venerdì 28 giugno 2013

Il racconto di un sogno...

Il sogno...

Il racconto di un sogno...

L'emozione degli occhi che guardano su...

Come se proprio da lì debba arrivare...

Non la realizzazione...

Perchè il sogno esiste in quanto tale...

Ha dignità propria...

A prescindere...
 

(le bimbe di Um Al-Nasser kindergarten, north Gaza strip, Annalisa e Rosa) 
Io amo quando ci si racconta un sogno...

Quando ce lo si racconta senza la frenesia del dopo...
Quando il racconto prescinde anche dalle parole perché basta guardare gli occhi...

Quando nulla e nessuno potrà portare il racconto alla malinconia...

Perchè è qualcosa che resta in sospensione nel cuore...

Nelle tempie...

Gli obiettivi non appartengono al sogno...

Gli obiettivi appartengono alla voglia di possederlo quel sogno...

...E alla paura di sentirsi frustrati se non arriva nulla...

Il possesso di un sogno è come il possesso di una nuvola...

Quando smetti di guardarla per stringerla tra le mani fai la fine di quello che pur di avere il poco perde il tutto...

Io amo quando il sogno entra in condivisione...

Io amo quando la condivisione porta a farmi amare le labbra e gli occhi che lo cantano...

Io amo la carezza del sogno...

Qualunque esso sia...
Per aria The Way you Dream - Asha Bhosle & Michael Stipe
Dedicato a Rosa Schiano e al suo, al nostro, sogno


mercoledì 26 giugno 2013

Lui almeno poteva sonà 'r bongo pe' se stesso...

"Me ne andai nella grande città
dove c’é molto sound
dalla giungla alla città
cercando una corona più grande"

Io me ne devo annà!!

Era ora!

Come era ora?

Ah si si! Quando uno prende na decisione io faccio de tutto pe' assecondalla! Pe' daje forza a chi l'ha presa!

Assecondalla? Daje forza?

Eh si! Stamo dentro a 'n mondo ndo nessuno rischia... C'avemo tutti paura che la strada vecchia è sempre mejo de quella nova... Se cacamo sotto pe' fa un passo!

Ma a te nun te ne frega na mazza se resto o se vado?

E mo che c'entra?

Come che c'entra?

Te m'hai detto che hai deciso d'annattene... Mica m'hai chiesto se me dispiace che te ne vai!

Si vabbè... Ma...

Che t'aspettavi che me t'avvinghiassi alle caviglie urlando "Nun me lassà!!"?

Mah? Io m'aspettavo che magari me chiedessi perché... Che te manca qua?

E dopo?

E dopo boh? Magari potevo tornà sui miei passi...

Pe' pijamme la colpa pe' na vita intera d'avette costretto a rimanè legato al palo... E no a bello! Mica me ce freghi!

E allora che fo? Vo?

"Dicono che sono un pagliaccio
che faccio troppi suoni sporchi"

E vai!

E' che qua io sto come un re...

E' troppo ve?

E' che a me nun m'abbasta più manco de sentimme un re...

Ce l'hai un talento te? Che ne so? Sai sonà li bonghi?

No...

Azz... King of the Bongo almeno c'aveva quelli...

Ma che cazzo stai a dì?

No... E' che quanno King of the Bongo è annato via dalla terra sua era un re... e poi...

E poi?

E poi è annato via... Cercava na corona più grande... Gente nuova con cui suonà...

E poi?

E poi vide che nun gliene fregava un cazzo a nessuno del suono che faceva...

E poi?

E poi niente... Poi rimase da solo... Senza manco la corona de King of the Bongo...

Dici che io fo la stessa fine?

No no...

Cioè?

Lui almeno poteva sonà 'r bongo pe' se stesso... Esse felice comunque... Te manco quello! Te nun sai fa un cazzo!

"Pestando sul mio bongo
tutto quello swing é mio
sono così felice che non ci sia
nessun altro al posto mio"

Che fo rimango?

Aho decidete...

Nun me piji per culo se mo decido che rimango?

Te pare facile!

E daje!

Vabbè... Ma a un patto!

Quale?

Che paghi da magnà!

Uhm!

Andata?

Andata!

Indiano?

Indiano!

Per aria Bongo Bong - Manu Chao


lunedì 24 giugno 2013

Il Male è Banale

La forza di un'illuminazione...

Uno spillo appuntito che si scaglia addosso ad un palloncino gonfiato ad elio...

Un'enormità ridotta a infinitesimo di microbo...

Certe volte sembra che siamo stati programmati per farci vivere dalle prepotenze...

...Subendole passivi e inerti...

Certe volte sembra che non esista rivoluzione capace di scompaginare un libro scolpito nel granito...

Certe volte ci lasciamo spaventare dall'ombra enorme che un gioco di luci fa dietro ad una formica...

Un'illuminazione in una parola...

Una parola che ne accompagna un'altra spaventosa e la rende ridicola...

Che ci lascia come degli stupidi a ridere di un mostro che ci stava sgranocchiando famelico...

Che smonta una consapevolezza falsandola...

...Ma di un falso che colora...

Un'illuminazione scoprire che...

...Il male è banale...

Un'illuminazione che ridimensiona l'energia...

Una candela che riscalda

Di un tepore che sembra un abbraccio...


Per aria Il Male è Banale - DJ Myke ft Diego Mancino 

domenica 23 giugno 2013

Niente cambierà il mio mondo...

"Suoni delle ombre ridenti dell'amore fischiano attraverso le mie orecchie aperte
Incitandomi e invitandomi
Amore senza limite e senza fine che splende attorno a me come un milione di soli
Mi chiama attraverso l'universo
Jai guru deva om
."
Bisogna affidarsi a cose magnifiche
Suoni
Parole
Luoghi
Persone
Desideri
Cielo
Bisogna affidarsi e lasciarsi scorrere addosso le sensazioni che lasciano
Come una doccia ristoratrice
Purificatrice
Bisogna spingersi oltre
Annullare le contaminazioni della mente
Per accompagnare i pensieri verso qualcosa di assoluto
Staccarsi
Evolvere
Disincagliare lo stomaco da qualcosa che non può cambiare solo perchè tu lo vuoi
Girare intorno alla meraviglia
Fare la guardia allo stupore
Sedersi sopra un dolore appuntito senza lasciarti andare al fastidio che "Niente cambierà il mio mondo"
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Io
Cambierò
Nel...
Mondo
Ascoltando quella voce che mi chiama dall'universo
Come un urlo che prende fiato invece che perderlo
Per aria Across the Universe - The Beatles


mercoledì 19 giugno 2013

Vorrei correre. Correre veloce e per tanto tempo.

“Sei ancora là sotto vero?”

Non si aspettava una risposta, anzi, una risposta l’avrebbe davvero turbata, ma, da mamma, aveva un orecchio particolarmente acuto per sentirne il respiro.

Erano passate un paio d’ore da una delle solite burrascose punizioni che gli venivano inflitte.

Come al solito si era rifugiato sotto al letto, unico posto che lo facesse sentire davvero tranquillo.

Non c’era un filo di polvere e la sua scatola con le basi dei giocatori di subbuteo, le porte e la pallina lo stava aspettando. Col solito sospiro di malinconia ripensò a quando quei giocatori erano ben ritti sulle loro basi e a quel momento terribile in cui oltre a prendere un paio di sganassoni li vide piegare e spezzarsi sotto le scarpe di quell’uomo furioso. O meglio, a volte buono a volte furioso.

Contò i pezzi e sostituì quelli mancanti con i bottoni messi da parte sul fondo della scatola, divise in due squadre, fece la conta del paperotto e dopo un minuto di silenzio effettuato più per verificare che si fossero calmate le acque in casa piuttosto che per commemorare per l’ennesima volta la morte di Gilles Villeneuve diede inizio alle ostilità.

Passi.

Proprio mentre l’ala stava per mettere al centro.

Bisognava fermare il gioco e bisognava farlo in maniera pulita.

Stiramento. Si.

Purtroppo Bruno Conti proprio un attimo prima di crossare al centro fu colpito da una fitta alla coscia destra.

Silenzio.

Passi.

Barella.

Il pubblico allo stadio era ammutolito e preoccupato. I tifosi avversari intonarono il più classico dei “devi morire!”

Ma sottovoce.

Qualche settimana prima aveva inventato lo stadio col silenziatore.

Bella trovata davvero.

La base del letto sopra di lui si piegò e due enormi tacchi lo guardavano irridendolo mentre quelle mani punitive erano intente ad infiocchettare i lacci.
Non respirava più.

Aveva anche imparato a cronometrare le sue apnee.

Un minuto e quarantadue secondi (ma sicuramente contava assai più veloce del dovuto) il giorno in cui un laccio si ruppe.

Sapeva che ormai mancava poco alla fine di quella partita.

Il rituale delle scarpe coincideva con casa libera.

10 9 8 7 

Passi.

Passi che vanno lontano.

6 5  

Porta che si apre.

4 3 2 

Porta che si chiude.

1 0

Triplice fischio senza silenziatore.

La Juve ha vinto con gol di Paolo Rossi, in posizione dubbia di fuorigioco.

Bruno Conti  ne avrà per circa un mese.

“Cosa vuoi per merenda?”

Ecco. La prima mano scivolava via verso la luce.
Come un soldato intento nel passo del giaguaro uscì da sotto quel rifugio e con un sorriso disarmante rispose:

“Pane e olio!”

Sapeva che non c’era altro.

“E un bicchiere di acqua fresca!”

Sua mamma lo prese per mano ed insieme fecero quei  5 metri che li separavano dalla cucina.

Il piattino con la fetta di pane e olio ed il bicchiere d’acqua con due cubetti di ghiaccio erano già in tavola.

“Cosa ti piacerebbe fare da grande?”

Glielo chiedeva ogni giorno ed ogni giorno riceveva una risposta diversa.

Era come se non riuscisse a capire cosa fosse bello e cosa fosse brutto.

Il suo comportamento, qualunque fosse, lo portava a finire sotto al letto.

“Beh? Non rispondi oggi?”

Sembrava davvero stupito del pensiero che gli si stava scatenando nella testa.

“Vorrei correre. Correre veloce e per tanto tempo.”

Aveva sempre risposto passivamente agli stimoli repressivi. Subendo in silenzio e senza piangere e rintanandosi lentamente, quasi a passo di lumaca. Come se fosse normalità. Ma quel vorrei correre le risuonò come…

“Ma correre non è un lavoro…”

Voleva capire meglio lo scatto mentale.

“Si lo so, ma così io… Così io posso…”

Chiavi.

Girar di chiavi.

La porta si apre.

La porta si chiude.

Passi.

“Ciao Papà!”

Sguardi dolci, ammiccanti, come se nulla fosse mai successo.

“Andiamo a prendere un gelato?”

Ultimo boccone di pane.

Mani unte che scivolano lungo i pantaloncini.

“Se vuoi tu, Papà!”

Si presero per mano.

Chiusero la porta alle loro spalle.

E andarono via.

Sua mamma restò a casa.

Quando era sola poteva finalmente pensare all’unica cosa che poteva fare per il suo piccolo.

Andò in camera da letto.

Si mise a terra pancia sotto.

Passo del giaguaro.

E via.

Sotto al letto.

Si girò guardando la rete e cominciò a pregare.

“Whomsoever dwells
In the shelter
Of the most high
Lives under the protection of the Shaddai
I say of my lord
That he is my fortress
That he is my own love
In whom I trust
That he will save U
From the fowler's trap”

Per aria Whomsoever Dwells – Sinead O’Connor


domenica 16 giugno 2013

Questa non è una canzone d'amore...

Questo non è un post...
Di quelli in cui si cerca di metter due parole in croce a traduzione di pensieri latenti...
Questo non è un messaggio per chicchessia...
Neanche nascosto tra le righe... O nelle pieghe di qualche frase mascherata con più o meno buona abilità...
Questa non è una richiesta di chiarimenti...
Anche perchè è un po' che detesto aver tutte le cose chiare sotto mano...
Questo non è l'inizio di un racconto...
Di quelli che fanno riflettere o commuovere o che scivolano via in attesa dell'ultima riga...
Questo non è un modo per abbattere la noia...
Anche perché ce ne sono millantamila di migliori di modi per svagarsi...
Questo non è nulla di tangibile e sicuramente non saprò mai cos'è...
E non mi sto nascondendo dietro qualcosa per dare una fulminata alla fine...
Questo in questo momento non è neanche più un blog...
Questo non è nulla di serio...
E neanche il suo contrario...
Questo non è nulla...
Non è uno sfogo!
Non un tentativo di prender sonno!
Non un urlo!
Non una mano davanti alla bocca per farla tacere!
Questo non è.
...Neanche una poesia...
Per aria This is Not a Love Song - P.I.L.


giovedì 13 giugno 2013

Precipito

Bisogna essere veramente formidabili per riuscire a camminare per qualche passo coi piedi appoggiati al soffitto...

E ammesso che ci si riesca bisogna fare attenzione a non farsi vincere dalla nuova prospettiva...

E facile fare sforzi immensi per raggiungere un sogno sognato a lungo senza riuscirvi...

Ed è ancora più facile dimenticare gli sforzi se il fato o la propria abilità ci accompagnano a centrare il bersaglio...

Talmente facile che ripetutamente corriamo il rischio di non goderci nulla perchè troppo presi a cercare il nuovo sogno...

Nella nuova posizione il panorama cambia aspetto e la concentrazione perde di efficacia.

Bisogna essere veramente formidabili per riuscire a staccare i piedi dal soffitto e galleggiare nell'aria...

E' questione di equilibrio.

Bisogna credere in se stessi e affidarsi a.

E poi staccare.

Chiudere gli occhi e staccare.

Senza pensare più a nulla.

Senza curarsi di chi ci sta a guardare con fare sarcastico.

Ma poi io mi chiedo...

Per quale cazzo di motivo dopo cotanta preparazione si ha il bisogno di mettere un materasso esattamente sotto la proiezione del nostro corpo inerte a terra?

Solo perchè non si hanno le palle di seguire un sogno ovunque esso abbia voglia di portarci?

O solo perchè abbiamo dei sogni di riserva da cullare nella sfigata ipotesi del fallimento?

O non sarà solo una disperata voglia di dimostrare quello che non siamo e non saremo mai?

E mi chiedo ancora e poi giuro finisco...

Perchè privarci della prospettiva che saprebbe regalarci il nostro precipitare inesorabilmente contro la terra che avevamo avuto la presunzione di abbandonare?

Per aria Precipito - Giorgio Canali


martedì 11 giugno 2013

Ho avuto davvero una brutta malattia...

Ho avuto davvero una brutta malattia
Che mi ha fatto piegare
Sulle mani e sulle ginocchia
Portami alle situazioni d’emergenza
“perché sembra che manchi qualcosa”

Cosa vuoi...

Non è per niente facile decifrare una situazione nell'istante in cui ti si para davanti...

E non è facile porre in essere la reazione adeguata ad accoglierla...

... O a fronteggiarla...

A volte sei preso dalle aspettative...

O dalle parole date...

E ti siedi in un angolo pronto a goderti quello che ti spetta...

E capita anche che quel godimento resti deluso...

Cosa vuoi...

L'entusiasmo di regalare la propria parola non sempre abbraccia la realizzazione di quella parola...

La vita lo fa.

Inutile stare a piangerci sopra...

 
Ho bisogno di trovare un posto per nascondermi
Non sai mai cosa potrebbe accadere
Aspettando fuori
L’incidente che potresti trovare
è come una specie di suicidio

 
A volte resti disilluso...

Perchè t'hanno preso per il culo troppe volte...

E te la dai a gambe alla ricerca di nuove purezze...

E capita che quella parola che ti era stata data trovi compimento...

Ma ti trova assente...

Rendentoti colpevole di schiaffeggiamenti alla provvidenza.

Cosa vuoi...

Bisogna avere fortuna...

La fortuna di chi viene colpito da un bacio vagante...

Che svolazza come un palloncino liberato dal nodo...

Senza una meta calcolata o calcolabile.

Cosa vuoi...

C'è chi sta fermo e prende i frutti...

... E c'è chi si affanna sballottando le proprie energie arrivando alla raccolta troppo presto o troppo tardi...

Non hai pazienza?

Pretendi ricambio alla fiducia data?

E allora rassegnati a mangiare mele acerbe o infestate dai vermi...

...Che tanto poi lo stato di necessità ti costringe a nutrirti anche del peggio...

Cosa vuoi...

Siamo esseri che vedono sfilare la bellezza senza degnarla di uno sguardo e che restano fissi collo sguardo alle zozzerie, quasi avessimo la presunzione di poterle ritoccare...

Quasi ne sentissimo la necessità...

Una necessità che in questo caso non fa virtù...

Anzi...
 
Sono esultante
Curato
il Signore sa che ho cercato di trovare un modo per scappare


 
Per aria Restless Heart Syndrome - Green Day


lunedì 10 giugno 2013

Giuda se la comanna qua mica fa il barista!

Benvenuto!
Oh cazzo! Sei risuscitato???
Ehm no... Ecco... In realtà se se semo rivisti è 'n problema tuo...
Mio?
Aho sei morto amico mio!!!
Oh cazzo! E manco me ne so accorto?
E' 'na fortuna... Io quello schianto me lo so subito tutto... Non sai che dolore!
E mo?
E mo comincia a ambientatte! Te piace sto posto?
Che te devo dì? L'aria è bona... Ma pensavo che fosse tutto celeste... Invece...
Invece è paro a paro a quello da ndo vieni...
E' pieno de gente... Ma non se sente tanto casino... Ma chi so?
So tutti quelli che hanno fatto la fine nostra...
Tutti i morti der monno stanno qua?
No tutti no... Solo i morti ammazzati pe' dolo o pe' colpa anche lieve... e quelli che se so ammazzati da soli... volutamente o meno...
M'hanno ammazzato a me?
E chi lo sa? Solo te lo poi sapè...
Ma io non me ricordo 'n cazzo!
Allora c'è solo 'na spiegazione...
Quale?
T'hanno sparato alle spalle!
Sti gran fiji de 'na...
Ormai... Rilassate...
Rilassate dice...
Eh si eh!
Ma senti un po'... Io vorrei tanto conosce Marylin...
Se vabbè... Quella sta in America...
Ma che pure qua ce stanno le distanze?
Pare pare... Ma qua non ce so mezzi de trasporto... Ndo arivi a piedi là te fermi!
Quindi manco er Che potrò mai vedè?
Eh già... E manco John Lennon!
Figurate se posso vedè Elvis...
Elvis? Ma ancora non l'avete trovato?
L'avete trovato?
Aho Elvis mica è mai arrivato qua... E manco de là ndo ce stanno li morti de morte naturale...
Ma che davero?
Eh!
E... E... Tenco? 
Senti na cosa bello de casa!
Dimme...
Ma te te lo sei fatto 'n pianterello quanno so morto?
Io me so disperato... So stato 'na merda... Ho parlato a tutti de te...
E allora se po' sapè perché cazzo so dieci minuti che m'hai rivisto e ancora non m'abbracci?
A Sa! Ma qua la birretta ce sta?
Aho! Staremo pure all'altro monno ma...
Ma?
Ma qua ce sta la meglio birra!
Viè qua amico mio!
Fatte toccà!!!
A Giuda porta da beve!
Guà che Giuda se la comanna qua mica fa il barista eh!
Muahahahaha!

Per aria Amico – Renato Zero

venerdì 7 giugno 2013

"Errori??"

Potrei intitolare questo post "errori"...
Anche se poi sarebbe come etichettarlo...
...Portando chi lo legge ad avere un pregiudizio...
Ma tant’è…
Ci si prova comunque…
Allora...
Vediamo un po' se ci riesco...
Perché è un po' che i concetti mi sfuggono e non riesco a tradurli in parole...
Mi spingerò in un esempio...
Magari aiuta anche me...
Passeggiando lungo le strade che l'avevano visto lasciato a se stesso da quando aveva cominciato a fare i primi passi Fefello si trovava, ormai quasi quarantenne, a fare i conti con la gente che i primi passi li aveva mossi nel girello e con i caschi prottettivi sopra un pavimento in parquet. Lui passeggiava, gli altri correvano. Lui guardava in aria, gli altri si guardavano i piedi per paura di acciaccare la merda e rovinarsi le scarpe nuove di camoscio. Lui era solo, gli altri no almeno in apparenza. Chissà con chi cazzo parlavano con quel coso da extraterrestri attaccato all'orecchio? Lui era lui gli altri erano.
Si lo so è una storia banale...
Di quelle che si raccontano sotto Natale per dimostrare quanto siamo coglioni a correre appresso alle cazzate mentre c'è gente che ci cammina a fianco come fossero zombie...
"Zombie a me?" Fefello aveva sentito un paio di ragazzi sui cinquanta chiamarlo in quel modo e volle capire il motivo di questo insulto. Ma questi in maniera naturale volsero lo sguardo e continuarono la loro folle corsa verso il deperimento dell'animo. Fefello si chiedeva come fosse possibile avere occhi da vecchi e viso tirato da ventenne.... Poco male non avere la risposta... Per uno che sembrava un vecchio ottantenne a neanche quarant'anni...
Perché avrei voluto intitolare questo post errori?
Anche se l'esempio di Fefello non è altro che un mettere il dito nella piaga del ricco e del povero?
E non ci sono errori clamorosi da mettere in risalto?
Non so...
Però ho sempre avuto l'abitudine di chiamare qualcuno in qualche modo prima di parlargli e così ho voluto fare scrivendo questa cosa...
Anche se non conosco il nome in qualche modo per entrare in contatto con qualcuno dovrò attirare la sua attenzione... Chiamarlo!
"Fefello!!!" Fefello non si sentiva chiamare da quando suo padre era morto. Era rimasto a giocare col fango e sua mamma lo avrebbe voluto pulire. Si certo era il ricordo di una sgridata, ma lui lo teneva nel cuore come una cosa preziosa. Il suo nome pronunciato da sua mamma l'ultima volta prima che vide suo padre, morto. "Fefello!!!!" Chi poteva essere? Aveva paura. Non c'era nessuno al mondo che potesse associare quello strano nome alla sua persona. Lui era come se non fosse più esistito dal giorno che qualcuno commise quell'...
...Errore!”
Ecco... Visto?
Alla fine esce sempre un errore...
Anche se non esistono i presupposti...
Anche se stai fermo...
E anche se ti muovi al giusto ritmo...
Anche se magari quell'errore l'ha fatto qualcun altro...
E stai pagando tu il fio...
"Fefello!!!!" Fefello decise di girarsi... Non poteva più far finta di niente... Non poteva più pensare che fosse la sua testa a immaginarsi quella voce... Anche perchè si avvicinava a lui molto più velocemente di quanto lui potesse allontanarsele... "Fefello!!! Fefello!!! Fefello!!!"
Capita che una storia finisca prima di quanto ti aspetti che finisca...
Magari perché non hai capito un pezzo importante...
O magari perché ti sei distratto nel momento topico...
Ma capita anche che una storia finisca prima per sfortuna...
Perché non era il tuo turno...
"Fefello!!! Fefelloooooooooooo!!!" Era un bambino. Portava in mano un sasso. Glielo porse. E poi scappò via... Fefello pianse e continuò il suo lento cammino... E vi assicuro che da quel giorno visse davvero felice e contento.
Ma poi può capitare anche che il tuo turni arrivi davvero...
Ah già...
Ancora non ho spiegato perché avrei voluto intitolare "errori" sto post.
Circa trent'anni prima dell'incontro col bambino la signora Fortuna vide il piccolo Fefello giocare nel fango mentre sua mamma lo chiamava urlando. Vide suo papà morto e sua mamma disperata e venne colta da commozione. Signora Fortuna decise di aiutare quel bambino. Prese un talismano che sembrava un sasso e glielo tirò. Fefello fu colpito sulla tempia e svenne... Quel talismano si conficco e rese quella terra fertilissima e Fefello e la mamma furono costretti ad abbandonarla perché i frutti che spuntarono fecero correre i ricchi proprietari terrieri per coltivarla.
Il resto della storia più o meno la conoscete.
"Un pensiero che ritorna
Un abbraccio che circonda
Il più potente talismano
Che mi fa volare alto
Sulle righe della mano"

Per aria Fortuna - Bandabardò