mercoledì 5 febbraio 2014

Affetti contabilizzati


Io ricordo che avevo bisogno di sapere chi tenesse a me.

E che dovevo chiaramente valorizzare l’intensità degli affetti.

Trascorrevo gran parte dei pomeriggi dopo la scuola ed il pranzo sopra una scrivania rimediata posta di fronte ad una finestra nella stanza dei miei.

Qualcuno entrava qualche volta per controllare che studiassi e che non perdessi tempo a giocare con le figurine.

Non andavo bene a scuola e non avevo voglia di studiare, ma dare al di fuori la sensazione che fossi più stupido che svogliato mi faceva sentire più protetto.

A volte squillava il telefono che naturalmente era attaccato ad un filo e che naturalmente non era sulla mia precaria scrivania.

Per rispondere al telefono dovevo alzarmi, girare di centottanta gradi e camminare verso la porta della stanza, prende la cornetta e...

Naturalmente nella maggior parte dei casi rispondeva qualcuno dal salone.

Attendevo il tempo necessario per i convenevoli e...

“PER TEEEEEEEEE. RISPONDIIIIIIII”

Io ricordo che avevo bisogno di sapere chi tenesse a me.

E che dovevo chiaramente valorizzare l’intensità degli affetti.

Ogni volta che ricevevo una telefonata correvo verso il mio covo, aprivo il secondo cassetto, tiravo fuori la mia bella scatoletta di legno dei segreti più inconfessabili ed estraevo il foglietto delle ics.

Il foglietto delle ics era suddiviso in varie sezioni.

C’era la sezione delle telefonate, quella delle citofonate e quella delle chiacchierate.

Ogni sezione era suddivisa in due sottosezioni.

Maschi e femmine.

Sotto ognuna di esse un elenco di nomi di persona.

Vicino ad ognuno di essi una ics che, nel caso di specie, indicava che avevo ricevuto una telefonata o una citofonata o che ci avevo addirittura chiacchierato.

Ritenevo fosse quello l’unico modo per capire quanto una persona tenesse a me.

E poi ogni cinque ics avevo deciso che sarei stato io a chiamare, così, per dimostrare riconoscenza.

Si.

Era difficilissimo che fossi io quello che muoveva il sedere dalla sedia e cominciava a roteare le dita su quel goffo telefono grigio topo.

Ho sempre atteso.

Per inadeguatezza forse.

Chissà?

E poi c’era una legenda nascosta in un altro cassetto.

Chi supera le dieci telefonate in un mese va tenuto sotto controllo.

Soprattutto se è una femmina, che non chiede i compiti, che non sta organizzando una partita a calcio o che, peggio, chiama semplicemente per sapere come stai.

Dopo qualche tempo il semplice come stai trasformo le ics in pallettoni da schioppo di cacciatore.

Come cazzo era possibile che la mia compagna di banco, per scelta della prof di lettere sia chiaro, chiamasse ogni santo giorno per sapere come stessi?

E come cazzo era possibile che non chiamasse mai la domenica?

E soprattutto...

Come cazzo era possibile che un giorno quando le chiesi “ma come mai chiami tutti i giorni per sapere come sto?”

Lei rispondesse “Così sei costretto a chiamare tu il sabato e ad invitarmi a fare una passeggiata”

Ma no cazzo! Io non l’ho mai invitata. Lo giuro!

Eppure la sezione chiacchierate la vedeva al primo posto senza rivali.

Io ricordo che avevo bisogno di sapere chi tenesse a me.

E che dovevo chiaramente valorizzare l’intensità degli affetti.

Però tutto questo mi spaventava.

Ed io di norma scappavo.

Sempre.

E sempre quegli affetti contabilizzati alla fine si scocciavano di rincorrermi.

E quelle ics diminuivano piano piano soppiantate dall’arrivo dei campi di calcio a cinque con le docce.

E dai cellulari ed i loro sms.

E da mi madre che un giorno mi disse “Ma come mai non ti chiama più?”

“Don't you worry
'bout what you've done,
Don't feel sorry
'bout the way it's gone.
Just remember when you were small
How people seemed so tall
Always had their way”

Per aria Remember - John Lennon







3 commenti:

  1. Ho sempre atteso.
    Per inadeguatezza forse.

    O forse per l'idea di esserlo.
    Succede che ci si attacchi addosso. Fortemente quanto erroneamente

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    Risposte
    1. Succede che si cerchi la speranza dove la speranza non c'è...
      ...ma che ne sapevamo noi?

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  2. Credo di essere stata più volte dall'altra parte del telefono...nel senso che mi identifico molto in chi tira su il telefono e chiama, in chi muove il primo passo, in chi agisce pur di...alla fine è solamente l'a
    Teo lato della medaglia...anche io credo di averlo fatto quasi sempre sulla scorta dell'inadeguatezza che sentivo e del bisogno di essere vista, riconosciuta...ho solo trovato per come son fatta un modo diverso dal tuo...credo di averne incontrati come te in passato e prendo questo tuo scritto come una sorta di risposta alle tante domande che mi sono fatta quando qualcuno che sembrava tenesse a me improvvisamente spariva...ti mando un abbraccio che possa arrivarti davvero...

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