lunedì 22 settembre 2014

Un sogno che mi consola. Ponti non muri.

Non sono ancora riuscito bene a metabolizzare la bellezza di un incontro.

Per scriverne intendo.

E’ un po’ come se avessi perso di vista la semplicità.

La mia naturalmente.

Ma ho bisogno di farlo.

Per mettere un paletto al quale appendere le emozioni più belle.

Da andare a guardare nei momenti in cui c’è bisogno di bellezza e di stimoli per costruire.

Ancora e ancora.

E’ per questo che credo sia il caso di raccontarvi una storia.

- - -

“Fratè abbiamo organizzato una cosa”

Riesco a sentire l’accento delle sue parole anche quando leggo un messaggio sul cellulare.

E riesco a sentirne l’entusiasmo.

Quando butta giù frasi di questo tipo, lei, sta per fare qualcosa di grande.

E quando arriva il richiamo, mai la richiesta di qualcosa, o prendi al volo o è uguale.

Per lei naturalmente.

Andrà al punto.

Senza clamori.

In maniera devastante.

E così è stato.

“Dimmi tutto”

“Poi ti mando una cosa”.

Stava semplicemente iniziando a fare il suo regalo.

Non avrei cambiato una virgola nella riuscita dell’impresa che si era messa in testa.

La mia presenza sarebbe stata meravigliosa.

Per me.

Lavinia e le persone meravigliose che circondano i suoi ogni giorno aveva deciso di portare a Sassari la squadra dei giovani atleti di Sassari.

E aveva deciso che sarebbe stato per loro un momento eccezionale.

Un abbraccio e un motivo di crescita e di speranza.

E, cazzarola, aveva anche deciso di darmi la possibilità di farne parte.

Come con Betlemme e i bimbi della Creche.

Come con gli enormi doni che ha fatto alla mia India tanti anni fa.

Come con Sunshine4Palestine.

Così.

Gratis.

Come fosse per pazzia se guardata con gli occhi tipici di chi guarda il mondo senza vederlo.

E, naturalmente, è stata lei a mandarmi a Gerico a conoscere quegli occhi e quei sorrisi, semplicemente chiedendomi di ospitare a casa mia una persona di là qualche tempo prima.

Un incanto di incastri perfettissimi.

Senza calcoli.

Senza manie di primeggiare.

Amore puro e pieno.

E fu così che mi andai a fare un allenamento a Gerico.

E fu così che mi sfondai due quadricipiti per fare lo scemo con Duha.

E fu così che una sera di settembre mi trovai nel taxi di Costantino all’aeroporto di Alghero, insieme a Marcolino, destinazione Sassari.

Destinazione bellezza.

Non racconterò le singole giornate.

Potete farvi tranquillamente una scorpacciata di racconti e di foto sulla pagina di Ponti non Muri.

Ma quello che mi interessa segnare su queste pagine è la forza che ho ricevuto in cambio di nulla.

Sogni nuovi da costruire.

Sorrisi, abbracci, doni.

Senza alcun grillo di protagonismo in un mondo dove ormai conta solo farsi notare, come se ogni afflato di solidarietà fosse una gara ad arrivare primi e ben visibili.

Qua si arriva in silenzio.

So sardi in fondo.

Abituati a non aspettarsi molto.

Abituati a dare infischiandosene di ricevere lodi.

Qua ti capita di girare per strada e ritrovarti invitato a cena in 12.

Così, solo per avere la possibilità di parlare.

Eccetera, eccetera, eccetera.

Vorrei con queste parole disordinate dire grazie.

Fare una lista di nomi.

Ma ne dimenticherei qualcuno.

Mi basta farne un paio, sapendo bene che intorno a questi si è mossa una città intera.

A te Lavinia, basta, che poi te la tiri troppo.

Io ringrazio Claudio, quello delle piscine e la sua macchina fotografica sempre sorridente.

E ringrazio Silvia, quella che io davvero non so come fa a vivere da quando i ragazzi, come li chiama lei, sono andati via e che vuole fare la dura ma non ci riesce.

Tutti gli altri hanno fatto giro girotondo attorno a loro e li adoro tutti, anche se non credo lo abbiano capito, maledetto il mio chiudermi sempre.

E naturalmente ringrazio i ragazzi.

Mohammed, il pisano.

Mamoon, il Chuppa,

Duha, le mortacci tue.

Sameh, che quando corre sembra abbia ali.

Raneen, la bambina incazzata... no bambina ragazza!

Io non vedo l’ora di partire con voi alla costruzione di speranze che sembravano sopite.

“ogni tre ami
c'è una stella marina
ogni tre stelle
c'è un aereo che vola
ogni tre notti
un sogno che mi consola”



Per aria Le acciughe fanno il pallone – Fabrizio De André

Andate a vedere la pagina di Ponti non Muri su facebook e capirete di più di quanto io non sia riuscito a fare.




Nessun commento:

Posta un commento

il tuo commento è molto più importante di quello che hai appena letto