giovedì 19 settembre 2013

Pensieri dopo la prima di Building Sounds per Sunshine4Palestine


Oggi è il giorno perfetto per togliere l’ossigeno alla paura...

A quella paura che viene nel momento in cui hai bisogno di raccontarti...

Quella paura che fa costruire le barriere più belle e toste su cui appiccicare la maschera migliore per farti percepire là fuori nella maniera più indolore possibile.

Oggi è il giorno perfetto per tentare di raccontare.

Raccontarsi.

Perché oggi è più semplice forse...

Perché oggi hai capito che quella voglia di annientarsi era il peggiore degli sgarbi che potevi fare a chi ha deciso di farti precipitare su questa terra.

Oggi è il giorno perfetto per poter finalmente mandare a quel paese quel senso di “io non valgo un cazzo” che qualcuno è riuscito ad inculcarti e sul quale hai imbastito qualsiasi passo...

Oggi è il giorno perfetto per poter finalmente andar fiero di alcune decisioni difficili che mai avresti preso per la sola paura di doverle spiegare o perché comunque era più semplice non prenderle al solo prezzo di violentare il tuo stile ed il tuo modo di pensare.

Oggi è il giorno perfetto per poter dire grazie senza pronunciarlo con la voce, senza ipocrisie o interesse e senza stare a fare quegli elenchi perfetti solo per dimenticare qualcuno.

Oggi è il giorno che ricorderai perché hai ricominciato e che comunque segnerà la strada.

La finisco. Ma...

Ecco c’è una cosa che vorrei spiegare e che fino a ieri mi avrebbe fatto paura spiegare.

Una di quelle paure che nascono quando senti che una tua scelta imposta ad altri possa renderti la vita difficile o scatenare chissà quale putiferio.

Ieri sera alla serata della Villetta organizzata per Sunshine4Palestine è stato proposto di far sventolare sul palco la bandiera della Palestina.

Tutti quelli che un po’ mi conoscono sanno quanto tengo a quella bandiera e a quel popolo ma ieri sera ho pensato di no.

E ieri sera ho detto e mi sono impuntato sul no.

Perché?

Perché penso che imporre una bandiera in un contesto in cui  hai la possibilità e la provvidenza di raccontare un problema grande e che riguarda l'umanità nella sua intierezza a chi è indifferente sia come confinarlo dentro un muro di Betlemme

Perché penso che il problema che nasce da un sopruso dell’umanità ha bisogno di uscire fuori da quel settarismo che in certi contesti una bandiera può lasciar percepire.

Perché penso che quella bandiera debba sventolare dentro i nostri cuori e far vento dai nostri occhi soprattutto quando ci si trova di fronte a chi quella bandiera fa paura, perché il “mostro” ci ha dipinto il diavolo sopra.

E se qualcuno ha letto nel mio no uno sgarbo alle sofferenze di un popolo lo invito a fare due maratone e a tagliare il traguardo di entrambe con quella bandiera tra le mani a braccia alzate prima di venirmi a linciare. (ok lo ammetto qua me la so tirata da morì)

Ieri sera da quel palco, senza slogan alcuno, Barbara e Gianluca hanno raccontato in maniera pulita e pura un pezzetto di un grande dramma e la proposta concreta per risolverlo quel  maledetto ed infinitesimale pezzetto con l’entusiasmo di chi non ha paura di chiedere aiuto, di chi non ha paura che è di una difficoltà incredibile.

Da ieri sera a molte persone che vivevano nell’ignoranza è venuta una voglia  pazzesca di conoscere i colori di una bandiera che sono certo già stamattina hanno disegnata nel cuore.

Da ieri sera, e ne ho la convinzione, siamo meno soli.

Oggi è il giorno perfetto per fare quei passi indietro per spingere col culo l’elastico della fionda prima di affidarsi, mollare la presa a terra e partire.

Avrete, qualora ne aveste voglia, resoconti video-fotografici della serata meravigliosa appena trascorsa, che ha donato una sensazione di pienezza a tutti noi, nei prossimi giorni.

Per aria Perfect Day -Lou Reed

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