venerdì 14 dicembre 2012

L'Attenzione

Pensavo all'attenzione...

E...

Quel giorno qualche strano meccanismo si mise in movimento. Era come se ci fosse il bisogno di cambiare punto di riferimento. Cambiare la messa a fuoco. Cambiare il piano d'appoggio dei piedi.
Quel giorno arrivò lo scalino. Era come se il passaggio infinitesimale da un istante all'altro si fosse fermato un momento ripiegando su sè stesso prima di scavallare oltre, una strana forma di surplace.
Quel giorno, quel preciso istante aveva sentito la necessità di essere ricordato. Di sentirsi ricordato.
Quel giorno bisognava trovare il modo di inserire tra le pagine un'orecchietta. Un segnalibro non sarebbe bastato. Un segnalibro poteva essere preso e usato per un'altra storia. Un'orecchietta nell'angolo superiore della pagina invece lascia il segno anche quando viene levata. Un'orecchietta fa incazzare i precisini. Un'orecchietta quando la vai a riguardare te la ricordi. Un'orecchietta non è mai uguale ad un'altra. Dipende dall'emozione che hai, dalla forza che ci metti, dall'incidenza dell'angolo di piegamento.

Pensavo all'attenzione che ci metti nelle cose...

E...

Quel giorno decisi di raccontarglielo. So che sulle prime mi avrebbe preso per pazzo. Ma poi...
Riflettevo tra me e me. Tenersi dentro una cosa per preservarla ed evitarsi spiegazioni stucchevoli o mostrarla per metterla in circolo a darle vita col rischio di.
Che rischio poi?
Fa più paura passare tra la bocca e le orecchie di tutti o fa più paura vedere quel tuo tesoro condiviso restare fermo nel padiglione auricolare, completamente perso, di chi non è stato minimamente spostato da quel soffio di voce?
Insomma, dopo che ti sei spaccato in mille fisime e mostrato in completa apertura agli altri quanto ci soffri a non vedere la stessa attenzione che è esplosa in te quel giorno?

Pensavo all'attenzione...

E...

Sono entrato sotto quella tenda. Tavoli apparecchiati con semplicità. Candele sui tavoli in attesa di prendere luce. Persone a lavorare. Una chitarra. Un microfono. Un telo da appendere. Un proiettore. Umidità. Profumi di aromi lontani.

Pensavo all'attenzione...

E a quegli occhi desiderosi di conoscere...

E...

Quel giorno avevo capito perchè certe cose è più facile ricordarle. Proprio quel giorno la mia attenzione aveva avuto la soddisfazione di essere stata la stessa identica attenzione di un pugno di persone che insieme era diventato un motore che entrava in coppia in maniera perfetta.
Quel giorno non avevo più nulla da cercare.
Quel giorno qualsiasi cosa era entrata nel suo giusto incastro.
Le immagini. I suoni. I sorrisi. I sapori. Gli occhi. Le mani. Le meraviglie da raccontare.

Pensavo all'attenzione...

E a quando la metti assieme...

E al dolce aroma della mescolanza...

Quel giorno il tempo si era messo a raccontare. E finalmente le mie orecchie avevano cominciato ad ascoltare. Attente.
Quel giorno era il giorno perfetto per piegare quell'angolo di foglio per farne un'orecchietta che restasse indimenticata.
Quel giorno avevo smesso di crucciarmi sul problema dell'attenzione.
Quel giorno l'istante in surplace si andava rilassando lasciando spazio all'istante successivo.
Avvolgendolo come fa l'onda quando trova sabbia asciutta... E la fa sua...

Per aria The Thoughts of Mary Jane – Nick Drake

2 commenti:

  1. mannaggia a te, e alle orecchiette!
    :)

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  2. ciao... latito da un po', ma appena riesco recupero, sì, perchè perdermi i tuoi post è davvero un gran peccato, ma per fortuna rimangono qui ad attendermi e appena riesco vengo a gustarmi ogni singola parola che li compone...sì, perchè di gusto si tratta, io qui assaporo parole, poesia ed emozioni... un abbraccio

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