mercoledì 19 giugno 2013

Vorrei correre. Correre veloce e per tanto tempo.

“Sei ancora là sotto vero?”

Non si aspettava una risposta, anzi, una risposta l’avrebbe davvero turbata, ma, da mamma, aveva un orecchio particolarmente acuto per sentirne il respiro.

Erano passate un paio d’ore da una delle solite burrascose punizioni che gli venivano inflitte.

Come al solito si era rifugiato sotto al letto, unico posto che lo facesse sentire davvero tranquillo.

Non c’era un filo di polvere e la sua scatola con le basi dei giocatori di subbuteo, le porte e la pallina lo stava aspettando. Col solito sospiro di malinconia ripensò a quando quei giocatori erano ben ritti sulle loro basi e a quel momento terribile in cui oltre a prendere un paio di sganassoni li vide piegare e spezzarsi sotto le scarpe di quell’uomo furioso. O meglio, a volte buono a volte furioso.

Contò i pezzi e sostituì quelli mancanti con i bottoni messi da parte sul fondo della scatola, divise in due squadre, fece la conta del paperotto e dopo un minuto di silenzio effettuato più per verificare che si fossero calmate le acque in casa piuttosto che per commemorare per l’ennesima volta la morte di Gilles Villeneuve diede inizio alle ostilità.

Passi.

Proprio mentre l’ala stava per mettere al centro.

Bisognava fermare il gioco e bisognava farlo in maniera pulita.

Stiramento. Si.

Purtroppo Bruno Conti proprio un attimo prima di crossare al centro fu colpito da una fitta alla coscia destra.

Silenzio.

Passi.

Barella.

Il pubblico allo stadio era ammutolito e preoccupato. I tifosi avversari intonarono il più classico dei “devi morire!”

Ma sottovoce.

Qualche settimana prima aveva inventato lo stadio col silenziatore.

Bella trovata davvero.

La base del letto sopra di lui si piegò e due enormi tacchi lo guardavano irridendolo mentre quelle mani punitive erano intente ad infiocchettare i lacci.
Non respirava più.

Aveva anche imparato a cronometrare le sue apnee.

Un minuto e quarantadue secondi (ma sicuramente contava assai più veloce del dovuto) il giorno in cui un laccio si ruppe.

Sapeva che ormai mancava poco alla fine di quella partita.

Il rituale delle scarpe coincideva con casa libera.

10 9 8 7 

Passi.

Passi che vanno lontano.

6 5  

Porta che si apre.

4 3 2 

Porta che si chiude.

1 0

Triplice fischio senza silenziatore.

La Juve ha vinto con gol di Paolo Rossi, in posizione dubbia di fuorigioco.

Bruno Conti  ne avrà per circa un mese.

“Cosa vuoi per merenda?”

Ecco. La prima mano scivolava via verso la luce.
Come un soldato intento nel passo del giaguaro uscì da sotto quel rifugio e con un sorriso disarmante rispose:

“Pane e olio!”

Sapeva che non c’era altro.

“E un bicchiere di acqua fresca!”

Sua mamma lo prese per mano ed insieme fecero quei  5 metri che li separavano dalla cucina.

Il piattino con la fetta di pane e olio ed il bicchiere d’acqua con due cubetti di ghiaccio erano già in tavola.

“Cosa ti piacerebbe fare da grande?”

Glielo chiedeva ogni giorno ed ogni giorno riceveva una risposta diversa.

Era come se non riuscisse a capire cosa fosse bello e cosa fosse brutto.

Il suo comportamento, qualunque fosse, lo portava a finire sotto al letto.

“Beh? Non rispondi oggi?”

Sembrava davvero stupito del pensiero che gli si stava scatenando nella testa.

“Vorrei correre. Correre veloce e per tanto tempo.”

Aveva sempre risposto passivamente agli stimoli repressivi. Subendo in silenzio e senza piangere e rintanandosi lentamente, quasi a passo di lumaca. Come se fosse normalità. Ma quel vorrei correre le risuonò come…

“Ma correre non è un lavoro…”

Voleva capire meglio lo scatto mentale.

“Si lo so, ma così io… Così io posso…”

Chiavi.

Girar di chiavi.

La porta si apre.

La porta si chiude.

Passi.

“Ciao Papà!”

Sguardi dolci, ammiccanti, come se nulla fosse mai successo.

“Andiamo a prendere un gelato?”

Ultimo boccone di pane.

Mani unte che scivolano lungo i pantaloncini.

“Se vuoi tu, Papà!”

Si presero per mano.

Chiusero la porta alle loro spalle.

E andarono via.

Sua mamma restò a casa.

Quando era sola poteva finalmente pensare all’unica cosa che poteva fare per il suo piccolo.

Andò in camera da letto.

Si mise a terra pancia sotto.

Passo del giaguaro.

E via.

Sotto al letto.

Si girò guardando la rete e cominciò a pregare.

“Whomsoever dwells
In the shelter
Of the most high
Lives under the protection of the Shaddai
I say of my lord
That he is my fortress
That he is my own love
In whom I trust
That he will save U
From the fowler's trap”

Per aria Whomsoever Dwells – Sinead O’Connor


2 commenti:

  1. Sei molto coraggioso, e ...non lo so se questo sarà sufficiente a curare, ma non sai quanto lo vorrei. Quel bambino costretto a confinare sogni e renderli silenziosi sta facendo oggi un cosa che voleva fare, correre. Merita di riprendersi anche la gioia di suoni e urla represse. Può farlo solo se sente amore intorno, se ne è oggetto al punto da cominciare ad amarsi, pienamente, sinceramente non per finta, non a singhiozzo, non nell'ambiguità. lo so che sono solo un pensiero che ti incontra, ma in quel pensiero c'è il mio volerti bene, tra i tanti che sento vicino a te. Vorrei aver più tempo... ma io ci sono comunque,spero tu lo senta. non mollare Tandoori, mai.
    Patty

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  2. bello e intenso. e allora corri...

    Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po', perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì pensai di correre fino la fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Greenbow. Poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell' Alabama, e cosi feci. Corsi attraverso tutta l'Alabama, e non so perché continuai ad andare. Corsi fino all'oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi di nuovo e continuare a correre; quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo, quando dovevo fare... insomma, la facevo! (Forrest Gump)

    un abbraccio

    albafucens no log

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