lunedì 29 dicembre 2014

Paola. La scatola mancante.

Per coloro che volessero leggere la storia dall'inizio di seguito le puntate precedenti


  1. Testamento
  2. Giulia. La scatola azzurra. Parte 1.
  3. Giulia. La scatola azzurra. Parte 2.
  4. Giorgio. La scatola Grigia.
  5. Fabio. La scatola gialla.
  6. Lisa. La scatola rossa.
  7. Stefano. La scatola viola

Paola. La scatola mancante.


Qualcuno aveva parlato.

Qualcuno aveva promesso senza mantenere, senza rispettare.

Non era neanche corso a casa per vedere cosa la lotteria di un testamento avesse scelto per lui.

Era uscito da quel palazzaccio antico del centro della Roma bene e, dopo aver cercato in rubrica,  aveva lasciato andare quella chiamata traditrice.

“Ehy ciao come stai?”

Ciao Paola, indovina ndo sto!”

“Ma che ne so, dimmi tu!”

Sto ai Parioli. E pensavo di trovare anche te qui

“Si col teletrasporto!”

Lei non capiva bene il perché di quella chiamata, ma sentiva che c’era qualcosa che l’avrebbe turbata.

Non aveva neanche saputo di quella morte.

Lei lo aveva cancellato dalla sua memoria.

Così come, alla prova dei fatti, aveva fatto lui.

Scusa, Ma hai saputo?

“Cosa?”

Avrebbe dovuto cambiare discorso.

Lui era sempre stato solo e soltanto punto di contatto tra loro.

O meglio non avrebbe avuto motivo di chiamarla se non per parlarle di lui.

E ora, per una questione di pura meschinità, si ritrovava là a tirarle addosso quel passato che non era tornato e che non aveva intenzione di tornare per sua vita propria.

Quel passato sepolto, che era silente, ma che non aveva fatto i conti con il pettegolezzo di un povero stolto.

No, niente. Volevo sapere come stai. Che fai. E’ passato davvero tanto tempo

“Senti, se hai qualcosa da dirmi fallo. Ho davvero un lavoro infinito da fare.”

Cominciava ad innervosirsi.

Risentiva tornare addosso il disagio di quei giorni.

Quando ogni persona chiedeva e l’unica risposta che non poteva dare era quella giusta.

E’ morto. Un mese fa. Non so neanche di cosa. Non so neanche dove. So solo che oggi sto qui perché un notaio mi ha chiamato per l’apertura del testamento di cui ero tra i beneficiari. Un testamento strano. Scatole, promesse. Ecco io ho anche promesso che nessuno avrebbe saputo di questo ma. Ecco io non ho mai mantenuto una promessa e...

“E perché cominciare proprio ora vero?”

Quella battuta le uscì ancor prima di realizzare.

Si fece spiegare meglio.

Fece millemila domande.

Nessuna risposta su quella morte.

Solo la spiegazione dettagliatissima di quella mezz’ora passata in quello studio.

Non so cosa altro dirti, davvero.

“Perché l’hai fatto?”

Così per capire perché a te niente.

“Ma a te cosa cambia? Devi sempre ficcare il naso? Sei un...”

Lui attaccò prima che lei finisse.

Sorrise sarcastico.

Accese facebook.

E postò sul suo diario.

“Oggi si scarta una bella scatola”.

Lei rimase immobile.

Realizzando a poco a poco.

Incazzata per quel modo di fare.

Mentre i flashback del passato cominciavano a rincorrerla.

Mentre faceva di tutto per bloccarli.

Era bravissima a cancellare quello che non voleva vedere.

Ma stavolta sarebbe stato difficile.

Una morte dà dolore comunque.

E l’essere messa da parte da un ultimo abbraccio che si faceva dono dà fastidio, comunque.

Le tornò in mente quella foto.

La foto di un pazzo.

Non aveva mai capito cosa ci fosse di così attraente in quello sguardo.

Ma aveva capito sin dal principio che quell’uomo sarebbe entrato a piè pari nella sua vita.

Per dipingerla.

Per accompagnarla per un pezzo.

Per ossessionarla.

In fondo lei trasformava così tutte le persone con cui aveva a che fare.

Lei era passione e distruzione.

Lei era carezza e schiaffo.

Per se stessa, per chiunque.

Lei prendeva.

Faceva suo.

Esasperava.

Respingeva.

Rendeva colpevoli.

Demoliva.

Ma lei tutto questo lo percepiva solo lontanamente.

Non sarebbe mai cambiata.

Avrebbe solo caricato se stessa di quel dolore che sapeva sopportare bene.

Le bastava spegnere dentro un bianco rumore tutto quanto.

Ovattare.

Annullare.

Girare pagina.

E pensare di avere addosso le frustrazioni altrui come una maledizione.

Tanto era indistruttibile.

O almeno si dipingeva così per non schiantare.

Perché non l’aveva scelta?

Ci aveva pensato a lei quando compose quel gioco di morte?

Ci aveva pensato e volutamente l’aveva tenuta fuori o le era semplicemente fuoriuscita dai ricordi?

Aprì il cassetto della sua scrivania.

Rovistò.

Trovò quell’anello che le aveva dato il giorno in cui la disperazione lo avvinghiò.

Aveva uno strano modo di esprimere il suo affetto lui.

Donare un anello ad una persona nel preciso istante in cui percepiva seriamente che non avrebbe più avuto nulla a che fare con lei.

Sorrise.

Di un sorriso pregno di amarezza.

Il ricordo di lui le dava comunque rabbia.

Ripensava a quelle minacce.

Anche se aveva capito molto bene che si sarebbero sempre rivelate false.

Che erano soltanto un grido disperato di non essere abbandonati.

Ma lei pensava solo a chiudere e ad uscire senza che venisse compromesso il mondo che si era costruito attorno.

E quindi la sua reazione sarebbe comunque stata quella che si ha di fronte ad una minaccia.

Di chiusura e di paura.

Di odio.

Per non compromettersi mai.

Costi quel che costi.

Fino all’annullamento completo di se stessa.

Non le sarebbe importato di se stessa dentro, ma doveva difendere la se stessa di fuori.

Era così che era andata fino a quel giorno e così sarebbe andata per sempre.

“Basta! Basta!”

Si alzò.

Si coprì bene.

Uscì.

Fece le scale di corsa.

Fuori faceva un freddo bestiale.

Ma sapeva come fare e dove andare quando gli incubi si facevano pressanti.

Sapeva dove trovare rifugio quando qualche mostro ricompariva.

Era la sua salvezza e il suo modo di continuare comunque.

Era il modo per mettere via senza mai andare a fondo.

Per continuare, imperterrita quel suo cammino sulla terra.

In fondo che colpa aveva lei se l’avevano costruita così?

Trattata sempre come un peso.

Come qualcosa da possedere.

Come un oggetto per farsi belli.

Che colpa aveva lei se era stato intralcio e chissà cosa altro di terribile?

“Cosa avresti messo in quella scatola? E che colore avresti scelto per me?”

Vuoto.

“Rispondi!”

Vuoto completo.

“Lo so che sei qui, ti sento.”

Non avrebbe mai risposto.

Non c’era semplicemente.

Non c’era più.

E non c’era più da quel giorno in cui scelse che c’era qualcosa di più importante di lui da fare.

Non c’era più da quando aveva deciso di leggere i suoi pensieri come sporchi e pericolosi.

Sapendo di sbagliare nel profondo dove mai avrebbe avuto il coraggio di arrivare.

Ma con la certezza di essere nel giusto.

Sempre e comunque.

A difesa di qualcosa di superiore ad ogni cosa.

Scoprì forse solo in quel momento quanto possa essere importante una parola detta negli occhi.

Ma era troppo tardi.

Troppo tardi per ascoltarla.

Troppo tardi per convincerlo che c’era qualcosa di molto più importante da difendere.

Fu risvegliata dal torpore in cui era caduta, dopo essersi seduta in macchina, da una notifica su wattsapp...

“Con chi cazzo stai?”

Sorrise.

Spense il telefono.

Sfogliò qualche altro ricordo.

Di quelli belli stavolta.

“Io comunque, paro paro”.

Scosse il capo.

Si asciugò una lacrima.

Accese il motore della sua macchina e si infilò nella nebbia.

Per lasciare la città.

Per andare via.

Lontano.

E poi comunque tornare.

A quei giorni che non amava ma che qualcuno aveva disegnato per lei.

Quasi fosse l’unica opportunità.


Torno a casa senza più dolore
torno a casa prima o poi domani
a casa dove tutto sarà migliore
torno a casa senza il mio fardello
torno a casa dietro il sipario
torno a casa senza il travestimento
che ho indossato finora


Per aria Going Home - Marianne Faithfull

8 commenti:

  1. Sapere di essere la Paolo di Qualcuno, credi sia peggio di non saperlo? La vergogna che pervade dopo averti letto, è difficile da scrollarsi da dosso

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    1. Paola. O chiunque non è mai di qualcuno.
      Ognuno trascorre le sue vite come essere unico.
      Il peggiore dei gangster come il migliore dei santi.
      Poi si relaziona.
      Entra in condivisione, ne esce, a seconda del proprio sentire e delle proprie necessità e paure.
      Come chi ha di fronte.
      Libertà è anche dolore.
      Libertà è anche saper accettare gli allineamenti che non si compiono o che non durano.
      Se stessi.
      Anche se fuori non capiscono.
      O ci mettono troppo a farlo.
      La vergogna è per un altra dimensione.

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  2. È un meraviglioso caso che io sia capitata qui proprio su questo post, con questo nome: il mio.

    Troppo curiosa per non leggere tutte le puntate precedenti; letteralmente divorate. Bellissimo il grigio, col sasso. Il significato.

    Sarei felice di sapere come ti è venuta questa idea. Mi affascina conoscere cosa ispira certe storie. Io non ci arriverei mai ^.^

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    1. le idee arrivano come vasi che precipitano sulla testa da un balcone...
      ma non lasciano il bernoccolo...
      ...solo scie chimiche di inchiostro...

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  3. Certi finali sono intoccabili per cui non mi stupisce che per Paola non ci siano state scatole di alcun colore. Per alcune persone va rispettato "l'ultimo gesto".
    Però mi spiace che siamo arrivati al capolinea, stava diventando una bella abitudine venire a leggere queste storie così diverse ma così uguali, legate da un filo comune. La solitudine.

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  4. Questa si che è una buona notizia di inizio anno :)

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