sabato 26 luglio 2014

Cammina e racconta, idiota!

Arriva lento.

Circospetto e un po’ timoroso.

Fa piccoli passi.

Sembra volersi fermare per avere la sicurezza di non.

Poi trova una sorta di corridoio.

Si sente più protetto avvolta da pareti a 
destra e a sinistra.

Sa di non essere seguito.

Sa che deve pensare solo ad avanzare.

Non ha bivi davanti.

Solo strada.

Lunghissima forse.

Piatta forse.

Non ha alcuna intenzione di allungare il passo.

Corre.

Sente il bisogno di correre.

I battiti al collo aumentano.

E’ frenesia sincopata.

Ritmo che trova vigore.

Melodia avvolgente.

Psichedeliche pulsioni.


Si ferma.

Non a prender fiato.

Si ferma per abbandonare sull’angolo di quella curva a gomito che lo ha bloccato tutti i suoi risentimenti.

Si ferma per trasformare la rabbia nel prodotto generato da un guscio d’uovo nell’acido muriatico.

Si ferma per non avere sensazione di sé.

Abbandonare la sensazione di sé.

Si accovaccia con la fronte sulle ginocchia e le mani a spingere dalle orecchie.

Il vuoto avvolge.

Il vuoto toglie il fiato.

Il vuoto lascia inerti.

Scossa.


“Vieni qua idiota!”

Le mani si allargano.

La testa prende quota.

Le gambe tendono a sollevare.

Gli occhi vanno a cercare.

“Chi?...”

Gli occhi non riescono a vedere.

“Chi ha parlato?”

La voce non arriva alle sue orecchie incapace di uscire.

Non sa.

Non capisce.

Il bisogno è quello di tornare indietro.

Chiuso ai lati.

Nessun cambio di direzione.

O avanti,

O…

Chiuso per tre lati.

Dietro di se la strada percorsa è inghiottita e la voragine corre verso di lui.

O avanti,

O sarà inghiottito dagli inferi.

Surplace dei pensieri.

Frastuono nell’anima.

Cuore fermo per il troppo vibrare.

“Cammina idiota”

La salvezza.

E’ la salvezza ed il bisogno di lei che chiamano.

“Cammina e racconta”

“Chi sei? Dove sei?””

Solo quella voce che di colpo rende pacato tutto.

“Io non sono”

“Tu hai voce. Ti sento.”

“Cammina e racconta cosa senti, idiota”

Non era mai stato avvolto da un suono così melodioso.

Un termine così dolce fatto su misura per lui.

Per i suoi desideri di essere accarezzato.

Cammino di nuovo.

Imposto.

Parlare.

Senza pensare a cosa dire.

A tirar fuori.

“Fa male sentire
Fa male alla faccia
Fa male a nascondere
Fa male al tatto
Fa male svegliarsi
Fa male ricordare
Fa male tenere”

Nuova fermata.

Un atroce senso di soffocamento.

All’indietro.

L’inspirazione che funziona.

Area dentro.

E l’espirazione che.

“Aiuto. Soffoco.”

L’aria non esce.

Rimane dentro.

Non ne può entrare più.

Non c’è più spazio nei polmoni.

Ma continua.

Non si ferma il flusso.

Un soffio senza fine a riempire.

“Continua, idiota. Cammina e parla”

Ancora quella voce.

Salvifica.

“Il male  implacabile
Il male del vuoto
Il male di volere
Il male di andare
Il male di ciò che manca
Il male mi sta uccidendo”

Forse sta per arrivare la morte.

La sensazione è forte.

Ha sputato fuori.

Ma non era quello.

Non era il fiato a opprimere il suo flusso vitale.

Non era assolutamente quello.

“Cosa faccio ora?”

Nessuna risposta.

Solo una luce fioca alla fine di quel corridoio maledetto.

Due luci fioche.

Forse tre.

Ancora una.

Tre.

Da impazzire.

“Cosa faccio ora?”

 “Cammina, idiota! Manca poco.”

Il passo di nuovo a regime.

Forse davvero l’ultimo sforzo per uscire fuori da.

Un pensiero a frenare.

Cos’era?

Un incubo?

Il post mortem?

Cos’era?

Chi era?

Cosa voleva da lui?


“Cammina idiota, ti sento!”

Come poteva entrare nei suoi pensieri?

E quella musica?

Chi aveva potuto mai pensare a 18 minuti di orgasmo musicale come quello?

Era tutto terribilmente opprimente.

Ma l’aria era salubre.

Paura e sicurezza.

Dolore e consolazione.

“Cosa pensi, idiota?”

Fuori
Per sempre
Spegnerlo
Per sempre
Per sempre
Spegnerlo per sempre

“Cosa pensi di fare, idiota?”

“Mai cieco”

Steso su un prato.

Dita incrociate sotto la testa.

Una gamba tesa e una col piede a terra piegata.

Sole a coprire.

Una carezza.

Un bacio.

Per aria Lights (long versione) - Archive




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