venerdì 21 novembre 2014

Giorgio. La scatola Grigia.



Non avrebbe mai pensato che dopo tanto tempo sarebbe tornato.

Ci aveva sperato, certo, tantissimo.

Ma il tempo ha la capacità di smorzare l’intensità delle emozioni.

Ed in fondo la speranza è un’emozione.

Aveva saputo della morte del suo vecchio amico da quella raccomandata con ricevuta di ritorno del notaio.

Non aveva avuto reazioni particolari.

Aveva preso un vecchio cd, l’aveva messo su, ed era andato a scartabellare vecchie foto di gioventù.

Nessuna lacrima.

Nessun moto di rabbia.

In fondo erano morti l’uno per l’altro tanto tempo prima.

Ricordi si.

Quelli cominciavano ad affiorare lentamente.

In fondo quando si costruisce una civiltà e quando questa viene distrutta e sotterrata da altre, prima o poi qualche pazzo di archeologo o qualche costruttore di palazzi la tirerà fuori e la metterà alla mercé del mondo nuovo in cui si trova.

Ma era strano quel mondo.

Guardava le sue mani che tenevano quella lettera e ripensava a quel giorno in cui...

“Tu eri l’unico che sapeva. Tu hai giocato sul mio dramma. Tu sei una merda”.

Aveva sempre ritenuto quelle parole esagerate.

Ma dopo un po’ di tentativi di riavvicinamento respinti con durezza aveva rinunciato.

Ed ora si trovava davanti a quella scatola.

Grigia.

Perché grigia?

“Io non sono una persona grigia. Perché mi ha visto grigio quel pezzo di merda!”

Aveva assistito alla lettura di quel testamento pensando alle frase di Osho che aveva postato su facebook la sera prima “Coloro che conoscono la morte dall’interno, hanno perso tutte le paure della morte”.

Adorava intripparsi su cose senza risposta razionale.

Poteva dire e pensare quello che voleva.

E poteva tranquillamente confutare ogni pensiero che perveniva lateralmente a prendersi gioco di lui.

Voleva una promessa quel suo vecchio amico.

“Prometto che quello che avrò in dono da questa giornata resterà fatto mio che non sarà condiviso con nessuno”.

Quella era per lui una promessa impossibile da mantenere e lo sapeva benissimo.

Ma naturalmente vinse la curiosità di andare a vedere.

Non si accorse dello occhiatine di alcuni altri partecipanti a quella lettura che promettevano con una tranquillità che in quel momento a lui mancava.

Non si accorse che in quel momento aveva fatto un patto contro natura.

La sua.

Scese le scale incrociando lo sguardo di Giulia.

Si stupì del fatto di non sapere chi fosse.

Si stupì della sua dolcezza.

Si stupì di vedere una persona che sembrava non esistesse.

Avrebbe voluto parlarle.

Chiedere.

Sapere.

Ma non poteva.

Aveva promesso.

O meglio.

Aveva di fronte una persona che aveva promesso.

E questo era un blocco di qualità ben superiore al suo.

Ed ora si trovava davanti a quella scatola.

Grigia.

Perché grigia?

“Io non sono una persona grigia. Perché mi ha visto grigio quel pezzo di merda!”

Era uscito da quel vecchio palazzo e aveva trovato la sua macchina completamente battezzata dagli storni che andavano a nanna sopra gli alberi di quel parcheggio improvvisato.

Sorrise pensando che qualcuno quel giorno si stesse prendendo gioco di lui.

Prese il cellulare.

Cercò in rubrica quel numero che non entrava più in coppia col suo da tantissimo tempo.

Diede il comando di invio.

“Il telefono della persona chiamata potrebbe essere spento”

Salì in macchina.

Non accese lo stereo.

Spruzzò acqua sul vetro e diede vita al tergicristallo.

Ci volle più di un’ora per raggiungere quella casa oltre il grande raccordo anulare dalla parte opposta di Roma.

Pensò a tutto o, meglio, e a niente.

Era stanco.

Preoccupato.

Aveva una voglia pazzesca di non trovarsi di fronte a qualcosa di.

Di non sapeva neanche lui cosa.

Prese l’ascensore.

Non lo faceva mai.

Avete presente quando senti di esserti guadagnato la cena per il semplice fatto di aver rinunciato almeno tre volte ad un ascensore durante la giornata?

Aprì la porta.

Accese la luce.

Ed ora si trovava davanti a quella scatola.

Grigia.

Perché grigia?

“Io non sono una persona grigia. Perché mi ha visto grigio quel pezzo di merda!”

Con un cazzotto la bucò nel centro esatto.

Infilo le mani unite in quel buco, afferrò i lembi e le fece divergere con forza verso l’esterno.

Si aprì come una cozza.

Ne guardò il contenuto.

Un’altra scatola.

Identica.

Più piccola.

Più grigia,

La prese.

La scosse.

Era leggerissima.

Quella scatola conteneva altre scatole.

Che si sarebbero dischiuse fino a raggiungere l’ultima, della grandezza di una scatola di cerini.

La teneva in mano.

La prese tra la parte interna del pollice e quella del mignolo.

La scosse vicino all’orecchio.

C’era qualcosa dentro che sbatteva contro le pareti di cartoncino.

La aprì mentre la canzone che andava a far da sottofondo a quel momento della sua vita volgeva al termine.

Un pezzo di pietra.

Avvolto in una carta.

“Vedi? Nella vita succede che costruisci grandi cose. Le dipingi di bellezza. Rendi il tuo essere indispensabile agli altri. Ne acquisti la fiducia. Prendi tra le tue mani ogni cosa di loro. E poi, senza pensare la butti via. In un amen. E poi succede che neanche ti accorgi di quello che hai fatto. Pensi siano impazzite quando ti prendono a calci nel culo. Ne parli male. Chiedi scusa, magari. Ma sono scuse ipocrite di stampo cattolico. E poi rimane questo. Un piccolo sasso. Questo piccolo sasso lo tenevo tra le mani il giorno in cui proferivi quelle parole con sufficienza ed è stata dolce compagnia e sfogatoio. Ha un bel valore per me. Vale assai più di quanto vali tu.”

Non si mosse per qualche ora se non per scuotere la testa.

Poi sorrise tra se e se.

E confermò a se stesso che aveva avuto a che fare con un pazzo.

Ripensò per un attimo agli occhi blu di Giulia.

Chissà chi era?

Chissà che c’era nella sua scatola.

Prese un sigaro.

Lo tagliò e si mise a pensare.

Chissà a che cosa poi?


Per aria Damage – David Sylvian & Robert Fripp

2 commenti:

  1. certo che essere visti grigi...è il colore più brutto in assoluto.
    Come dare del pazzo, a chi ti dice la verità, è la scusa/alibi per se stessi
    più facile che ci sia.
    aspettiamo le altre scatole :)
    ciao

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  2. Una volta una psichiatra mi fece un test dei colori (ebbene si, avrei potuto esser passa :)), misi il grigio come ultimo colore, addirittura dopo il nero. Perchè il nero si sa cos'è, o meglio, so cos'è per me: è vuoto, morte, buio, paura. Il grigio è ignavo, e merita il nulla come la sua posizione presa. Credo che peggio, a Giorgio, non poteva andare.
    E vediamo chi viene dopo...

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