizzare l’intensità degli affetti.

Trascorrevo gran parte dei pomeriggi dopo la scuola ed il pranzo sopra una scrivania rimediata posta di fronte ad una finestra nella stanza dei miei.

Qualcuno entrava qualche volta per controllare che studiassi e che non perdessi tempo a giocare con le figurine.

Non andavo bene a scuola e non avevo voglia di studiare, ma dare al di fuori la sensazione che fossi più stupido che svogliato mi faceva sentire più protetto.

A volte squillava il telefono che naturalmente era attaccato ad un filo e che naturalmente non era sulla mia precaria scrivania.

Per rispondere al telefono dovevo alzarmi, girare di centottanta gradi e camminare verso la porta della stanza, prende la cornetta e...

Naturalmente nella maggior parte dei casi rispondeva qualcuno dal salone.

Attendevo il tempo necessario per i convenevoli e...

“PER TEEEEEEEEE. RISPONDIIIIIIII”

Io ricordo che avevo bisogno di sapere chi tenesse a me.

E che dovevo chiaramente valorizzare l’intensità degli affetti.

Ogni volta che ricevevo una telefonata correvo verso il mio covo, aprivo il secondo cassetto, tiravo fuori la mia bella scatoletta di legno dei segreti più inconfessabili ed estraevo il foglietto delle ics.

Il foglietto delle ics era suddiviso in varie sezioni.

C’era la sezione delle telefonate, quella delle citofonate e quella delle chiacchierate.

Ogni sezione era suddivisa in due sottosezioni.

Maschi e femmine.

Sotto ognuna di esse un elenco di nomi di persona.

Vicino ad ognuno di essi una ics che, nel caso di specie, indicava che avevo ricevuto una telefonata o una citofonata o che ci avevo addirittura chiacchierato.

Ritenevo fosse quello l’unico modo per capire quanto una persona tenesse a me.

E poi ogni cinque ics avevo deciso che sarei stato io a chiamare, così, per dimostrare riconoscenza.

Si.

Era difficilissimo che fossi io quello che muoveva il sedere dalla sedia e cominciava a roteare le dita su quel goffo telefono grigio topo.

Ho sempre atteso.

Per inadeguatezza forse.

Chissà?

E poi c’era una legenda nascosta in un altro cassetto.

Chi supera le dieci telefonate in un mese va tenuto sotto controllo.

Soprattutto se è una femmina, che non chiede i compiti, che non sta organizzando una partita a calcio o che, peggio, chiama semplicemente per sapere come stai.

Dopo qualche tempo il semplice come stai trasformo le ics in pallettoni da schioppo di cacciatore.

Come cazzo era possibile che la mia compagna di banco, per scelta della prof di lettere sia chiaro, chiamasse ogni santo giorno per sapere come stessi?

E come cazzo era possibile che non chiamasse mai la domenica?

E soprattutto...

Come cazzo era possibile che un giorno quando le chiesi “ma come mai chiami tutti i giorni per sapere come sto?”

Lei rispondesse “Così sei costretto a chiamare tu il sabato e ad invitarmi a fare una passeggiata”

Ma no cazzo! Io non l’ho mai invitata. Lo giuro!

Eppure la sezione chiacchierate la vedeva al primo posto senza rivali.

Io ricordo che avevo bisogno di sapere chi tenesse a me.

E che dovevo chiaramente valorizzare l’intensità degli affetti.

Però tutto questo mi spaventava.

Ed io di norma scappavo.

Sempre.

E sempre quegli affetti contabilizzati alla fine si scocciavano di rincorrermi.

E quelle ics diminuivano piano piano soppiantate dall’arrivo dei campi di calcio a cinque con le docce.

E dai cellulari ed i loro sms.

E da mi madre che un giorno mi disse “Ma come mai non ti chiama più?”

“Don't you worry
'bout what you've done,
Don't feel sorry
'bout the way it's gone.
Just remember when you were small
How people seemed so tall
Always had their way”

Per aria Remember - John Lennon







martedì 4 febbraio 2014

E vabbè!

Mi spaventa guardare lontano.

Verso l'orizzonte... Così per fare un esempio...

Certo mi affascina anche.

...che poi la paura è quella tipica di chi guarda verso l'infinito e si scopre a fare un frontale con il capolinea...

Il fascino, invece, è quello di chi cammina, quasi con incoscienza, godendosi il panorama e scoprendosi con i calli ai piedi di essere di fronte ad un nuovo infinito...

Assai diverso anche se identico nell'essenza a quello appena superato.

Cazzarola pure la presunzione di sorpassare l'infinito...

E vabbè!

Adoro alzare gli occhi al cielo e trovare occhi che mi guardano.

... che poi un sacco di volte li sento come una minaccia...

Spesso carezza.

O chissà cos'altro...

Mi piace lasciarmi cullare dal silenzio.

Non mi fa paura il silenzio...

E neanche il buio mi fa paura...

Nemmeno quello che ti assale quando sei con gli occhi aperti.

Piuttosto quello che mi spaventa sono le grida che squarciano il silenzio.

E i lampi che annullano il buio quasi per sfregio.

Detesto gli addii...

Quelli sentiti... Quelli costruiti... Programmati... Banali...

Preferisco andar via senza farmi trovare nel momento topico.

A che serve scambiarsi un ciao... un arrivederci... un chissà che cosa se è destinato ad essere ricordato come ultimo?


Per aria Restless Farewell – Bob Dylan