domenica 14 aprile 2013

Lettera da Gaza


Questa l'ho scritta qualche giorno prima che Vik ci fosse tolto, dopo aver dato una bella letta al suo blog. Mi sembrava un modo carino per raccontare le cose, soprattutto ai miei figli.
E' tornata su ieri sera, quasi per incanto, alla vigilia del secondo anniversario della morte di Vittorio Arrigoni.
La ripropongo qui...
...perché a me va così...


"Ciao Pè,

qui è Omar che ti scrive da Gaza City.

Oggi è il mio compleanno. Che gioia! Ho 12 anni finalmente!

E' strano. Qui tutti piangono e sono preoccupati. Proprio stanotte è piovuta dal cielo una bomba e la mamma di una mia amica è andata.

Però io sono un po' felice. E' il mio compleanno.

Non ci sarà una festa e non ci sarà una torta, ma ho ricevuto un regalo bellissimo e che non mi aspettavo proprio.

Mentre passeggiavo per i resti della casa della mia amica ho trovato in terra una penna. Io so che qualcuno l'ha lasciata là per me. Io so che dal cielo non piovono solo bombe. Ogni tanto arrivano anche regali per chi fa il compleanno.

E allora ho deciso di scriverti.

Ho tante cose da raccontarti.

So che vuoi sapere se vado a scuola e se faccio i compiti. Beh io ci provo tutte le mattine. Mi alzo e prima di uscire, quando c'è l'acqua mi lavo e mi faccio fico. Saluto i miei zii, dò un bacio alla foto di mio papà e di mia mamma e comincio a camminare. La strada è un disastro. Le persone scuotono la testa quando mi vedono con la cartella sotto il braccio e io non capisco perchè. Il posto in cui hanno messo i banchi è lontano. Quando arrivo sono molto stanco e affamato ma spesso sono costretto a tornare indietro perchè non c'è nessuno. E allora mi fermo. Mi siedo. Metto un piattino per terra e mentre aspetto che qualcuno si degni di regalarmi qualche spicciolo mi invento i compiti e poi li faccio. Leggo molto bene e scrivo molto meglio di mio zio. Devi vedere come si arrabbia quando correggo le sue liste. So che questo ti renderà fiero di me. So che stai sorridendo ora e che vorresti battere il cinque.

Qui sembra sia cominciata una nuova operazione di guerra. Gli hanno dato anche un nome. Ma non lo ricordo. Soprattutto di notte sembra che ci sia la fine del mondo. Si vedono lampi nel cielo. Si sentono esplosioni assordanti e poi c'è fuoco ovunque. Ma la cosa strana è che non si sentono più molte ambulanze. Mio zio mi ha detto che colpiscono anche loro e che gli autisti hanno paura ad uscire. E allora chi ha i parenti ed è ferito viene portato da loro in qualche posto per le cure. Chi è solo muore. Piano piano.

Ma forse tu già saprai. C'è la televisione in Italia e tanti canali e tanti telegiornali. Parleranno solo di noi e del nostro dolore. Mio zio dice che in Europa e in America se ne fregano di quello che succede qui. Ma io non ci credo. Le persone dell'occidente che io ho conosciuto e che mi sono venute a trovare vogliono bene ai bambini e quando sanno che rischiano di morire per le colpe dei grandi si arrabbiano e intervengono. Mio zio mi ha chiesto di dirti se avete trovato traffico. E mi ha detto che sono uno stupido perchè continuo ad aspettare qualcuno che venga a salvarmi. Io però non gli voglio credere. Ancora no.

Alcuni miei amici mi hanno proposto di allenarmi a sparare. Parlano di resistenza. Io ho rifiutato ma sono andato a vedere cosa facevano. Sono scoppiato a ridere quando li ho visti prendere una bambola tutta rotta, piazzarla su una roccia alta, contare dieci passi e cominciare a lanciargli contro dei sassi. Sono andato a raccontarlo a mio zio e lui mi ha detto che le armi qui non le hanno neanche quelli che si nascondono nei tunnel, figuriamoci quei quattro mocciosi che fanno l'intifada contro una bambola di pezza.

Si sta facendo buio. La gente comincia a correre. Sono partiti gli aerei e già da un po' sorvolano la nostra piccola Gaza. Stasera c'è anche un elicottero con la faccia cattiva. Mio zio mi ha detto che si chiama Apache, come gli indiani. Come vorrei salirci sopra e scappare via lontano. Come vorrei venire da te e sedermi alla tua tavola. A proposito, è vero che hai smesso di bere e di mangiare maiale?
Mi piacerebbe conoscere quel soldato che guida l'Apache. Mi piacerebbe sapere se sa che qui sotto c'è un bambino che oggi compie gli anni. Mi piacerebbe chiedergli un giro come regalo di compleanno. Che dici? Accetterebbe? Mio zio dice che non vede l'ora di farmi saltare in aria. Mio zio è bravissimo a farmi piangere. Ma sono contento così. Credo che lui ha bisogno di scaricare la sua rabbia. Sai che ogni tanto sputa in terra saliva con il sangue dentro. Avrebbe bisogno di un dottore.

Io ho fame. E prima che in strada non ci sia più nessuno voglio provare a vedere se riesco a racimolare qualcosa per me e per mio zio. E devo riuscirci perchè quando non mangia si addormenta senza pregare.

E ora di salutarti. La mia penna è stata molto brava e non si è consumata prima che io finissi di scriverti.

Fammi sapere qualcosa di te e quando nella televisione di quel signore buffo, basso e coi capelli disegnati arriveranno le immagini delle bombe cerca di guardare bene. Io sono sempre là a vedere se qualcosa di buono per me venga giù dal cielo.

Non dimenticarmi mai.

Omar

P.S. Dimenticavo. Ho sognato mia mamma. Finalmente so che faccia ha!"

Per aria Fares Odeh - Rim Banna

4 commenti:

  1. Molto toccante, sconvolgente e poetica, realistica tanto da sembrare uscita quasi da un romanzo, una lettera su cui riflettere, da condividere, da espandere ad ogni cuore.
    Non ci sono parole di fronte a tanta grandezza d'animo, di fronte a tanto dolore.

    RispondiElimina
  2. Anche con una penna tra le dita si combattono battaglie.
    Può essere che chi legge sia impermeabile ad ogni scomoda verità,ma c'è anche chi dopo aver letto modificherà il suo sguardo, magari, anche di poco, la direzione del suo procedere.
    Tu non smettere...
    un abbraccio



    RispondiElimina
  3. È una lettera molto toccante ma anche tanto bella! Omar, ti voglio tanto bene e io qui nell occidente ti penso te e tutti i bimbi del tuo paese!

    RispondiElimina

il tuo commento è molto più importante di quello che hai appena letto