venerdì 6 giugno 2014

Non so se capita solo a me


Aspettavo da un po’.

Con la mente che vagava rimbalzando dal se avessi al chissà cosa posso fare.

Ricordi e sogni si mescolavano confondendosi tra di loro.

Non so.

Non so se capita solo a me.

Quel chiudersi in se stessi, magari appoggiandosi ad un albero lontanissimo dai rumori quotidiani, o di notte, quando tutti dormono.

E cominciare a ripensare a momenti andati.

E cominciare a cambiar loro aspetto.

Dinamiche.

Non so se capita solo a me di confondere quello che è successo con quello che sarebbe successo se mi fossi comportato diversamente.

Se avessi atteso di più o se avessi avuto il coraggio di lasciar andare cose rimaste nella realtà inespresse.

Aspettavo da un po’.

Perché, in fondo, arriva il momento in cui non puoi fare altro che aspettare.

Anche se non sai bene cosa o perché.

Perché, semplicemente, non hai altra scelta che la resa.

O sei troppo stanco.

O perché hai raggiunto un luogo in cui il tempo si ferma.

Dove niente e nessuno può raggiungerti se non lo voglia fortemente.

Nessun rumore.

Nessuna aspettativa.

Aspettavo da un po’.

Non in posa da attesa.

Infatti mi addormentai serenamente.

Per finire a dormire finalmente senza sogni e senza incubi.

Senza anima.

“Many times I've been a traveler
I looked for something new
In days of old
When nights were cold
I wandered without you
But those days I thought my eyes
Had seen you standing near
Though blindness is confusing
It shows that you're not here”

Per aria Soldier of fortune  - Deep Purple

1 commento:

  1. si dice che il ricordo sia un modo di incontrarsi (cit) rivisitare ciò che è stato, e nel farlo, sì può capitare, di con_fondersi, smarrirsi e tanto altro

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