giovedì 4 agosto 2011

Scacchi nel Cielo

Continua il ricordo di alcuni scritti...

Il rumore delle buste e dei passi è inconfondibile. Entra in sezione un nuovo arrivato. Una ventina di occhi dietro le sbarre lo seguono, lo pedinano, analizzano i suoi movimenti. Cinque o sei specchietti da barba spuntano dagli spioncini come periscopi di sommergibili.
"Come sta messo?"
"Poveraccio, cià 'e pezze ar culo!"
"'O conosci?"
"No, dar viso pare n'extracomunitario...argerino, marocchino... chicce capisce?"
"E' messo proprio male?"
"E' messo male si!"
"Occhei avvisamo l'artri!"
Subito parte il tam tam. Bisogna dare aiuto al nuovo arrivato. Ciascuno pesca nella sua dispensa, nel suo guardaroba. Ciascuno cerca qualcosa da dare a quest'uomo per rendergli meno amaro il momento. Una vera e propria operazione di solidarietà. Viene chiesto alla vigilanza di prendere per pochi minuti un carrello da far scivolare davanti a ogni cella e raccogliere le offerte dei detenuti. Nel giro di un quarto d'ora il carrello è pieno. Pasta, zucchero, sigarette, caffè, maglioni, scarpe. Nessuno deve essere povero dentro una gabbia, questa è la regola. Il detenuto verrà aiutato, anche assistito se ha bisogno. Qualcuno provvederà a chiamargli un volontario della Caritas in caso di urgenza. Gli verrà chiesto se ha famiglia e se questa ha bisogno di aiuto: qualcuno provvederà anche a loro. Mi commuovo sempre davanti a queste scene, e maledico il mio cervello inquinato da migliaia di sceneggiature, traviato dalle parole inutili ascoltate nei dibattiti sul carcere, mortificato da pregiudizi lombrosiani.
La vista di queste braccia tatuate, di queste bocche senza denti, di queste fedine penali macchiate che si voltano ad aiutare il prossimo in difficoltà, è una lezione. Ora il nuovo entrato è uguale a tutti noi. Non gli mancherà nulla tranne la libertà. Saprà di poter contare sugli altri in caso di necessità, cosa importante per chi è privato della vicinanza dei propri cari. Questa è la regola. La sofferenza in carcere si condivide. Se le sue metastasi non riusciranno ad attecchire e devastare l'essere umano, è proprio grazie a questo religioso spirito di condivisione del dolore.


Stralcio da "Il Dito Contro" di Salvatore Ferraro

Sbalorditivo vero?

C'è stupore puro nel leggere queste righe...

Sembrano inventate... Incredibili...

Per me è stata come la prova del nove su certe idee che mi sto facendo del mondo...

Solo agli ultimi spetta la ricchezza dei gesti...

La sensibilità del pensiero...

La naturalezza dello sguardo...

La verità di un abbraccio...

L'ho vista in quei bambini indiani che dividevano un biscotto in sei parti piuttosto che scapparsene in un angolo per ingozzarsi l'intero...

La percepisco in questa testimonianza...

Solo agli ultimi...

...A quelli che noi gente pulita e civile consideriamo gli ultimi...

Perchè poi la sensazione è che la vera miseria non stia nelle cose...

La vera miseria sta nello stile di vita... Nel modo in cui affrontiamo chi ci sta intorno...

Sembra quasi che abbiamo bisogno di finire in malora per capire cosa ha valore veramente...

Certo... Chi ben pensa dirà che sto parlando di gente che magari ha ammazzato qualcuno...

Ed è giusto che continui a pensarlo... Per carità!

Per carità...

Chi ben pensa sa benissimo anche cos'è la carità...

Aprire il portafogli... Contare... Scuotere il capo e sottrarre allo scomparto degli spiccioli qualche pezzo di ramaccio annerito...

Proprio mentre nel frattempo la feccia della società condivide se stesso con chi non sa più neanche chi sia se stesso...

Nella più cupa sofferenza...

Io continuo a chiedermi per quale motivo l'uomo si trasforma in uomo solo e soltanto quando sta nel fango....

Solo quando è privato di tutto...

Solo quando vede la proprio libertà dissolversi...

Solo quando vede il proprio spazio di volo fatto a scacchi...

4 commenti:

  1. Molti esseri o individui liberi fisicamente, ci sguazzano nel fango eppure non c'è alcuna possibilità che possano trasformarsi in uomini; forse "la feccia dell'umanità", rinchiusa tra le pareti di una prigione, è più libera mentalmente , si attenua su di loro, anche se non si annulla totalmente per ovvie ragioni, la pressione coercitiva e condizionante della società, si apre così nelle loro menti quello spiraglio che allargandosi sempre di più permette di dare valore alle cose veramente importanti della vita!

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  2. Karuna, ovvero compassione. Un abbraccio

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  3. questo post mi ha fatto veramente venire i brividi..è meraviglioso.. prima di tutto devo leggere questo libro, assolutamente, e poi questa riflessione..poco fa parlavo con un mio amico riguardo a come le persone che hanno molto denaro non capiscano molte cose e di come siano profondamente infelici per la loro perdita di contatto con la realtà...questa è un'aggiunta a quella riflessione di come l'avere ci faccia anche perdere la dignità..bellissimo veramente, grazie...anche se sono persa dentro me stessa ed il mio blog è prevalentemente un'analisi del mondo dentro di me, tengo tanto a quello fuori, anche..un abbraccio e grazie ancora

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