venerdì 29 luglio 2011

Libertà di condividere...

Volevo partecipare al Colourful Day di Dreamy Melrose...
Anche se lei ancora non lo sa...
Speriamo le faccia piacere...

Dai partecipa anche tu al Colourful Day!!!

Questa è la papaya del Madhya Pradesh prima che un suo frutto venisse messo a raffreddare per soddisfare la mia sete

lunedì 18 luglio 2011

Il mio primo viaggio in India

Io continuo a riproporre...
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Visitors Lounge dell'aeroporto Indira Gandhi di Delhi.

10 ottobre 2006. Le sei del pomeriggio... Più o meno...

Il mio soggiorno indiano si stava per chiudere...

Stravaccato su uno di quei divani sdruciti in similpelle marroncina.

Penna in mano e moleskina sulle ginocchia.


Quasi per pareggiare l'intensità dei giorni passati mi ritrovo in questa sala d'aspetto.

Sto qua da almeno cinque ore ed altrettante ne mancano solo per poter entrare in aeroporto.

Ma va bene così...

Ogni tanto sonnecchio...

Sbircio le persone, che qua dentro sono molto diverse da quelle che ho visto nei giorni scorsi, che non potevano permettersi neanche il risciò,,, Figuriamoci l'aereo...

Fuori non esco...

CI ho provato... Ma ancora quella moltitudine di diseredati a caccia di qualcuno da spennare...

E allora sto qua...

Sto qua e penso...

Penso a quello che mi sono messo dentro.

Un fottìo di sensazioni... colori... sapori...

Ma soprattutto nuovi affetti...

Che sto lasciando qua...

Non abbandonati a se stessi...

Pronti per essere riabbracciati e comunque saldi nei pensieri e nel cuore.

Gli occhi!

Impossibile non portare i pensieri dentro quegli specchi di un'anima dilaniata da una condanna per massima e completa innocenza!

Impossibile non chiedersi "Perchè?"

Chi?

Perchè non se ne esce da questa povertà lancinante?

Perchè i capi delle nazioni non rifanno l'Africa, l'India?

Perchè nessuno viene a portare un sorriso qua?

Perchè sul registro degli ospiti di Shampura in cinque anni c'è un mio pensiero, un paio di un prete e altri tre o quattro?

Una visita ogni sei mesi!

Come cazzo si fa?

E magari questi sono anche fortunati che almeno hanno un tetto e qualcosa da mangiare...

E... si dai! Anche una scuola dove ci sono due classi di 40 ragazzini in un'aula con separè che in Italia avrebbe portato a scioperi e occupazioni se ci fossero stati 15 alunni (senza considerare il separè!)

Eppure questi so contenti!

Malgrado siano venuti al mondo nell'esatto istante in cu la mamma se ne andava a quell'altro di mondo...

E già perchè qua per la minima cazzata un parto va male...

E poi... Come se non bastasse arriva l'abbandono... del padre... o dello zio se sei un bimbo illegale...

Perchè qua se un bimbo nasce da qualcosa di diverso da un matrimonio dotato dei crismi normali è un bimbo illegale... da abbandonare in una stazione... o se è fortunato in un posto come Shampura.

Ma lui... lei... sorride!

Alla faccia di chi gli vuole male. Perchè prima o poi arriva uno stronzo che ha voglia di accarezzarlo e prenderlo in braccio...

E se sulle prime pensa ci sia la sòla... come biasimarlo?... Poi prende coraggio e si gode anche quello...

Avete voglia di riempirvi il cuore?

Venite qua!

L'accoglienza tra l'altro è ottima e messi in coppia il palato con lo stomaco si mangia anche bene!

E poi quando stai in mezzo ai ragazzini che ti si litigano o che ti sfiorano di nascosto il cuore rischia di esplodere...

E così in tutti gli altri almeno 15 posti che ho visitato... Il bimbi orfani e abbandonati tour!

E poi le suore... Giovanissime, bellissime... Con sorrisi a tutta bocca che trovano il tempo per imbandirti la tavola... Di renderti importante come un principe... Senza che intorno cambi nulla... Senza togliere un accidenti in più a quelle creature...

Torno indietro sul pensiero di chi possa essere il responsabile di queste sofferenze... Si ne parlo con dolcezza ma è sempre la sofferenza a farla da padrone qua!

O forse è questa la normalità e quello che succede lontano dai villaggi e dalle strade dell'India, dell'Africa, del Sudamerica è qualcosa di assurdo che è destinato a svanire?

E' uno scherzo che si costringa a coltivare riso e solo riso per mangiare riso e solo riso?

E poi magari si vendono chicchi di riso portentosi che triplicano i raccolti, soppiantino i semi conservati e maturati in maniera tradizionale, ma che l'anno dopo non danno più frutto e devono essere ricomprati?

Cornuti e mazziati!

Sotto schiaffi dello yankee di turno... Il nipote ingegnere genetico dell'ingegnere chimico dell'Union Carbide che rase al suolo Bhopal magari...

Eppure loro sorridono!

Cazzo di Karma!

E se proprio non riescono a sorridere si suicidano...

E si... Perchè mica possono sta col muso appeso finchè qualcuno non decida di risarcirli... Per sempre insomma!

E poi c'è la religione...

Quella che fa fare cose incredibili...

La prima e più importante è quella di togliere le scarpe... Vale per tutte... Pure per la nostra qua!

E allora dopo tre giorni di metti e leva ho sfanculato le fedeli Stan Smith e mi sono regalato 24 ore su 24 colle infradito... Figata!

E camminate a piedi nudi lungo scalinate sacre con le scimmie e gli scoiattoli a fare da scorta... Figata!

La seconda cosa è che la religione quan non è una cosa così... Che magari riempie qualche momento vuoto della giornata o che viene usata quando non sai più che pesci prendere...

E no! Qua è una cosa seria... Vale per tutte... Pure per la nostra!

Qua veramente se non preghi campi solo per far godere le zanzare... E' inutile che ci vieni...

La terza è imbarazzante...

Non ho visto un solo segno di intolleranza (qualcuno dirà che ho avuto culo... ma tant'è!)

Qua cristiani, induisti, sick e musulmani vivono insieme... Ed hanno segni di riconoscimento ben visibili...

Nelle scuole che ho visitato sono compagni di banco... tutti con tutti... e non si guardano male...anzi... ammiccano tra loro... giocano... scherzano...

Belli de casa!

L'ultima cosa che mi è stata detta priam di lasciare Shampura è stata "non andare via!" ed è stata la stessa cosa che ha detto Alice prima che lasciassi Roma...

Io sono un tipo schematico e faccio sempre le proporzioni.

Il risultato è chiaro...

Mi hanno detto tutti che hanno bisogno di me... e me l'hanno detto anche Neema e Marco col loro nervosismo... Sono identici!

Io li seguirò da lontano con tutta la forza!

Bene...

Ho mandato al creatore un'altra ora di questa lunghissima attesa...

Credo che dovrò cominciare ad entrare in ansia per il volo... E lo farò già da subito...

Non mi abituerò mai a volare... Ma sti cazzi!

Qua ci torno!


Mentre ricopiavo me la ridevo per l'imperfezione con cui ho scritto questi appunti

Ma mi fa piacere riproporli qua...

Così come sono usciti...

Ora...



venerdì 15 luglio 2011

Affidarsi

Ancora un rigurgito...

Ah come mi ritorna attuale!

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(foto di Danilo Butcovich)

In fondo si tratta di accettare il rischio che l'apparenza disegna...

Si tratta di chiudere gli occhi e lasciarsi andare alla felicità...

Si tratta di liberarsi del paradosso che fa venire il braccino quando siamo vicini alla realizzazione di un sogno...

In fondo quello che i nostri occhi ci fanno percepire insormontabile potrebbe essere l'unica salvezza...

L'unica possibilità che abbiamo per trovare quel sorriso puro...

...Quello che ci fa sentire liberi...

Vivi...

In fondo si tratta di un attimo...

Si tratta di quel preciso attimo in cui puoi decidere se lasciar scorrere o andare a vedere cosa c'è sotto...

Si tratta di scegliere se voltarsi e andare via o buttarsi e affidarsi...


... e questa ci suona benissimo come accompagnamento...

giovedì 14 luglio 2011

e...

la disarmonia salvifica di un lamento...



Pensare di mettere in musica il canto di un barbone ripetuto all'infinito e senza la paura di risultar prolissi o noiosi...

Pensare di dare voce, donando la melodia mancante...

Pensare di non essere superiori, ma sullo stesso identico piano, al solo scopo di vestire un canto con le note di un'orchestra...

e...

la disarmonia che si trasforma in canto...

e...

il lamento in sorriso...

e...

lo stupore che ti impedisce di tener chiusa la bocca...

martedì 12 luglio 2011

Il progresso

C'era una volta un contadino che aveva una piccola coltivazione di riso sufficiente a sfamare la sua famiglia per quasi tutto l'anno...

Produceva 100 chili di riso. 70 li consumava durante l'anno e 30 li teneva da parte per seminare e garantirsi il raccolto per l'anno successivo.

E così aveva fatto il padre.

E così aveva fatto il nonno.

Non era molto. Ma c'era di che rallegrarsene. Perchè non tutti potevano avere quello che lui aveva.

Un giorno arrivò nel villaggio un tizio con un camion.

Aveva dei semi portentosi.

Si avvicinò a lui.

Davvero?

Certo!

Con lo stesso campo e con trenta chili di semi avrò 1000 chili di riso e non 100?

Garantito!

Quanto costa?

Mi dai i tuoi 30 semi e io te li cambio con i miei...

Ci sto... anche se...

Il contadino piantò i semi yankee. E il raccolto fu puntuale. 1000 chili di riso!

Per la felicità il contadino regalò il riso che non gli serviva a chi non ne aveva...

Si fa così no? E ne tenne da parte 30 chili per la semina successiva.

L'anno dopo la sgradita sorpresa.

Nessun raccolto.

E così per tutti i contadini della zona.

Chiamarono quel signore, che per nulla turbato chiese "mai sentito parlare di ogm?"

Quei semi erano buoni per un solo raccolto.

E per seminare occorreva comprarne altri. Ad un costo aumentato del 10000%.

E così per sempre.

giovedì 7 luglio 2011

Kufia

Ancora qualcosa di datato ma che torna su...

Ormai sto blog è diventato una sorta di raccoglitore di cose scritte chissà quando da andare a condividere ancora una volte...

Chi già sa non me ne voglia...

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أنا أحل مدرسة بيثا أنا أحلا
تورك اغاني وا بيوت موثيا

انا ارز شعير كولوب سباه أنا بيدي
ما بيدي يل بارود ما بيدي

بيدي يوم موشميس يوم
الهريسه لاهزات نيسر ونسوري
بيدي يوم موشميس يوم
الهريسه غايار ايل بوندوخيا

الخطوط أبكي أنا مدينة لوس انجلوس منعالخاوف
وا 'ديمو الرجال اغيليل الوطن
انا رجل بوابة اغيلي انا بمنطقة يشامسلي
الى تشريك وا لايسا تيغري

Strane ste scritte vero?

Mettono paura all'uomo dell'ovest.

Ho fatto fatica anche io a copiarle perchè andavo a capo e mi mancava una riga...

Semplicemente perchè leggevo da sinistra a destra...

...Che poi basterebbe mettersi nei panni di chi vuole comunicarti qualcosa per spingere se stessi verso la conoscenza...

Cercare di trovare il modo per poter leggere almeno...

Per poter tentare di sillabare più o meno all'unisono...

E senza paura di fallire sulla pronuncia...

Ana ahlam zanabiq betha ana ahlam
Torq aghani wa biut mothia

Ana baddy qulub tayeba ana beddy
Ma beddy il barud ma beddy

Beddy yuom mushmes yuom
Mush lahzat nesser onssorria
Beddy yuom mushmes yuom
Mush ghayar il bunduchia

Laa ana la abky mena'alkhaof
wa demu' men agelil watan
Ana git men ageli ana eish eshamsselli
Illy teshreq wa laissa teghreb

Un po' meglio vero?

Continuiamo a non capirci una mazza...

Però possiamo aprire bocca e dargli fiato...

E far sorridere chi ci ascolta e scopre che anche una persona lontanissima da lei può entrare in comunicazione...

E' un po' come abbattere la torre di babele...

E' possibile?

Come sarebbe più facile se avessimo la possibilità di guardarci negli occhi...

Come sarebbe più facile se chi sgancia quelle bombe potesse aver conosciuto quei bambini che stanno sotto...

Conoscere i loro desideri puri...

E invece ci fermiamo all'apparenza di qualcosa che è ed è meglio che resti lontano da noi...

E ci mettiamo in mezzo... Nel nulla... A dare le colpe a chi "merita quello che sta passando"

NO!! NON MERITA UN CAZZO DI QUELLO CHE STA PASSANDO!

E PER NESSUN MOTIVO AL MONDO!!!

Quelli sono bambini e i bambini anche se scrivono da destra a sinistra basterebbe ascoltarli.

Ecco quello che dicono

Che stavano dicendo...

"Sogno dei gigli bianchi
strade di canto e una casa di luce

Voglio un cuore buono
e non voglio il fucile

Voglio un giorno intero di sole
e non un attimo di una folle vittoria razzista
Voglio un giorno intero di sole
e non strumenti di guerra

Le mie non sono lacrime di paura
sono lacrime per la mia terra
Sono nato per il sole che sorge
non per quello che tramonta"


lunedì 4 luglio 2011

Baba

Questo lo scrissi tempo fa sull'altro blog...
Stanotte ho sognato Baba che mi sorrideva e... E allora ho deciso di copiare e incollare qui questo breve ricordo di vissuto con lui...

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Eccolo Baba.

Avanza verso di me.

E lo fa in maniera discontinua.

Il suo passo si ferma quando alzo gli occhi e lo guardo.

E' un felino che si avvicina alla sua preda senza voler dare nell'occhio.

Io sto fermo.

Appoggiato al muretto della Guest House aspiro con lentezza una Camel e scruto di sguincio il suo incedere.

Baba capisce di essere stato sorpreso.

Fa un passo indietro senza voltarsi.

Vuole comunque il controllo della situazione.

Sposta il collo prima verso destra poi verso sinistra in cerca di un alleato.

Tira fuori il suo cartoccetto con le bidi. Ne prende una. Non ha alcuna intenzione di accenderla. Non può accenderla. Quei fiammiferi tenuti nella tasca hanno preso umidità a contatto con quegli indumenti sdruciti ed impregnati di sudore vivo, di quelli che bagnano tutto anche solo a guardarlo.

I ragazzi, che hanno passato la notte all'aperto, sul palco per i festival stanno rassettando e assonnati lo guardano con pigrizia.

Prendo il telefono per guardare l'ora. Ho fame. Sono le 6.45 del mattino. Fa già troppo caldo. In Italia sono le 3.15. In Italia è notte e qui già è un po' che la vita pullula.

Rialzo gli occhi in direzione di...

Che uomo fantastico! Avrà mille anni e ha fatto almeno 10 metri contro di me senza che io me ne accorgessi.

Mi guarda con un sorriso ammiccante, chiude il pugno della mano destra lasciando in alto il pollice che comincia a roteare mimando l'innesco di un accendino.

Tra il pollice e l'indice dell'altra mano stringe, mostrandomela con il massimo della teatralità possibile la sua bidi storta alla Jighen.

Porto una mano alla tasca alla ricerca dell'accendino. Ci metto un po' a trovarlo.

Baba è furbo. Parla poco. Parla male. Ha un dente ogni quarto d'ora. Parla hindi.

Le uniche parole in inglese che gli abbia mai sentito pronunciare sono quelle che sta per regalarmi.

Il resto lo faranno i suoi gesti.

E anche se questa è una scena che da quando sto qui si ripete identica tutte le mattine continuo a volermela godere come se fosse la prima volta.

Eccolo. L'accendino è tra le mie mani. Lo caccio fuori dai pantaloni e muovo il pollice per innescare la scintilla.

"American Cigarette?"

Faccio finta di non capire.

Ripete quelle due paroline magiche e aggiunge il movimento della mano che porta la sigaretta alla bocca.

Lo guardo. Sorrido. Ritento di dar fuoco.

"American Cigarette?"

Si fa meno timido. Punta con lo sguardo alla tasca dove tengo il pacchetto di Camel.

Scuoto la testa.

Deve pensare di avere davanti un rincoglionito.

Ritenta.

"American Cigarette!" Punta col dito alla mia tasca e poi lo porta alla sua bocca. Mi infila la sua bidi tra le labbra, mi toglie di mano l'accendino e la accende.

"American Cigarette! Merda Secca!"

Potrei morire ora. Per quella boccata di fumo troppo potente o per le risate. O per entrambe le cose assieme.

Tossisco.

Riprendo fiato. E poi tossisco ancora.

Quando facemmo il nostro primo scambio di sigarette apostrofai la prima tirata di bidi con un sonoro "Merda Secca!" E lui imparò immediatamente quelle due parole. Le imparò perchè sapeva che gli sarebbero state utili.

I suoi occhi si illuminano nel momento in cui dò l'impressione di aver capito.

Prendo il mio pacchetto americano.

Lo apro.

Prendo la sigaretta più centrale che c'è, ne faccio fuoriuscire un pezzetto dal pacchetto e gliela porgo.

E' felice Baba.

Guarda i ragazzi aspirando piano.

Loro ridono di gusto e come in un balletto dei film di Bollywood mimano il gesto di chi fuma ritmandolo con un coretto che fa "American Cigarette!"

Va via Baba. Non ho mai capito cosa fa tutto il giorno in quel posto che l'ha visto bambino. Abbandonato od orfano chi lo sa?

Mi accorgo di essermi fumato tutta la bidi dal calore che arriva alle mie dita.

Ho le dita che mi puzzano di gioia.

"Ogni progetto che ho carezzato
S'è smarrito nell'ordine delle cose
Entro ogni lezione si cela il prezzo per apprendere
Una ragione per credere
Si allontana da me
Ogni speranza che nutro giace tra le mie braccia"

(David Sylvian)

Ma quanto sei bello Baba?