giovedì 23 ottobre 2014

Resti?

Che succede cazzo! Cosa?

...

Parla! Guardami!

...

Ti prego ascoltami...

...

Cazzo!

- - -

La cosa incredibile è che avrebbe fatto di tutto per scuotermi.

Avrebbe persino dimenticato che le restavano pochi giorni da vivere.

Se avesse potuto avrebbe venduto l’anima al diavolo pur di non morire.

Non per se stessa ma per me soltanto.

Ma era troppo tardi.

Troppo tardi per cercare l’ultima possibile cura.

Troppo tardi per coinvolgere la gente a fare donazioni alla ricerca.

Troppo tardi per cercare quel bastardo del diavolo che, tanto ormai, con lei aveva fatto il suo dovere qualche mese prima.

La cosa incredibile era che l’unica sua preoccupazione sembrava essere quella di costruirmi la sua assenza nella maniera meno devastante possibile.

Ma ero chiuso.

Come un povero riccio impaurito da ogni cosa.

Come se fossi io stesso a dover lasciare il mondo.

E avevo sensi di colpa violentissimi.

E avevo voglia di farla stare tranquilla.

Ma come facevo?

Come faceva?

Come si fa quando hai una sentenza di morte inappellabile?

Cosa pensa il condannato a morte nel preciso istante in cui il liquido assassino entra nella sua vena?

Perché?

Perché?

Cazzo perché?

- - -

Calmati adesso.

Perché?

Io sono qui. Sto qui. Ancora qui.

Abbracciami!

Sono qui.

Non andare via cazzo! Fai qualcosa!

Sono qui.

Perché? Cazzo perché?

...

- - -

Non era il massimo della relazione dialettica.

Ed i ruoli erano assolutamente scambiati.

Come cazzo era possibile che dovesse trascorrere i suoi ultimi momenti appresso a me che ero disperato ed assolutamente intrattabile?

Come poteva?

Come cazzo riusciva ad avere a che fare con uno che ce l’aveva col mondo, con gli uomini, con dio, con se stesso.

Con quella dolcezza poi.

E senza rassegnazione.

Senza paura.

Senza alcun bisogno di ostentare emozioni negative o rabbiose o tristi o deluse.

Cristo!

Aveva gli occhi limpidi.

La pelle liscissima e distesa.

Ogni sofferenza sembrava svanita.

Non rimetteva più da giorni.

Non aveva più febbre.

Sembrava addirittura riaver preso peso.

Guarita cazzo.

Sembrava guarita.

- - -

Ecco, bravo, così.

...

Stai sereno.

Non andare via.

Sono qui.

Come faccio senza di te?

...

Hai un buon odore...

Scemo!

Dai fatti sniffare...

Smettila mi fai il solletico!

Eddaiiiii!

Voglio regalarti una cosa...

Cosa?

Apri quell’armadio...

No dai ora no, restiamo abbracciati.

...

- - -

Mi donò la cosa più importante che aveva.

Lo fece con una grazia infinita.

Ero la persona che più di tutte al mondo era per lei degna di custodire l’unico oggetto cui davvero tenesse.

Non me lo faceva neanche toccare quando mi costringeva ad assistere ai suoi esercizi pallosissimi.

La custodia era rovinata all’esterno.

Ma dentro era splendente.

Bambagia amaranto e odore di pece.

Quello strumento aveva passato tanto tempo tra le sue mani e le sue spalle, appoggiato a quel viso meraviglioso.

Ora era mio.

Non lo tirai mai fuori dalla sua casa, limitandomi ad accarezzarlo di tanto in tanto, leggendo quel bigliettino che aveva lasciato per me dentro.

- - -

Ma poi il diavolo tornò, maledetto.

Aveva deciso di divertirsi ancora un po’.

Aveva preso sembianze di burocrate della morte.

Di qualcuno che lavora a morte avvenuta per dividere le vesti e spartire, per dare a chi per legge c’era anche se nella realtà pensava ad altro.

Quel qualcuno decise al suo posto che io non fossi degno di quel dono.

Quel qualcuno decise che quella lettera che mi eleggeva possessore di quel dono era carta straccia. E me lo disse usando parole orribili.

Quel qualcuno decise che era roba per eredi.

Quel qualcuno però non potè levarmi le ultime parole che ci scambiammo.

- - -

Fai qualcosa di grande...

Io?

Si tu...

Maddai...

Fai qualcosa di grande e nel momento in cui senti che si sta realizzando pensami intensamente.

...

Che c’è?

Resti?

...

“Chi può conoscere
I pensieri di Mary Jane
Perché vola
O esce nella pioggia
Dov'è stata
E chi ha visto
Nel suo viaggio verso le stelle”


Per Aria The Thoughts of Mary Jane – Nick Drake




6 commenti:

  1. non si pensa più, questo accade, ci si guarda intorno, finalmente ti accorgi che sei viva, proprio quando l' inesorabile è alle porte, trattieni il fiato e pensi a chi ami, c'è chi (ri)trova Dio, oppure si rilassa e prende a piene mani, quello che ci si nega, quando si è morti dentro.Poi esistono imperscrutabili occasioni o culo e puoi tornare a (ri)vivere.
    una carezza

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    1. parla parla ancora... dai dai per favore S.!

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    2. che altro posso dirti che tu non sappia già ? Posso dirti che scatta nella persona ammalata, sarà merito dello spirito di conservazione, delle persone che ti sono vicine, una sorta di velo di Maya, si ascolta ma non si capisce realmente o non si vuole, si è consapevoli ma nello stesso tempo c'è negazione
      finché si ha un briciolo di forza fisica e la nausea non ti distrugge, però ogni giorno è diverso, ogni giorno nel bene e nel male se sei ancora su questo mondo ti sorprendi e vivi. Certo esistono persone brutte dentro che la malattia rende ancora più cattive, ma dura poco, si cambia si, ci si riappropria della propria umanità, dei limiti.Non ci si deve sentire in colpa, se si è accanto ad una persona che sta male, solo vivere con leggerezza qualcosa che è più pesante del piombo. So che sono parole retoriche forse, ma non c'è altro da aggiungere. Promettimi di sorridere, questo lo devi al fatto. che tu ci sei anche per lei .
      se ho compreso il tuo scritto. tanti sorrisi

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    3. Retoriche un par de palle...
      Sono parole che mi fanno bene...
      ... e ti ringrazio...
      di cuore.
      Ah...
      Hai compreso eh!
      L'essenza tutta.

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    4. sono contenta, di esserti stata utile :)
      quando vuoi ci sono
      basta un punto sul blog e arrivo a sirene spiegate :)
      ti abbraccio

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  2. Non sono in grado di sostenere "le partenze". Non ne ho la forza. Per me, per la mia anima, non sono che "addii" travestiti da "arrivederci" (chissàdovequandocome). Qualcosa di troppo grande. E' tutto ciò che posso dirti Giuseppe.

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