giovedì 18 agosto 2011

Occhi Incantati

Nella speranza di vivere di questo spirito il nuovo viaggio che mi sta attendendo vi rinfaccio anche questo. A presto.
venerdì, 01 febbraio 2008, ore 18:44

Amélie ha la sensazione improvvisa di essere in totale armonia con se stessa in quell’istante tutto è perfetto. La mitezza del giorno, quel profumino nell’aria, il rumore tranquillo della città. Amélie inspira profondamente, e la città le appare semplice e limpida. A un tratto si sente sommersa da uno slancio d’amore, un desiderio di aiutare l’umanità intera.



Il favoloso mondo di Amélie, Jean-Pierre Jeunet.


Chi non ricorda la scena del mercato?

Quando Amélie prende al volo un cieco e gli racconta quello che lei vede con i suoi occhi incantati…

E il cieco si stupisce…

Come stesse riavendo indietro quel dono che quasi tutti hanno ma che a lui è stato negato…

Come stesse davvero riacquistando la vista…

Chi non ricorda la voce narrante?

Armonia con se stessa…

Tutto è perfetto…

La città appare semplice e limpida…

Slancio d’amore… Desiderio di aiutare l’umanità intera…

E poi…

E poi Amélie zompettante…

Che non si ferma a cercare di capire quale sia l’umanità intera…

Resta semplice e pura lei…

E prende il primo che passa…

E il primo che ha qualcosa in meno rispetto a lei…

E lei gliela dona…

E donandogliela lei sta bene…

E poi?

E poi arrivederci e grazie…

Lei è arrivata alla fermata della metropolitana…

Non può fare di più…

Non può dare di più…

E poi c’ha i cazzi suoi insomma!

E non si spertica in chissà quali sofismi del pensiero…

Lei ha illuminato illuminando se stessa…

In fondo si tratta di un egoismo…

Di quelli belli però…

Di quelli che mentre prendi luce illumini intorno a te…

E non di quelli che lascia al buio tutti gli altri…

Ma la cosa stupefacente è che fa questo senza levarsi nulla…

Divertendosi anche… Perché no?

E senza quella pesantezza che affligge un sacco di gente che ama sentirsi apostrofare come “impegnata socialmente”… Grandi persone, per carità d’Iddio! Ma…

E’ una brutta parola la parola impegno…

A me non piace…

Perché sulle sue spalle c’è fatica…

E poi si aspetta sempre che sia seguita da un BRAVO!!!

Chissà?

Forse si è davvero troppo poggiati sul “fare” e si pensa poco al contenuto di quel “fare”…

…Che magari ci trasformerebbe da “socialmente impegnati” in “socialmente godenti”…

Un po’ come quella ragazza spensierata…

Che sta bene ed è in armonia con se stessa a monte…

E non porta a spasso il cieco per poi sentirsi bene ed in armonia con se stessa a valle…

E c’è una differenza abbissale…

Perché l’altro lo vede e lo sente…

E glie ce manca solo de sentisse pure de peso…

E impegnarsi per qualcuno che poi si sente di peso per sentirsi dire BRAVO(!!!) non serve a un cazzo…

Na?

martedì 16 agosto 2011

Pittura

Chissà perchè ho ritirato su questa
mercoledì, 27 settembre 2006, ore 10:54
Non sono un pittore...

Una pippa pazzesca a disegnare...

Ma mi viene da pensarmi... immaginarmi come uno che sa mettere su tela quello che vede... e come lo vede...

Probabilmente il modo di vedere è ben diverso dalla realtà... o da come lo vedrebbe qualcun altro...

Perchè è troppo diverso il modo in cui si percepisce una cosa da quello che realmente è...

Figuriamoci se proviamo a raccontarla... o a raffigurarla...

Io vedo...

Io sento... e già cambia...

Io ne parlo... e mi danno dello scemo...

Io la disegno... bella... ma che è?

...e poi riesci a leggere la realtà come realmente è...

Prendi la tela... e ci ridipingi sopra...

Con la pennellessa da muro... a cancellare quello che sembrava un capolavoro...

Tra qualche centinaio di anni qualcuno toglierà il nero e lo batterà per un milione di euro...

Metto via intanto! Oggi non vale un cazzo...

mercoledì 10 agosto 2011

Passi sopra passi

giovedì, 02 agosto 2007, ore 09:08 (anche questo mi torna attuale...)

Passi...

Verso chissà che cosa poi...

E in quale direzione?

...Che poi si fanno passi anche senza muovere un piede...

Basta un respiro per muovere verso...

Contro qualcosa...

Passi...

Per inerzia...

Per voglia...

Per calcolo...

Con il cuore...

Scelte perchè no?

Ogni passo è un viaggio che ti avvicina a qualcosa proprio mentre ti stai allontanando da altro...

Nuovi sorrisi e nuovi dispiaceri...

Sempre!

Ogni cosa non mediocre ha in sè tutte le sfaccettature che compongono lo stato d'animo...

Passi...

I miei passi che fanno percorso sono la nuova frontiera...

Veder mettere i piedi di chi si fida di te sui tuoi passi è meraviglia e angoscia.

E si anche angoscia...

Che vicino alla soddisfazione di aver aperto una strada c'è la fifa che quella strada sia impervia per chi il tuo entusiasmo ci ha condotto sopra...

E' come andare verso un pettine sperando che quel groppo non sia un nodo...


giovedì 4 agosto 2011

Scacchi nel Cielo

Continua il ricordo di alcuni scritti...

Il rumore delle buste e dei passi è inconfondibile. Entra in sezione un nuovo arrivato. Una ventina di occhi dietro le sbarre lo seguono, lo pedinano, analizzano i suoi movimenti. Cinque o sei specchietti da barba spuntano dagli spioncini come periscopi di sommergibili.
"Come sta messo?"
"Poveraccio, cià 'e pezze ar culo!"
"'O conosci?"
"No, dar viso pare n'extracomunitario...argerino, marocchino... chicce capisce?"
"E' messo proprio male?"
"E' messo male si!"
"Occhei avvisamo l'artri!"
Subito parte il tam tam. Bisogna dare aiuto al nuovo arrivato. Ciascuno pesca nella sua dispensa, nel suo guardaroba. Ciascuno cerca qualcosa da dare a quest'uomo per rendergli meno amaro il momento. Una vera e propria operazione di solidarietà. Viene chiesto alla vigilanza di prendere per pochi minuti un carrello da far scivolare davanti a ogni cella e raccogliere le offerte dei detenuti. Nel giro di un quarto d'ora il carrello è pieno. Pasta, zucchero, sigarette, caffè, maglioni, scarpe. Nessuno deve essere povero dentro una gabbia, questa è la regola. Il detenuto verrà aiutato, anche assistito se ha bisogno. Qualcuno provvederà a chiamargli un volontario della Caritas in caso di urgenza. Gli verrà chiesto se ha famiglia e se questa ha bisogno di aiuto: qualcuno provvederà anche a loro. Mi commuovo sempre davanti a queste scene, e maledico il mio cervello inquinato da migliaia di sceneggiature, traviato dalle parole inutili ascoltate nei dibattiti sul carcere, mortificato da pregiudizi lombrosiani.
La vista di queste braccia tatuate, di queste bocche senza denti, di queste fedine penali macchiate che si voltano ad aiutare il prossimo in difficoltà, è una lezione. Ora il nuovo entrato è uguale a tutti noi. Non gli mancherà nulla tranne la libertà. Saprà di poter contare sugli altri in caso di necessità, cosa importante per chi è privato della vicinanza dei propri cari. Questa è la regola. La sofferenza in carcere si condivide. Se le sue metastasi non riusciranno ad attecchire e devastare l'essere umano, è proprio grazie a questo religioso spirito di condivisione del dolore.


Stralcio da "Il Dito Contro" di Salvatore Ferraro

Sbalorditivo vero?

C'è stupore puro nel leggere queste righe...

Sembrano inventate... Incredibili...

Per me è stata come la prova del nove su certe idee che mi sto facendo del mondo...

Solo agli ultimi spetta la ricchezza dei gesti...

La sensibilità del pensiero...

La naturalezza dello sguardo...

La verità di un abbraccio...

L'ho vista in quei bambini indiani che dividevano un biscotto in sei parti piuttosto che scapparsene in un angolo per ingozzarsi l'intero...

La percepisco in questa testimonianza...

Solo agli ultimi...

...A quelli che noi gente pulita e civile consideriamo gli ultimi...

Perchè poi la sensazione è che la vera miseria non stia nelle cose...

La vera miseria sta nello stile di vita... Nel modo in cui affrontiamo chi ci sta intorno...

Sembra quasi che abbiamo bisogno di finire in malora per capire cosa ha valore veramente...

Certo... Chi ben pensa dirà che sto parlando di gente che magari ha ammazzato qualcuno...

Ed è giusto che continui a pensarlo... Per carità!

Per carità...

Chi ben pensa sa benissimo anche cos'è la carità...

Aprire il portafogli... Contare... Scuotere il capo e sottrarre allo scomparto degli spiccioli qualche pezzo di ramaccio annerito...

Proprio mentre nel frattempo la feccia della società condivide se stesso con chi non sa più neanche chi sia se stesso...

Nella più cupa sofferenza...

Io continuo a chiedermi per quale motivo l'uomo si trasforma in uomo solo e soltanto quando sta nel fango....

Solo quando è privato di tutto...

Solo quando vede la proprio libertà dissolversi...

Solo quando vede il proprio spazio di volo fatto a scacchi...