giovedì 13 novembre 2014

Giulia. La scatola azzurra. Parte 1.

Uscì da quell’ufficio senza alzare gli occhi.

Non rispose ad alcun cenno di saluto.

Non aveva pensieri.

Sembrava davvero essere schiava di quella promessa appena compiuta.

Un’ora almeno di viaggio in una Roma impazzita di un umido pomeriggio feriale di novembre.

Scese le scale per i tre piani che la separavano dal terreno.

Quegli ascensori chiusi in una gabbia di metallo dei palazzi antichi di mamma Roma li aveva sempre detestati. Non per paura, ma per quello strano pudore che, se dovesse succedere qualcosa, è meglio che nessuno da fuori veda le reazioni.

“Tu sei matta come una scimmia, so 6 piani cazzo, stamo ‘mbriachi come du’ ...”

Le sembrava di sentirlo ancora quando quella sera decise comunque di accompagnarla fino alla porta di casa e, prima di paragonare la loro ubriacatura a non si sa cosa, si accasciò sulle scale tra il quarto e il quinto piano della sua casa ai Parioli.

 Chissà perché aveva scelto quel notaio?

Proprio nello stesso palazzo dove viveva sua mamma.

Due piani sotto.

“Ma nun potevi abità al quarto piano? Nun avrei certo fatto la figura de quello che stira perché nun aregge du’ birette”.

Si, forse voleva solo darle un ricordo in più.

Di quei ricordi che metti via perché tanto non servono a nulla.

O almeno sembra.

Il ricordo di uno scemo che “Due birre?? A due a due vorrai dire!”

“Beh, vabbè, che cambia?”

Prima di uscire da quel palazzo che aveva segnato infanzia, adolescenza e qualcosa altro dopo cercò con uno sguardo di traverso la cassetta della posta, puntò la penultima in alto e nella sua mente le emozioni di quando trovava quelle buste azzurre.

Gioia.

Emozione.

Incazzatura.

Tenerezza.

Indifferenza.

Per tanto tempo gli era stato impedito di vederla, di chiamarla, di avere qualsiasi contatto con lei.

E lui infilava lettere con la busta azzurra in quella buca troppo corta per contenerle tutte.

Chissà quante ne erano state portate via?

Chissà quante delle sue parole non aveva letto.

Aveva solo rallentato il passo e ormai aveva varcato quel portone che pensava di non dover più vedere nella sua vita.

Avrebbe dovuto camminare un po’ per raggiungere Castro Pretorio dove un vagone affollato della Metro di Roma la avrebbe portata al capolinea più a Sud, dove un autobus di disperati l’avrebbe portata a.

(Certe storie è meglio non raccontarle con precisione. Dare al lettore quel luogo potrebbe risultare assolutamente incomprensibile. E portarlo a smettere di leggere o ad appassionarsi troppo.
C’è un viaggio da fare e una scatola da aprire.
La prima)

Giulia era ormai di fronte alla porta dischiusa dell’ultimo vagone di quella metropolitana intrisa di scritte e di colori.

“Ma secondo te i murales che fanno sopra a le metro se ponno chiamà metrales?”

Aveva la sensazione di sentirlo accanto a tentare di infilare la sua mano sotto il suo braccio.

Un sorriso.

Una lacrima nel greto del suo viso.

Cuffie alle orecchie.

Play.

“E' certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile dovresti credermi
sentirti qui con me perché tu non ci sei
mi piacerebbe sai sentirti piangere
anche una lacrima per pochi attimi”

(continua)


Per aria Nuotando nell’aria – Marlene Kuntz


8 commenti:

  1. allora, l'azzurra è di Giulia...ma cosa conterrà? intanto mi hai ricordato qesto film,che mi è particolarmente piaciuto e, questa scena in particolare
    http://youtu.be/w29_RoQOnaA
    e questa canzone che faceva parte del film e che mi fa piangere ancora
    http://youtu.be/kSmrKEsgp_E
    ciao Giuseppe :)

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  2. piaciuto molto anche a me...
    purtroppo ho dovuto fermarmi nello scrivere.
    stava diventando troppo...
    troppo non so dire cosa.
    ritenteremo.
    grazie e un abbraccio

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    1. personale?
      mi dispiace un po' ...sopratutto perché aspettavo una scatola tutta per me.
      va bene ok mi rassegno, ciao :)

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  3. S. la tua è tra le 10.
    Non so bene quale.
    Ma so che c'è.
    E poi decido io.
    Ma ho dei dubbi sul tuo colore preferito e su altri piccoli dettagli.
    No.
    Non dirmelo!
    :-)

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    1. certo che non ti dico nulla, perderei tutto lo sfizio ;)
      adoro questa canzone
      buona giornata :*

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  4. Ho come l'impressione che non sapremo nulla del contenuto delle scatole né di altro e la cosa mi lascia un po di amaro in bocca. Forse perchè ho estremo bisogno di cose concrete. Sogni compresi :)
    Ciao Giuseppe

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    1. non so cosa dire.
      so solo che il mio sogno è lasciar libero l'istinto.
      ciao Saretta :-)

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  5. bello , mi é piaciuto tanto :)

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