venerdì 19 dicembre 2014

Un’altra tazza di caffè



E’ molto probabile che accada ancora.

Ed è sicuro che, qualora realmente accada, ne resterai comunque spiazzato.

E ne soffrirai.

Non c’è esperienza che regga.

Quando metti tutto te stesso in qualcosa e poi fai il botto succede che.

Succede sempre che dirai “Basta! Non succederà più!”

E succede che poi tanto alla fine hai bisogno di ricominciare.

Ti illuderai di essere rinato.

Benedirai chi e cosa ti ha dato gli stimoli “giusti”.

Santificherai chi e cosa ti ha salvato la vita.

Il tutto in attesa del nuovo baratro.

Banale.

Come aprire una finestra e sperare arrivi ossigeno.

Ma poi ti accorgi che ti sei alzato tardi e il traffico sotto casa impazza.

E quello che viene su è solo smog,

Tossisci.

E richiudi.

Banale.

Come quando corri senza guardare il tuo tempo per tutto il tragitto.

E senti che stai andando davvero bene.

Ma poi ti accorgi che la mancanza di sofferenza era solo perché stavi andando troppo piano

E ti gratti la testa e ti senti una pippa.

Banalissimo.

No.

Non sto cercando di dissuadere il cammino.

O forse si.

O forse sto cercando di dare meno importanza al chi e al cosa.

Ma non di certo per acquisirla per me stesso.

So chi sono.

Ma non so cosa sono.

C’è differenza.

Come la differenza tra potenziale e capacità di far fruttare il potenziale.

Come la differenza tra un uomo morto e un uomo vivo.

Banale.

Un uomo morto può crogiolarsi sul già fatto.

Un uomo vivo non se ne fa nulla del già fatto.

Se non riempire la cesta della nostalgia.

Banale.

Come è banale il pessimismo.

Come è banale che il qui e ora sia solo voglia di essere assente.

A se stessi.

Agli altri.

A chi per loro.

Un’altra tazza di caffè.


Per favore.

Non mi serve altro.

Per aria Another cup of coffe – Bob Dylan

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