lunedì 30 gennaio 2017

Vanni



Ho un tarlo.

Vorrei cercare di capire perché esistano persone che ribaltano i problemi scaricando odio generalizzato verso una categoria umana diversa dalla propria.

Questo vorrei farlo a mente libera, senza preconcetti, cercando di infilarmi nei panni di uno e un solo individuo.

E poi vorrei cercare di capire perché esistano persone che da questo traggono la linfa vitale per porsi come capo banda di costoro, carpendo disagio, difficoltà e paure spesso ingiustificate, mescolandole insieme e innescando bombe pericolosissime a vantaggio della propria popolarità e fame di potere.

Questo è più semplice anche se è impossibile farlo a mente libera perché i preconcetti li creano loro stessi, per naturale esistenza in vita.

Ecco.

Provo a infilarmi nei panni di un uomo medio dell’alta Italia, magari operaio e con moglie e due figli a carico, di basso livello di cultura e mi chiamerò Vanni (perché è giusto chiamare la gente per nome e non per classe sociale o per idee politiche).

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Mi presento.

Il mio nome è Vanni, ho 50 anni, due figli di 16 e 12 anni e una moglie di 47.

Lavoro come operaio in una piccola azienda edile da ormai 25 anni, prima aiutavo mio padre nell’azienda di famiglia, ma appena ne ho avuto la possibilità ho ritenuto importante andare altrove.

Mia moglie non lavora e fino a qualche anno fa riuscivamo a tirare avanti, magari a permetterci un paio di pizzate al mese, ma ora siamo ridotti al lastrico e ho una paura fottuta che l’impresa presso cui lavoro vada a gambe all’aria.

Ho cercato di capire perché è successo tutto questo. E sono sicuro che la colpa è stata dei governi che abbiamo avuto, che hanno permesso a troppa gente di venire a rubarci il lavoro.

Questa Italia è diventata il bengodi, vedo persone nere girare con gli smartphone mentre noi non abbiamo neanche i soldi per una piccola ricarica.

E se perdessi la casa?

Sono pieno di debiti fatti solo per mangiare e pagare le bollette e non riesco a rientrare.

Ho visto dare case pubbliche a clandestini e lasciare noi italiani a guardare impotenti.

Case pubbliche a clandestini terroristi, capite?

In quelle case progettano attentati o portano tutto quello che rubano nelle nostre case, per non parlare delle loro violenze e della sporcizia e delle malattie.

Ecco, non vorrei che pensiate che io sia razzista.

Pensate che quando avevamo i soldi con i miei amici della parrocchia mandavamo delle offerte a una missione in Congo, per aiutare quei poveri denutriti a casa loro.

Mi vengono i nervi se penso che questa è la ricompensa.

Ho solo una speranza nel cuore.

Spero che Salvini riesca a salire al potere e riesca a mettere in pratica le parole che da tempo sta dicendo e ringrazio gli americani che si sono portati avanti col lavoro facendo Trump presidente.

Scusate ma ora basta. E’ come se avessi l’orticaria. Sento come se un fottuto buonista si fosse infilato nei miei panni e devo assolutamente scacciarlo. Sento che vuole portare il mio ragionamento a un livello che non tollero. Vuole farmi parlare con quel gruppo di clandestini, li chiama fratelli, dice che sono nella merda come me, dice che bisogna essere uniti. Via. Vai Via.

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Niente.

Io c’ho provato ma Vanni non vuole sentire ragioni.

Per certi versi non ha tutti i torti, peccato abbia mirato su colpevoli sbagliati, peccato che ci sono quegli altri di cui parlavo prima, i capo banda per intenderci, che infuocano e mettono ancora più benzina sul fuoco.

Mi spiace nei panni di costoro non mi ci metto.

Costoro sono colpevoli di qualcosa che è troppo più grande di me e non riuscirei mai a entrarci in contatto.

Con Vanni farei centomila sforzi perché lui in difficoltà ci sta davvero e ci sta il doppio delle volte: per la sua situazione economica e perché è stato fatto strumento per una guerra per poveri.

Vanni è diventato duro di cuore.

Vanni è diventato manganello.

Ma io di biasimarlo non me la sento.

Preferisco sperare in una terra compresa nel sistema solare e ritrovarlo là, a scherzare con quelli che non ha voluto neanche sentire.

Per aria The Land Between Solar Systems - MùM

martedì 17 gennaio 2017

Raccoglierai ciò che hai seminato



Nel rimettere mano ai ricordi si corre il rischio di riaprire ferite cicatrizzate male.

Può essere un errore fatale.

Lo è già stato in fondo.

Sei stato avvisato di non farlo.

Ti è stata messa davanti la morte e l’hai vista e sai com’è.

E soprattutto sai che non ti è piaciuta neanche un po’.

Ma sei qui, hai paura di qualsiasi cosa e il tuo corpo ti spinge in basso.

Ti fa sentire stanco e incapace di muovere i tuoi passi, che siano nel futuro, che siano nel passato.

Se ne fotte, insomma.

Ti convince che devi vivere alla giornata senza entusiasmo e senza farti domande.

Ma a volte ripensi a quel giorno in cui ti hanno presentato la morte.

Cerchi di mettere insieme i fili, di capire i passaggi.

E soprattutto cerchi di capire se quello fosse realmente il trailer della fine di tutto, anche se la realtà delle cose, allora, non dava adito a dubbi.

Cosa facevi quel giorno?

Cosa ti eri messo in testa di fare?

Era una cosa che ti faceva stare bene?

Ti sentivi vivo?

E perché se ti sentivi vivo sei finito disteso verso l’ultimo addio?

Un caso?

Un complotto?

Un avvertimento?

Paura di non farcela?

E ora?

Non è uguale a morte questo tuo incedere nel tempo senza alcuna voglia di essere motivo di cambiamento dall’inerzia assoluta?

Perché non ritentare?

Perché non dare ascolto a quella voce che è entrata dolcemente in contraddizione con tutte le impalcature che ti sei creato?

E’ lì.

E’ bello.

Merita.

Non scrollare quella cazzo di capoccia.

La nebbia non è un muro.

La nebbia è fatta per essere attraversata e per darti la curiosità di andare a vedere quello che allora sembrava visibile ma che era fatuo, simile a morte.

Il tempo sta là.

Lo puoi fermare per un po’.

Ma poi aumenta di velocità per riprendere quello che ha perso.

Sarebbe bruttissimo ritrovarti qui, domani, come oggi, con quella faccia appesa di chi aspetta un miracolo.

Io vado, al ritmo del tempo, ti aspetto quando arriverai a tutta velocità.

Ho speranza in te.

“You’re going to reap just what you sow”


Per aria Perfect Day – Patty Smith

martedì 10 gennaio 2017

Da dove vieni?

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Questa è la classifica per paese degli accessi su questo blog.

Mi fa piacere fermarla ora per vedere chi si riconosce in essa e dove.

O chi vive in un posto che non c’è.


“Where do you come from?
Tell me who you are
Do you come from another world
Or from some distant star?”


Per aria Where do you come from - Elvis Presley