mercoledì 25 giugno 2014

Suzanne

Lotti

E ci metti tutto te stesso

Perché solo su te stesso puoi contare

Ti guardi intorno

Cerchi sguardi

Un appoggio che attutisca le cadute

Nulla

Solo ombre che si affannano

Ombre che inseguono ombre

Ombre che schizzano da un punto verso lontanissimo

Lotti

E desisti

Quel punto senti di essere proprio tu

Perché?

Quale male porto dentro?

Chi sono?

Perché sono costretto a sentire tutto questo?

Suzanne ti conduce nel suo posto vicino al fiume
Puoi sentire le barche passare
Puoi trascorrere la notte accanto a lei
E sai che lei è mezza pazza
Ma è il motivo per il quale vuoi essere lì
E ti offre tre  arance
Che arrivano dalla lontana Cina

E poi mi racconta che non è come penso

Mi dice che è quello il mio premio

Lo stesso che hanno dato a lei

Lo stesso che...

E Gesù era un marinaio
Quando camminò sull'acqua
E trascorse molto tempo a guardare
Dalla sua torre di legno solitaria
E quando fu sicuro
Che solo gli uomini che stavano affogando potessero vederlo
Disse: "tutti gli uomini allora saranno marinai fino a che il mare non li libererà"
Ma lui stesso era un uomo distrutto
Molto prima che il cielo si aprisse
Abbandonato, pressochè umano
Affondò sotto la tua saggezza come una pietra

Cazzate

Una lurida marea di cazzate

Solo voci

Solo cose che vorresti capire

Che hai paura di capire

Che non capirai mai

Guardi verso lontano

Alla ricerca di una cazzo di qualcosa che non sai che cazzo sia

La vista si annebbia

Perde contatto con la realtà

Il nulla

E quella devastazione

Mischiati assieme

Senza grumi

Senza niente

E ti conduce lungo il fiume
Indossa stracci e piume
Presi dal banco dell'Esercito della Salvezza
E il sole manda raggi color del miele
Sulla nostra signora del porto
E lei ti indica dove guardare
Fra l'immondizia e i fiori
Ci sono eroi fra le alghe
Ci sono bambini nel mattino
Si sporgono all'amore
E si sporgeranno così per sempre
Mentre Suzanne tiene lo specchio

Mi lascio guidare

Guardo quel dito che indica

Guardo quel punto

Sono in quello specchio

Muovo la testa

Di fronte a me tutto è fermo

Urlo

Tutto fermo

Prendo a pugni da dentro

Nessuna reazione

Impreco

Bestemmio

Niente

Niente

Niente

“Quel giorno Suzanne decise di buttare via quello specchio. Non poteva più sopportare quella sensazione. Si era convinta che fosse stato fabbricato esclusivamente per darle una percezione sballata di sé. Decise però che non era giusto gettarlo assieme alla spazzatura di ogni giorno. Si prese un momento e tornò lungo quel fiume dove soleva andare per raccogliere i suoi pensieri. Decise di bere un po’ per rendere il più annebbiati e irrazionali possibile i suoi pensieri. Non c’erano decisioni da prendere, erano prese ormai, ma aveva bisogno di non avere ripensamenti. Si sedette su quel sasso che sembrava fatto apposta per il suo splendido culo. Chiuse gli occhi per un istante. Con una mano frugò nella sua grande borsa. Prese lo specchio ci guardò dentro e vide quella parte di sé che imprecava rabbiosa. Lo baciò.  Per un istante sentì calde labbra poggiarsi sulle sue. Per un istante capì che era solo desiderio di amare ed essere amata. Ma ormai era troppo tardi. L'alcool la convinse che era solo quello che voleva, ma che la realtà non era quella. Sospirò. Si asciugò una lacrima che colava sulla sua guancia. Raccolse tutte le forze. Nessun pensiero.
Nessun pensiero.
Nessun pensiero.
Un ultimo sospiro.
Un urlo.
...
Lo specchio cadde di taglio nell'acqua.
Neanche uno schizzo accompagnò il suo sparire nell'abisso.


Per aria Suzanne – Leonard Cohen

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