venerdì 30 novembre 2012

Mulini a vento

Capita di non sentirsi addosso la forza sufficiente...
Capita di lasciarsi sopraffare...
Capita di rischiare di perdersi la bellezza delle cose per superficialità...
Capita di farsi vincere dalla stanchezza della mente...
Capita di lasciare intentate le cose importanti...
Capita di trovarsi a giocare con le ali delle potenzialità tra le dita, sfiorendole...
Capita di trovarsi a chiedere perdono persino a se stessi...
...E di non riuscire a guardare dritto negli occhi neanche le persone che ti amano...
Capita... 
...Per non essere stati in grado di credere alla propria rivoluzione...
Per averla lasciata perdere...
...Come si perdono i pollini nei nasi degli allergici...
E capita anche che qualcuno si metta in testa di fermare i tuoi piani...
Di mandare a farla friggere la tua rivoluzione...
...Ma questa è un'altra storia...
E per questa e solo per questa il passare del tempo restituirà onore al vero...
...Ammesso che non lo stia già facendo...
 
Per aria Mulini a Vento - Carmen Consoli

giovedì 22 novembre 2012

mercoledì 21 novembre 2012

Cerco

E’ che è troppo facile poggiare la testa sopra un cuscino…
Troppo facile…
Troppo facile sviare uno sguardo per non far scoprire che non sai come rispondere…
A prescindere da quale possa essere la domanda...
Troppo facile...
Troppo facile aver la risposta fissa...
Ho sonno...
Solo sonno...
Non penso a nulla se non a dormire...
E’ vero vorrei dissolvermi...
Ma non è così facile...
E io non ho voglia di fare cose non facili...
E allora lascio sta figura in mostra...
Con la difesa degli occhi da sonno...
E intanto cerco...
Non so cosa...
Ma mi fa bene dire a me stesso che sono alla ricerca...
C’è qualche passaggio che mi sfugge...
Sembra una sciarada...
E io manco lo so che cos’è una sciarada...
Magari ci sto a cavalcioni su sto passaggio senza neanche accorgermene...
Magari l’ho passato e devo fare qualche passo indietro per riprenderlo...
Non lo so!
Io cerco...
Cerco nelle pieghe...
Cerco di sperare che ci siano pieghe in cui cercare...
Cerco di dare risposte diverse da quelle che darei...
Così...
Anche per provare a vedere se sono le risposte ad essere sbagliate...
Anche perché la domanda successiva ne risulta comunque condizionata...
Io cerco...
Ovunque...
Io cerco nella superficialità...
Nel suo contrario...
Io cerco di nascosto...
Allo sbaraglio...
E poi non me ne po’ fregà de meno se trovo...
Perché troppe volte ho cercato pe’ trovà qualcosa...
E me so perso il bello del cercamento per il troppo pensare a quello che mi aspettava...
E sta smania di dormire per azzerare i passaggi intermedi io cerco di limitarla...
Con tutte le forze...
Quelle che sento di avere e quelle che cerco strada facendo...
Ma non è geniale “cerco il punk in una lametta, la felicita  ed il dolore nel fumo di una sigaretta”?
Ecco...
Questo è più o meno il livello della ricerca...

Per aria Cerco – Rino Gaetano

sabato 17 novembre 2012

mercoledì 14 novembre 2012

Lo stallo mobile

E' evidente che le posizioni di stallo non sono mai così ferme come sembrerebbe...

Per quanto ci si arrocchi per difenderle...

Per quanto ci si frustri per riuscire ad uscirne...

Il solo scorrere del tempo e lo scandire della respirazione rendono mutevoli i panorami...

- - -
Quel giorno avevo bisogno di qualcosa di diverso...
Di uno sballo insomma.

Ero stufo di alzarmi dal letto, lavarmi, fare colazione, prendere i libri, leggere, sottolineare, trascrivere, ripetere, alzarmi, andare a pisciare, bere dell'acqua, risedermi, pranzare, accendere la tele, sonnecchiare, tornare a studiare, rispondere al telefono, accendere la radio, fumare una sigaretta, controllare quante pagine ero riuscito a sfoltire, fare la doccia, cenare, uscire, bere una birra, rincasare, spogliarmi, infilarmi sotto le lenzuola, pensare a qualcosa di bello per alleviare la dipartita verso il sonno, rialzarmi perchè avevo dimenticato di puntare la sveglia, farmi un ultimo cicchetto, ricoricarmi, sperare di dormire, dormire, non sognare donne nude meravigliose e scopate travolgenti.

Quel giorno mi ero alzato e avevo deciso di non adempiere ai doveri del giovane e svogliato studente mescolati alle attività di mediocre rilassamento.

Ma c'era un problema...

Cosa avrei potuto concedermi per realizzare la novità?

Quale poteva essere la novità...

Cominciai col lavarmi in maniera più accurata, sbarbandomi addirittura.

Feci una colazione più sostanziosa. Non il solito caffè spolverato di latte e basta, ma un bel cappuccino coi biscotti. Tanti biscotti. Un pacco intero di biscotti.

Quel giorno, a differenza degli altri, non rimasi in mutande e canotta. Quel giorno misi addosso i jeans e una maglietta pulita e stirata, ma...

Passando davanti alla mia scrivania vidi quel maledetto tomo di diritto privato. Era ancora aperto. Gli occhi caddero sulla nozione scritta nella pagina di destra...

"Art. 1424.
Conversione del contratto nullo.
 
Il contratto nullo può produrre gli effetti di un contratto diverso, del quale contenga i requisiti di sostanza e di forma, qualora, avuto riguardo allo scopo perseguito dalle parti, debba ritenersi che esse lo avrebbero voluto se avessero conosciuto la nullità."

 
Sembrava un oroscopo.

Fino a quel momento il mio pensiero ricorrente era che qualcuno avesse deciso di fregarmi e che avesse deciso di prendersi gioco di me, regalandomi noia e spossatezza in cambio di...

Ancora non avevo capito bene di cosa.

Lo scopo perseguito dalle parti probabilmente era conosciuto alla longa manus che muoveva i miei fili ma non a me.

Lo sballo da concedersi quel giorno in apparenza era quello di far valere la nullità di quel contratto e andare a buttarsi via da qualche parte.

E invece no.

Quel contratto con la vita andava convertito.
Lo sballo doveva essere qualcosa di diverso.

Qualcosa di più difficile da portare a termine.

Ma era anche qualcosa che avrebbe stravolto completamente quell'inutile fluire del tempo al quale mi ero arreso.

Ne ero consapevole.

Quel giorno lo passai come tutti gli altri.

Ma ero contento di riprendere quel libro, leggere, sottolineare, trascrivere, ripetere, alzarmi, andare a pisciare, bere dell'acqua, risedermi, pranzare, accendere la tele, sonnecchiare, tornare a studiare, rispondere al telefono, accendere la radio, fumare una sigaretta, controllare quante pagine ero riuscito a sfoltire, fare la doccia, cenare, uscire, bere una birra, rincasare, spogliarmi, infilarmi sotto le lenzuola, pensare a qualcosa di bello per alleviare la dipartita verso il sonno, rialzarmi perchè avevo dimenticato di puntare la sveglia, farmi un ultimo cicchetto, ricoricarmi, sperare di dormire, dormire.

Quella notte però feci un sogno di quelli che.

Quella notte sognai proprio per bene.

Ero vestito da faraone e circondato dalle Bangles.

In fondo dovevo recuperare.

A quattro alla volta insomma!

Che notte quella notte...
 
- - -
 
E' evidente che le posizioni di stallo non sono mai così ferme come sembrerebbe...

Per quanto ci si arrocchi per difenderle...

Per quanto ci si frustri per riuscire ad uscirne...

Il solo scorrere del tempo e lo scandire della respirazione rendono mutevoli i panorami...

E poi magari ci vuole un po' di fortuna...

Oltre ad una bella dose di talento, naturalmente... Na?

Per Aria Walk Like an Egyptian - The Bangles


lunedì 12 novembre 2012

Il diamante dentro

"Una candela getta una luce nell'oscurità
E' così che una buona azione risplende in un mondo cattivo
Assicurati che il destino che cerchi
Sia il destino di cui hai effettivamente bisogno"
(Ben Harper . Diamond on the inside)
Capita di trovarsi di fronte a qualcuno che ti spara addosso la sua infelicità...
Quasi come fosse un modo per liberarsene...
Almeno per un po'...
Capita che ti senti sprovveduto quando questo accade...
Che vorresti tirar fuori dal cilindro un coniglio per regalarglielo...
Come fosse una sorta di triplo salto mortale per distogliere l'attenzione e rubare un sorriso...
Una boccata d'ossigeno...
Ma capita qualcosa di incredibile...
Una sorta di inversione di marcia nei pensieri che cominciano ad addensarsi a frotte mentre cerchi le parole migliori...
Capita che di fronte a una persona così tu ti senta povero...
Come se quella tristezza fosse un valore che non puoi permetterti...
Un diamante chiuso, incastonato all'interno di un'anima...
Che ti viene raccontato ma che non puoi toccare...
Non puoi capire...
Puoi girargli intorno e cercare di renderlo ridicolo...
Per sfatarlo forse...
Puoi cercare di farlo tuo...
Ma ti fa paura e senti che non riusciresti mai a trovare il modo di esprimerlo come sta facendo chi hai di fronte...
Io credo nella forza di chi si sente perso...
L'ho vista negli occhi dei bambini abbandonati...
La sento nelle lacrime miste a risa di chi cerca un appiglio...
Io ci spero in questa forza invisibile e maldestra...
...che trasforma il destino cercato nel destino di cui si ha veramente bisogno...

martedì 6 novembre 2012

Una Mattina a Betlemme

Ieri sera ho ripensato a quella mattina.
Questo post era sul vecchio blog estinto ed è stato fagocitato dalla rete.
E ho deciso di metterlo qui a futura memoria.
Grazie a chi mi ci ha fatto ripensare anche se il tutto è nato da una discussione animata.


venerdì, 13 agosto 2010, ore 09:22

Il percorso è affascinante...

Pieno di voci, di colori, di odori...

Il timore che ti mette addosso chi non vuole problemi e quel muro che ti ha chiuso dentro svanisce in un attimo...

"Welcome" è la parola che più arriva alle mie orecchie accompagnata da quel gesto del braccio che accompagna la mano ad accoglierti...

Il mio viso pallido e il mio sguardo curioso attirano chi ha bisogno di vendere le proprie mercanzie...

Ma non posso fermarmi, non adesso...

"Ti prometto che al ritorno passo e compro qualcosa da te... Si proprio da te! Come ti chiami?"

Bene devo ricordarmi di ripassare da Angelo a comprare due bandiere e qualche kefiah!

Ma adesso devo tirare dritto...

Guardare, respirare e andare...

Nient'altro!

Il percorso è in salita ma non c'è fatica... Anzi...

"Ancora bambini..." penso...

"Ancora bambini che hanno bisogno di qualcuno che dedichi la propria vita a loro, che ricopra le proprie sfortune con quell'amore che non è da tutti..."

Si apre una piccola piazzetta al culmine di quella salita e poi si scende...

Dovremmo esserci...

"Papà compriamo un po' di caramelle ai bimbi?"

I miei figli sono con me stavolta...

Quanto ho sognato averli vicini in India...

A vedere... A mischiarsi con quei bambini con la "faccia mallone" che hanno imparato a conoscere e a chiamare per nome guardando le foto...

Adesso ci siamo... Tutti insieme... Papà, mamma e figli... A Betlemme... Chiusi dentro a un muro vergognoso... A pochi metri dall'orfanotrofio della Creche... A un battito di cuore da una condivisione che lascerà il segno... Un segno sul quale porteremo la nostra mano per farne memoria...

E' un posto molto bello, curato...

Bisogna passare da un'ospedale...

Un ospedale che si occupa di ostetricia...

In fondo siamo a Betlemme... E Betlemme è Palestina... E se non l'hai capito dal muro che la circonda lo capisci perchè sono tutti gentili...

Siamo ormai a pochi secondi dall'incontro...

I miei figli hanno gli occhi intimoriti... Ma durerà poco... Ne sono certo...

Usciamo in un piccolo corridoio all'aperto, svoltiamo sulla sinistra, facciamo qualche scalino e ci troviamo davanti ad una bella porta chiusa...

Non bussiamo. Respiriamo. Centellinando le emozioni di quell'attesa...

Passi...

Suor Maria apre...

Ci saluta e comincia a parlare come se ci fossimo visti pochi minuti prima...

Il muro è solo là fuori...

Qua è così...

Qua è come in India...

Lo stesso amore...

La stessa accoglienza...

Senza quel "ma che siete venuti a fa?" tipico di chi non sa che dire...

"Andiamo dai bambini?"

Mi fanno piegare dalle risate i bambini...

Quando vedono arrivare un estraneo che sanno che è là per passare qualche momento con loro fanno gli gnorri... Continuano a farsi gli affari loro... Lasciandoti a competere con la loro coda dell'occhio...

Poi lentamente arrivano...

Dal più audace fino al più timido e ti avvolgono...

Guardo i miei figli...

Ci mettono un po' a realizzare... A lasciarsi andare...

Ma poi li perdo...

Si sono mischiati perfettamente...

Formano un unico corpo...

Non ci sono più bambini italiani e bambini palestinesi che giocano assieme...

Sono una cosa sola...

E questo mi dà godimento...

Ripenso alla frase che il mio amico Deepodan mi fece mandare a scrivere su questo blog due anni fa...
"Tutti i bambini del mondo ridono di una sola risata...
Piangono di una sola ferita...
Ci pensano gli adulti a vestirli diversamente..."
 
Il tempo vola...

"Andiamo a vedere i piccolini?"

Suor Maria non vuole farci perdere neanche un angolo di quel posto...

E' grande, e si vedono targhe di ringraziamento qua e là...

C'è molta Italia, molta Sardegna, in quei mattoni...

Guardo, cammino, respiro...

I piccolini sono davvero piccolini...

Appena nati, prematuri alcuni...

Ma stanno bene cazzarola!

La cura e l'attenzione non sarà quella della loro mamma ma ce la faranno...

E vorrei essere testimone della loro vittoria sulla vita.

"Dai andiamo Angelo ci aspetta!"

Poi capita che senti dentro di dover scappare...

Ma è una fuga dolce...

Prendo la mano di Fra...

E andiamo via...

Senza voltarci...



"Ed è la grazia che mi solleva dalla paura"

A
Chawq,Hiba,Baha,Fares,Sara,Fatima,Sief,Ihab,Dima,Layan,Yasmine,
Cilina,Wesam,Hayat,Marco,Alice,a tutti gli altri bambini della Crece,
a suor Maria Mastinu, agli amici di Ponti non Muri
 e a chi butterà giù quel maledetto muro
"

lunedì 5 novembre 2012

Lasciatemi essere

Checchè se ne possa pensare
Anche quando stiamo sotto un mare di fallimenti
Anche se tutto gira e noi restiamo fermi
Basta uno scatto
Minimo
Per mettere in moto i superpoteri
Anche quando là fuori
ci gridano in faccia che non valiamo un cazzo
Che tutto quello in cui abbiamo creduto
non fa per noi
Illusi!
Nessuno potrà mai levarci l'essenza
Anche quando
Si strozza in gola
Impercettibilmente
Il grido
Tutto quello che chiedo
Lasciatemi essere

venerdì 2 novembre 2012

...

Allora perchè dovresti riempire la mia tristezza
con parole prese in prestito dall'unico posto che conosci?
Perchè dovresti cantare l'hallelujiah se per te non significa nulla?
Perchè dovresti proprio cantare con me?
 
Non ho nulla da dire...

Ma parlerò lo stesso...

Non c'è attesa là fuori...

Ma arriverò.

Nessuno cerca...

Ma troverò il modo di farmi trovare...

Non ho fame nè sete...

Ma mangerò e berrò come ogni giorno per tre volte al giorno.

La mia presenza o la mia assenza non cambieranno di una virgola il mondo...

Ma ci camminerò sopra contemplando e beandomi delle orme che lascerò sul terreno...

E poi ascolterò la musica di chi non scriverà per me...

Ma la sentirò comunque mia.

E poi ancora...

Anche se pochi istanti prima avrò urlato "Basta!"
 
Per Aria Delicate - Damien Rice