giovedì 1 maggio 2014

Lettera (quasi) d'amore

Cara Sara,

non te l’aspettavi eh?
In realtà un paio di settimane fa neanche io pensavo che mi sarei trovato nella cameretta di mio figlio a scriverti.
Ma la vita lo fa.
La vita a volte ti tira fuori la voglia di andare oltre, di cercare di capire.
E anche di avere la voglia pazzesca di far incontrare mani che per motivi neanche tanto oscuri si odiano.
Starai pensando a un pazzo.
Ti chiederai chi sono, ma soprattutto cosa voglio.
Eppure ho la certezza che tu ne sai di me assai di più di quanto io ne sappia di te.
Conosci sicuramente il mio nome, sai perché un paio di volte nella mia vita nel giro di pochi giorni, seppur terrorizzato, avrei voluto incrociare i tuoi occhi, sai probabilmente che faccia ho, cosa faccio nella vita e, sicuramente, avrai cercato in qualche database supersegreto un segno di odio nei confronti del tuo popolo.
Io conosco il tuo nome, so quale è il tuo lavoro e, superficialmente, posso constatare il tuo scopo nella vita: impedire alle persone che si vogliono bene di abbracciarsi.
In fondo era questo il motivo che mi ha spinto verso di te, detentrice del potere di dare un ok o un diniego alla mia richiesta di superare un confine.
Per le altre cose non c’è bisogno che io passi da te.
C’è qualcun altro che al tuo posto lo fa.
Ma io è te che voglio.
Ho bisogno dei tuoi occhi nei miei.
Ho bisogno di vedere quanto siano curate le tue mani.
Ho bisogno di capire se avresti il coraggio di spararmi in mezzo agli occhi dopo aver trascorso un po’ di tempo con me.
Io non ho nulla da nascondere, da nasconderti.
Sono venuto da te come avevi chiesto.
Perché ti sei tirata indietro proprio alla fine?
Perché sei fatta così?
Perché avevi già deciso che avresti fatto così?
O perché il tuo ex ti ha lasciata via mail e hai deciso di fargliela pagare al primo venuto sul tuo cammino?
Al primo venuto sul tuo cammino…
Ne sai qualcosa vero?
Cosa ti hanno raccontato i tuoi nonni di quel tempo in cui erano perseguitati?
Non ti hanno detto che la sofferenza che hanno passato è impossibile da sopportare.
Nessuno di loro ti ha detto “non augurerei al peggior nemico…”
Ma non voglio provocarti.
A volte mi incazzo, perdo la bussola, perché sento dentro il mio corpo le ingiustizie più di quanto tu possa capire.
Io ora ho bisogno di un contatto con te.
Magari davanti ad una birra vestiti casual, senza la tua divisa e senza il tuo fucile.
Vorrei vedere che sorridi di fronte ad una delle mie cazzate, capire cosa senti dentro quando non sei dentro quell’ ufficio vicino alla spiaggia di Ashkelon, sentire che hai un cuore che pulsa, che si emoziona, che piange e che…
Come funziona il tuo cuore?
Ecco a me piacerebbe capire questo.
E magari renderti partecipe delle mie pulsazioni.
Trovare dei punti in comune.
Ci pensi?
Potremmo finire per abbracciarci.
Annullando l’odio che io in questo periodo ho provato per te e quello che tu provi per un popolo intero.
Utopia?
Sai Sara, in questi giorni ho cercato la tua faccia su facebook.
Ce ne sono diverse col tuo nome.
Ma ce n’è una che mi ha colpito.
Che mi ha lasciato dentro il segno che fossi proprio tu.
E’ una faccia che fa il verso, chissà a chi?
Simpatica anche.
Una faccia che prenderei volentieri a schiaffi se solo pensassi al dolore che mi hai provocato.
Una faccia che riempierei di baci se lo dimenticassi.
Si.
Non sono fatto per le mezze misure.
Mi sono arreso perché è da stupidi morire per nulla, lasciando a se stesso un futuro migliore.
Il futuro che spero.
Anche per te sai?
Per questo sono pronto a tornare.
Sono pronto a fare quel viaggio da Gerusalemme intriso di paura, timori e terrore.
Sono pronto ad avere ancora la prospettiva di aspettare per ore in una macchina, mentre qualche tuo amico controlla ogni mia mossa facendo finta di fumare spensierato, pur di tentare di incontrarti ancora.
Sono pronto ad essere tacciato di pericoloso criminale da codice 6 a Ben Gourion (con che diritto poi?) ed essere torturato per ore.
Io sono pronto davvero a fare anche delle stronzate pur di toglierti il peso di quello che fai.
Eh si cara Sara, io adesso non voglio più passare per quel valico maledetto solo per poter abbracciare persone che sono dentro Gaza e che amo.
Io adesso voglio venire a salvarti.
Voglio che il tuo sonno sia tranquillo, i tuoi sorrisi a tutta bocca, i tuoi pianti coi luccicotti.
Perché sono strasicuro che chi lavora per conto di un oppressore non riuscirà mai ad avere le emozioni più normali libere di lasciarsi andare.
Sono sicuro che non potrai mai amare nessuno come sono capace io.
Sbaglio?
Pensaci.
Immagina.
Io sono qui.
Ora lo sai.
Ti aspetto.
Un abbraccio grande.
G.


Per aria Imagine – Lady Gaga

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