giovedì 29 maggio 2014

La paura arriva all’improvviso si annida alla bocca dello stomaco e non ti fa più respirare


“Gli ultimi anni che ho vissuto,
gli ultimi fiumi si sono essiccati,
e le ferite - sì, fanno ancora male

Sono impulsi.

Visti da fuori, seduti su una poltrona, sembrerebbero facili da gestire.

Con la razionalità tutto può essere messo nel giusto equilibrio.

Vissuti da dentro è diverso.

E’ come avere un numero imprecisato di libri.

E avere la necessità di impilarli.

Uno sopra all’altro.

E senza avere il tempo di mettere i più grandi e resistenti sotto.

Hai i libri.

Hai le tue mani.

Hai uno spazio che diventa sempre più stretto e solo più alto.

Devi restringere assolutamente.

Hai il bisogno assoluto di non veder risucchiato dalla catastrofe anche uno solo dei tuoi preziosi volumi.

E hai solo pancia.

Prendi a caso e cominci a impilare alla meglio.

Sudando per la rabbia di dover fare una cosa che non ami fare.

Sentendo che il tuo respiro cambia ritmo come fosse in preda all'ossessione di non trovare più ossigeno vitale.

E il pulso sulla carotide diventa un rumore insopportabile.

Visto da fuori sembri un pazzo.

C’è una splendida libreria di fronte a te.

Visto da dentro sei un pazzo.

Non è una libreria quella.

Sono le sbarre spesse di un carcere.

Guardando là fuori senti scrocchiare pop corn e friccicare coca cola.

Stanno aspettando il crollo di quella torre instabile.

Con la stessa tensione con cui si aspetta la pummarola alla partenza di un gran premio di formula uno.

Dentro non si ha il tempo di tentare di amalgamare con due mani quel lavoro pazzo che hai fatto male.

In un istante e senza che nulla attorno abbia spostato aria, ti ritrovi sepolto dal crollo di quei tomi.

Fuori ridono.

Qualcuno si commuove di nascosto.

Altri restano impassibili.

Dentro rimane il baratro di chi dentro a un film non ci sta proprio.

Dentro rimane la rabbia e il senso di colpa.

Dentro resti sepolto da quello che hai costruito senza pensare.

Lasciando andare perché ti sembrava la cosa giusta.

Dentro senti che hai perso ogni speranza.

E resti inerte.

Chiudi gli occhi.

Cerchi di dare le spalle a tutto e ad addormentarti come se fosse l’unica difesa.

Fuori vanno via.

Verso le loro vite.

Dimentichi di quello che hanno appena visto.

Lasciando cartacce e pezzi di cibo non consumati.

Dentro provi, come fosse l'unica salvezza, ma non riesci a dormire.

Sei completamente livido.

Uno di quei libri ti spinge sulla schiena aprendo ferite nuove.

Lo prendi come se stessi tirando fuori la spada dalla roccia.

Guarda quegli occhi.



Sorridi per un istante.

Lo apri a caso cercando un segno.

Ti accarezzi il punto in cui con un angolo spingeva nei tuoi reni.

E...

“La paura arriva all’improvviso si annida alla bocca dello stomaco e non ti fa più respirare”.

Lasci che un numero imprecisato di lacrime ti scendano lungo il viso guardandoti bene di sodomizzarne il cammino con le mani.

Senti il bisogno assoluto di leggerlo tutto.

Con un solo fiato. 

Quello che avevi paura di non avere più. 

Senti che la speranza, a volte, comincia nel preciso istante in cui sai che è tutto finito.

E senti che puoi finalmente dormire per un istante senza avere la paura del mostro.

Semplicemente perché quel sentire orrendo non è una cosa che sei l’unico al mondo al provare.

Con mezzo occhio aperto magari.

Perché non si sa mai.

Per aria Heima – Sigur Ros

Quel libro capitato tra le mie mani quasi per miracolo è “Come vuoi morire” di Susan Dabbous (edito Castelvecchi editore).
Questo libro è il diario di una prigionia.
Il 3 aprile del 2013 Susan Dabbous, giornalista di origini siriane, è stata rapita in Siria insieme ad altri tre reporter italiani.
La bellezza di questo libro è che nasconde tra le sue pieghe tutte le emozioni possibili.
Un inno al sentire.
Un inno al resistere anche quando ti manca l’aria.
Un inno alla gioia di vivere e alla speranza.
In questo libro si incontrano anime di persone lontanissime tra loro alle quali la vita ha donato momenti in cui possono sovrapporsi e respirare assieme.
In questo libro si prova la sana invidia per non essere mai stati in grado di raccontare i propri stati d’animo.
Questo è per chi è.
Non per chi pensa di essere.
Questo libro non è un libro per chi cerca gossip in un dolore.
Non lo troverà mai.


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